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ott
17
2007

Intervista a Mauro Borsarini

Visto che la scuola è un’istituzione fondamentale nella nostra società ma che attualmente risulta un po’ sottostimata, ho deciso di andare direttamente da un nostro preside locale, il Dott. Mauro Borsarini preside dell’istituto ISIT Bassi-Burgatti di Cento, per sentire dalla sua viva voce i problemi che vengono affrontati quotidianamente da chi prova di educare e creare una cultura nei nostri giovani.

  • Grazie Dott. Mauro Borsarini per aver accettato di rispondere a queste nostre poche domande riguardo l’istituto che dirige, prima però, visto che lei è “nuovo”, vorrei chiederle di presentarsi bene in modo che i lettori possano conoscerla e farsi quindi un’idea dei suoi intenti riguardo alla gestione di questo importante istituto locale di formazione secondaria superiore.

D’accordo. Ho 47 anni, sono nato e vivo tuttora a San Giovanni in Persiceto. Sono stato insegnante di educazione fisica dal 1984 all’agosto 2007. Oltre al diploma ISEF, ho conseguito anche la laurea in Pedagogia. Ho ricoperto vari incarichi all’interno della scuola, tra i quali quello di vicario (in gergo “vicepreside”), collaboratore del Preside, membro del Consiglio di Istituto. Ho lavorato negli ultimi 17 anni nel polo scolastico di San Giovanni in Persiceto, ora ISIS Archimede. Ho avuto inoltre due importanti esperienze extrascolastiche: una nel settore sportivo come allenatore e dirigente di varie associazioni sportive, un’altra, molto significativa, come amministratore locale. In quest’ultimo caso ho ricoperto gli incarichi di assessore alla scuola e allo sport e poi consigliere comunale nel comune di Sala Bolognese dal 1995 al 2001, poi dal 2001 al 2006 come assessore allo sport e alle opere pubbliche nel comune di San Giovanni in Persiceto. Come dicevo, quella amministrativa è stata per me un’esperienza molto importante e impegnativa, che ha contribuito fortemente alla mia formazione professionale. Infine, sono ora qui come Dirigente Scolastico in quanto vincitore del concorso ordinario indetto nel 2004. Mi ritengo molto fortunato ad avere avuto come assegnazione l ‘ISIT di Cento sia perché è molto vicino a casa mia, sia perché è una gran bella scuola.

  • Nei giorni scorsi si è verificato uno “sciopero” studentesco contro la riforma scolastica che di fatto reintroduce gli esami di riparazione.
    Gli studenti ovviamente hanno solo voglia di non fare lezione per un giorno, visto che ho sentito alcuni di essi essere concordi nel fatto che non si possono promuovere le persone che anche solo in una materia non hanno fatto nulla tutto l’anno.
    La riforma Fioroni però non è solo la reintroduzione degli esami di riparazione, ma anche un ritorno all’era precedente alla Moratti.
    Lei come vede questo ulteriore cambiamento, i suoi pro e i suoi contro ma soprattutto come intende agire per migliorare l’istruzione scolastica nel suo istituto, in modo da rendere nuovamente il diploma un vero e proprio strumento per cercare lavoro o studiare proficuamente e non un semplice foglio di carta come purtroppo sembra essere ora.

