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Terapia nucleare

maggio 31, 2008 By: Muaddip Category: Miscellanea

Da intere settimane, per non dire mesi o anni, ormai siamo invasi, oltre che dalle solite notizie, anche da “pressioni” verso la riabilitazione del nucleare in Italia. Il discorso è complesso e ne avevo già parlato qualche anno fa ricordando Chernobyl nel ventennio del disastro e la nostra totale dipendenza dall’oro nero. Cosa fare? Ci rimangiamo quanto siglato dal referendum del 1987 o cerchiamo una via diversa? Se devo essere sincero non lo so e credo che a poco servirebbe l’aiuto del pubblico poiché non penso via sia una reale risposta definitiva e corretta. Le alternative al nucleare ci sono, vedasi il fotovoltaico con gli incentivi, l’eolico pugliese, casalingo, navale, degli USA, le case passive ed ora anche la fusione fredda (sembra proprio che questa volta ci siano riusciti davvero), ma quello che manca ancora è un vero e proprio ecobusinness che possa agevolare il cambiamento radicale di cui la nostra cultura troppo consumistica ha bisogno. Non voglio però dare contro al consumismo, sono anche io un consumista, ma vorrei che fosse diverso, più in sintonia con il mondo che ci circonda. Il nucleare però significa anche altro, una scienza medica (tac, risonanza, lastre) che aiuta a salvare o a migliorare le vite ogni giorno e poi ci sono le armi atomiche che potrebbero sterminare migliaia di persone in un attimo (sul suolo italiano ve ne sono quasi un centinaio). La dualità dell’essere umano si ripete continuamente in qualsiasi situazione. Ora che abbiamo visto che l’alternativa c’è, cosa stiamo facendo in Italia oltre a “premere” per costruire o riavviare centrali nucleari? Si pensa al carbone pulito o a sistemi di riciclaggio totale come Thor che mi sollevano enormi quesiti non solo ideologici ma anche tecnici. In Italia abbiamo scorie nucleari per un totale di 26mila metri cubi anche se non abbiamo centrali nucleari in funzione e non sappiamo comunque dove infilarcele visto che non si possono smaltire ma solo inscatolare con il rischio poi che un terremoto o un’inondazione facciano danni inimmaginabili. Carlo Rubbia, defenestrato dal CNR qualche anno fa e a cui va tutta la mia stima, prova a spiegare i problemi del nucleare a Casini durante AnnoZero. La santa sede approva la scelta del nuovo governo di puntare al nucleare, il Piemonte ne è invece contrario. Quindi? Cosa fare, chi credere e chi seguire? Io la mia idea mentre preparavo questo post alla fine me la sono fatta, ma vi consiglio di leggere tutti i link che ho inserito, perché solo così penso si possa avere una visione d’insieme che permetta di farsi una propria idea. Concludo lasciandovi qualche altro link e con la lista aggiornata degli incidenti nucleari.

Altri link inerenti l’energia, l’ecologia e il nucleare: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14.

(n.d.r. Post modificato il 02 Giugno con l’aggiunta del testo in corsivo)

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Vedi anche:


8 Comments to “Terapia nucleare”


  1. Complimenti per l’articolo, completo e lucido. Personalmente sono “contrario” al nucleare non tanto perchè io sia un eremita che non ha bisogno di energia, elettricità ecc. o per motivi prettamente politico-preconfezionati, ma perchè so che l’essere umano medio per natura è disonesto, egoista ed incapace e quindi temo che nel nome del profitto personale possa passare sopra anche a norme di sicurezza, professionalità ecc. e quindi causare “enormi” danni alla comunità. Devo infine dire che, a quanto leggo sopra, risulta invece estremamente (e in un certo senso sorprendentemente) coerente la posizione della Santa Sede: l’approvazione all’uso del nucleare IMO può essere visto come un’accelerazione verso l’Apocalisse, un ottimo strumento in mano ai satanassi per correre a mozzafiato verso la fine del mondo e quindi verso il giorno del giudizio (vedere link correlato), che le nuove tecnologie invece rischiano di rimandare molto più in là di quanto previsto nelle sacre scritture.

    1
  2. tartufo