La domanda tocca vaste problematiche di carattere diverso ma comunque importanti. Partiamo dallo “sciopero” studentesco di venerdì scorso. Devo precisare che il termine “sciopero” è usato impropriamente per gli studenti in quanto è un termine preso a prestito dal mondo del lavoro. I lavoratori che scioperano perdono una giornata di stipendio (o più, dipende dallo sciopero) e riducono la produzione dell’azienda, quindi recano un danno alla “controparte”. Gli studenti invece perdono una giornata di apprendimento, cioè il capitale culturale di un diritto sacrosanto che è quello allo studio. Purtroppo spesso non se ne rendono conto e una giornata di “sciopero” diventa per molti una giornata di vacanza e finisce non tanto per danneggiare “l’azienda scuola”, ma piuttosto per danneggiare proprio chi ha fatto lo “sciopero” cioè lo studente stesso, che si è privato di istruzione.
Ma non voglio banalizzare l’agitazione studentesca e ho molto rispetto per gli studenti che, invece, seriamente, chiedono di essere ascoltati. Ritengo importante che si faccia una riflessione forte insieme agli studenti per far capire loro, e capire noi con loro ascoltandoli, che la vera svolta di una scuola buona al servizio degli studenti deve riguardare una scuola che possa offrire più istruzione e non meno, più apprendimenti e non meno, più conoscenze, abilità e quindi più competenze e non meno. Gli studenti, e le loro famiglie, credo che abbiano il diritto di chiedere questo e non, al contrario, come avviene in alcuni casi, chiedere la promozione facile, la via facile al diploma, l’assenza di rigore, la giustificazione continua per ogni insuccesso o infrazione commessa. Purtroppo l’apprendimento richiede uno sforzo individuale e collettivo verso obiettivi sempre più elevati e complessi. Questo significa anche crescere e diventare adulti, assumendosi delle responsabilità , non trovando scuse.
Mi rendo conto che oggi il sistema scuola non è sempre in grado di offrire quanto ho detto, per questa ragione ritengo giusto che studenti e famiglie, ma anche i docenti e tutto il personale scolastico, debbano chiedere una scuola professionalmente capace di affrontare la complessità della società di oggi. Una scuola in cui ciascuno si assuma la propria responsabilità secondo i propri compiti: personale docente e non, studenti, genitori e, naturalmente, i Dirigenti Scolastici. Insisto sul concetto di responsabilità per me fondamentale: se assolvo i miei doveri, ovvero mi assumo le mie responsabilità , sono sicuramente molto più forte nel richiedere il rispetto dei miei diritti e nel superare i miei errori.
Infine, due parole sulla “riforma” Fioroni. In realtà non si tratta di vera riforma, ma di cambiamenti settoriali in un contesto già definito precedentemente dalla riforma Moratti. Sono comunque provvedimenti importanti, direi quasi strutturali, come il nuovo Esame di Stato, l’introduzione dell’obbligo scolastico per 10 anni (fino ai 16 anni), l’istituzione dei poli tecnico professionali e la reintroduzione dell’istruzione tecnica (soppressa dalla Moratti), la recente normativa sul superamento dei debiti formativi. Ognuno di questi aspetti richiederebbe un approfondimento, naturalmente qui non è possibile. Comunque non vedrei i provvedimenti di Fioroni come un ritorno ad una periodo pre-Moratti, certo però è evidente che la scuola italiana è stata molto “bistrattata” negli ultimi dieci anni, praticamente ha passato ben tre riforme senza essere mai davvero riformata.
Quello che stiamo facendo all’ISIT è cercare di avviare una riflessione complessiva, alla luce della recente normativa, che possa orientare e guidare il lavoro dei docenti sui nuovi binari indicati. Questo consente inoltre una riflessione sui propri metodi di lavoro, sulle procedure e sulle modalità di relazione tra i vari soggetti professionali dentro alla scuola, sulla propria professione. Il lavoro del docente è il cuore della scuola, la cellula fondamentale dell’organismo. Sappiamo bene tutti quanti che se i docenti riescono a lavorare bene, con professionalità , allora anche gli studenti potranno raggiungere gli obiettivi in termini di apprendimenti. Se questo non è possibile, allora tutto il castello crolla. Non è facile, lo so bene, soprattutto in una scuola di 140 docenti come la nostra, e non è facile anche perché per garantire il buon lavoro dei docenti occorrono tante azioni, diverse tra loro e influenzate da tante variabili, prima fra tutte il contesto nazionale e i contratti di lavoro, poi un buon clima di Istituto e infine, per ultimo ma certo non il meno importante, una forte motivazione e passione personali.

  • L’integrazione razziale e le nuove tecnologie (filmati di bullismo su internet e così via) sembrano essere problemi che la scuola moderna non riesce ad affrontare e risolvere correttamente, come purtroppo anche fatti locali confermano.
    La scuola in passato come è intervenuta e come pensa anche lei di intervenire per tenere sotto controllo i ragazzi in modo che il tutto non degeneri ancora di più.
    Non dimentichiamoci anche dei professori, non certo preparati ad affrontare situazioni stressanti come quelle attuali.
    Quindi come si pensa di agire anche a livello di formazione dei professori per far migliorare le attuali situazioni scolastiche.

Collegandomi a quanto dicevo prima, ritengo che la formazione dei docenti sia una di quelle partite su cui si giocherà il futuro della scuola. Oggi i docenti sono chiamati ad affrontare problematiche che vanno oltre l’ottenimento degli obiettivi di ogni singola disciplina. Oggi siamo chiamati ad affrontare sempre di più problematiche di disagio sociale, di difficoltà familiari, di demotivazione, di emarginazione, di analfabetismo di ritorno (ebbene sì, sembra strano ma c’è anche questo), di integrazione di alunni stranieri. Ma le problematiche sono vastissime, mi rendo conto che corro il rischio di essere superficiale e mi scuso in anticipo per questo.
Oggi nel mondo della scuola la formazione è ancora legata alla motivazione individuale del docente, non è legata alla professione docente, non è obbligatoria e non è pertanto adeguatamente riconosciuta soprattutto dal punto di vista economico e professionale. Ci sono gravi responsabilità , a mio avviso, su chi ha sottoscritto i contratti nazionali di lavoro degli ultimi anni, parte pubblica e parte sindacale, ma lo dico senza polemica poichè è un dato ormai riconosciuto. Ma niente vittimismo, quello che cerchiamo di fare è lavorare sulla motivazione e sulla professionalità dei nostri docenti per creare le condizioni per uno sviluppo della formazione continua. Appunto, possiamo creare le condizioni per la formazione attraverso i nostri progetti, speriamo buoni, e la nostra didattica. Formazione vuol dire anche solo confrontarsi, discutere e mettersi in discussione, tra gli stessi soggetti che fanno scuola (docenti, studenti, genitori) non necessariamente significa il corso tenuto dall’esperto.Mi sono dilungato sulla formazione perchè, ripeto, ritengo sia un problema cruciale per la scuola italiana che prima o poi spero trovi il giusto riconoscimento.
Per quanto riguarda i fatti di bullismo e violenza, alcuni dei quali apparsi sui giornali e su internet recentemente, ritengo innanzitutto che non si possa identificare la scuola come unico e solo baluardo nella difesa e nella salvaguardia dei valori della convivenza civile, fondamentali nella nostra società , così come, allo stesso tempo, non la si possa identificare come principale causa della demotivazione, della mancanza di rispetto delle istituzioni e dell’assenza di valori presenti in alcuni dei nostri giovani.
Insomma, la scuola fa parte della società e, pur rappresentando comunque un luogo primario e privilegiato di apprendimento dei valori e delle norme della convivenza civile, tuttavia è anche influenzata dalle problematiche sociali e familiari, dalle problematiche di emarginazione e disagio che spesso sono più grandi di lei.
La scuola non è la soluzione a tutti i mali, come nemmeno ne è la causa. La scuola è un luogo importante, molto importante, ma non l’unico, dove si può sperimentare e insegnare la convivenza, il rispetto degli altri, dove si può fare esperienza di vita collettiva, ma dove anche possono sorgere conflitti e tensioni tipiche della vita colletiva, soprattutto quando questi conflitti e tensioni provengono da problemi che non appartengono al mondo della scuola ma alla società e al mondo dei mass media.
Noi, all’ISIT, cerchiamo di fare quello che possiamo. Guardate, non è un’ammissione di debolezza, tutt’altro. Non ci riteniamo risolutori di tutti i problemi, ma cerchiamo di affrontarli con progetti seri e condivisi (invito tutti a visitare a proposito il nostro sito), con la responsabilità del corpo docente e del personale, laddove è possibile. Cerchiamo di ascoltare gli studenti, dare loro spazio, ma anche cerchiamo di far conoscere e fare rispettare le regole, intervenendo subito senza lasciar correre. Parliamo con le famiglie. Cerchiamo di darci una organizzazione il più possibile chiara, procedure standardizzate, regolamenti, perchè riteniamo che una comunità di 1200 studenti e 200 fra docenti e non docenti debba avere una struttura organizzativa il più possibile solida anche se non sarà mai perfetta (abbiamo a proposito la certificazione di qualità ISO UNI 9001-2000). E’ una sfida continua, mai vinta fino in fondo, vero, ma nemmeno mai persa. Noi sicuramente ci proviamo. L’importante è esserci, l’importante è non tirarsi indietro.

  • Ora veniamo all’ultima domanda. Noi di indeZènt abbiamo già più volte sollevato l’argomento viabilità in via rigone e limitrofe durante le ore scolastiche, abbiamo anche fatto da profani una nostra proposta di intervento.
    Lei mi ha anticipato che ha già parlato con l’assessore comunale a riguardo, quindi ci piacerebbe sapere cosa si sta discutendo e quali potrebbero essere o sono già le soluzioni che verranno adottate.

Al riguardo ho già avuto due incontri, uno con l’Assessore Comunale Dott.ssa Giannoni e l’altro con i tecnici dell’Amministrazione Provinciale. Con l’Assessore Giannoni ho avuto un incontro davvero cordiale e ho trovato molta disponibilità per affrontare a breve i problemi della viabilità antistante il nostro Istituto. Il primo riguarda le vie di accesso degli studenti, in particolare dalla stazione degli autobus alla scuola. Al riguardo si dovranno trovare delle soluzioni alternative per le vie di accesso al nostro Istituto per dare più sicurezza ai ragazzi, infatti come ben sapete l’accesso di via Rigone risulta pericoloso nelle ore di punta (all’ingresso e all’uscita dalla scuola) per la mancanza su di un lato di essa del marciapiede. Secondariamente, sempre con l’Amministrazione Comunale, con i dati relativi al pendolarismo del nostro Isituto, chiederemo un incontro con le aziende di trasporto locale per trovare migliori coincidenze tra gli orari degli autobus e gli orari scolastici, inoltre richiederemo una o più fermate degli autobus nel piazzale della scuola o nei pressi. Quest’ultimo intervento eviterebbe il trasferimento di molti studenti dalla stazione dei bus a scuola, eliminando la problematica di carenza di sicurezza che invece oggi questo comporta. Vedremo come andrà . So per esperienza che le aziende di trasporto sono molto rigide soprattutto quando si tratta di fare variazioni sul piano da loro stabilito, ma noi ce la metteremo tutta. C’è infine la nostra richiesta, che è a conoscenza dell’Amministrazione Comunale, di realizzare un marciapiede su un lato di via Rigone, anche qui vedremo.
Anche con l’Amminstrazione Provinciale abbiamo avuto un incontro approfondito. Abbiamo chiesto che Provincia e Comune collaborino nella soluzione dei problemi indicati, infatti l’area antistante (parcheggio) mi risulta sia della Provincia e la strada del Comune, quindi credo che i due Enti debbano convenzionarsi e lavorare insieme, ciascuno mettendo risorse proprie, per dare maggiore sicurezza alle vie di accesso all’Istituto.

  • Visto che ho finito con le mie domande, se vuole aggiungere qualche sua riflessione o metterci a conoscenza di altro che potesse essere utile ed interessante, lo faccia pure tranquillamente.

Ritengo di aver già abusato del vostro spazio e di avere parlato anche troppo. Chiedo di nuovo scusa per la genericià con cui ho affrontato alcune problematiche, ma davvero le questioni poste sono complesse e importanti. Non mi resta che darvi appuntamento magari ad una prossima intervista, se siete d’accordo, nella quale possiamo affrontare più in specifico i progetti e le attività che svolgiamo nel nostro Istituto. Oggi abbiamo affrontato le problematiche di contesto e più generali, magari la prossima volta possiamo parlare in specifico della nostra scuola e di quello che in concreto facciamo. Potrei citare in conclusione tanti nostri progetti, ma ne cito uno soltanto: l’ISIT Show, uno spettacolo che si terrà il prossimo 22 dicembre, ideato e realizzato dagli stessi studenti per gli studenti, un momento di aggregazione informale, uno spazio offerto dalla nostra scuola ai ragazzi. Certo, la scuola è altro, è studio, lavoro, apprendimento, come detto, ma è anche questo. E’ la solita sfida, che continua e non finisce mai.
Vi ringrazio per l’ospitalità .

  • La ringrazio a nome di tutta le redazione del blog di indeZènt, e di tutti i nostri lettori, per aver accettato di rispondere a queste poche domande facendo così ripartire un iniziativa a cui teniamo tantissimo, le nostre interviste possibili a persone che gestiscono e amministrano parte della nostra comunità .
    Al prossimo incontro che speriamo ancora più approfondito nei dettagli.
    Cordiali saluti.

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7 commenti

  1. Muaddip says:

    Sono molto dispiaciuto nel constatare l’assenza ci commenti a questa nostra intervista.
    Pensavo veramente che questo potesse essere un ottimo punto di partenza per una discussione costruttiva riguardo la scuola.
    Il preside si è reso disponibile a replicare a commenti riguardanti questi argomenti, quindi sfruttiamo l’occasione per creare questo dialogo.

    Provo ad iniziare io entrando più approfonditamente nell’intervista che ho fatto.
    Mi piacerebbe sapere, quali sono le attività “collaterali” che si svolgono all’interno dell’istituto (isit show, tornei, attività pomeridiane di recupero o approfondimenti), una semplice lista da cui partire a discutere e informarsi.
    Grazie.

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  2. marco rabboni taccuino centese says:

    alcuni giorni addietro, se non proprio un’approfondimento alla tua pregevole intervista al Preside l’ho lanciata ai bloggisti di Indezènt se ti ricordi muaddip! Dicendo che “la scuola non è più quella di una volta”. Il silenzio mi da ragione, oggi giorni è più piacevole prendere in giro (e non dico l’altra frase più ad effetto, cioè prendere per il c…)che, avanzare idee e ragionamenti di spessore, Come ha detto il Sindaco Tuzet “è meglio una cattiva transazione che una causa in tribunale per il Comune” riferendosi alla questione Campagnoli che, in questi giorni ha tenuto banco sulla stampa locale e sarà all’attenzione dei media ancora per lungo tempo. un saluto a tutti

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  3. centesedoc says:

    …“la scuola non è più quella di una volta”. Il silenzio mi da ragione, oggi giorni è più piacevole prendere in giro (e non dico l’altra frase più ad effetto, cioè prendere per il c…)che, avanzare idee e ragionamenti di spessore…

    comodo denunciare l’indifferenza degli altri senza però pronunciarsi in merito al tema principale! Sentiamo quali considerazioni e ragionamenti di spessore hai tu in merito alla scuola!

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  4. Muaddip says:

    @ marco rabboni taccuino centese
    Spero di aver inserito correttamente la frase, purtroppo non so spiegarmi il problema, forse ha inserito anche parti di codice HTML che il sito in automatico ha riformattato erratamente.
    Mi scuso di questo inconveniente.

    Per il resto, mi permetta di dirle due cose.
    La prima è che forse inavvertitamente i suoi modi di porsi quando scrive risultano troppo “forti” e polemici per poter instaurare il dialogo che lei tanto vorrebbe, quindi la gente probabilmente evita di risponderle perché pensa che non sia possibile il dialogo o per non far degenerare il discorso contravvenendo al nostro disclaimer.
    Ma ora veniamo al secondo punto, che è poi quello fondamentale.
    Lei si fregia di essere un giornalista, vero?
    Io invece non mi sento tale e soprattutto non lo sono.
    Quindi perché noi, i nostri lettori e altri blogger hanno sentito la necessità di arrivare all’informazione in maniere diverse e a provare ad instaurare un dialogo tra le persone?
    Che i giornalisti moderni abbiano dimenticato la regola delle 5 W e la deontologia della categoria?
    Ma soprattutto, lei che è giornalista, si è reso conto solo ora (dopo quasi 2 anni di vita) che questo blog esiste ed è vivo solo grazie al passaparola delle persone che si interessano (che son sempre di più ogni giorno)?
    Il fulcro del discorso però è questo, lei ora ha deciso di scrivere su questo blog per cercare un dialogo costruttivo nel tentativo di risolvere i problemi e informare o per cercare di difendere la sua immagine di giornalista e presidente temporaneo di un gruppo legato ad un partito di destra?

    Dopo queste domande forse retoriche, credo sia venuto il momento di darle una risposta diretta alla sua domanda riguardo la scuola (se inserisce il commento nel post attinente, la prossima volta sarà sicuramente meno difficile perderlo e dimenticarsi di rispondere).
    Come disse un noto premio Nobel, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si modifica.
    Il mondo di oggi è mutato rispetto a quello di qualche decennio fa, ma a mio avviso la scuola non è riuscita a seguirne l’evoluzione.
    Ora stiamo cercando di colmare il divario e la cosa risulta ovviamente molto difficile, se non impossibile (mi sa che abbiamo perso almeno una generazione).
    Purtroppo non ho la bacchetta magica per trovare le soluzioni ed è per questo che sono andato ad intervistare Mauro Borsarini, in modo da capire dalla fonte quali sono i problemi e discuterne per tentare di risolverli.
    Altrimenti, e spero ne convenga con me, se non si conoscono fatti e problemi ma si usano solo semplici frasi fatte, si fanno solo chiacchere da bar.

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  5. marco rabboni taccuino centese says:

    ho letto attentamente quanto mi scrive mauddip ( inserisco il Lei perchè, nel rapportarsi com me lo utilizza sempre)in questo momento per mancanza di tempo non risco a strutturare una risposta ben articolato e che sia utile al dibattito che può nascere nei riguardi di un’ argometo così importante come, è la scuola; mezzo per la formazione dei giovani e quindi del nostro e del loro futuro.una persona di mezza età come lo sono io per la sua vecchiaia si deve affidare alle idee di una nuova classe dirigente che esce dalla scuola italiana. Comunque io non sono giornalista perchè di questto titolo si più fregiare solo chi, è iscritto all’albo, dopo avere sostenuto l’esame d’ ammissione. al max mi considero un’editore con la voglia di commentare fatti della nostra comunità

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  6. Muaddip says:

    La ringrazio per la precisazione, pensavo fosse un giornalista iscritto all’albo, mi scusi.
    Solitamente utilizzo il lei per parlare con persone che non conosco e/o che hanno più anni di me, spero non si sia offeso per questo.
    Non si preoccupi del tempo, può tranquillamnete commentare con calma, il blog non è una chat e i commenti rimangono nel tempo.

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  7. Franco Battisodo says:

    …e commentare codesti fatti della comunità sempre in modo imparziale e omogeneo. Vabbè. Interessante notare la virata dal tema della scuola, a quello della faccenda Campagnoli. Forse che questa impresa voglia tuffarsi nel ramo scolastico?

    Riguardo alla scuola di oggi, lo ammetto, è un argomento che mi è un pò oscuro, visto che ho smesso da qualche annetto di frequentarla, e non ho nè figli nè nipoti che la frequentino. Mi pongo una domanda: uno studente che frequenta la scuola superiore di oggi, sa a cosa va incontro quando esce, a livello di opportunità occupazionali? La frequenza universitaria non è qualcosa che, in molti casi, serve per prolungare l’agonia (o i bagordi) di chi sa in partenza che lo attende (se va bene) un lungo precariato?

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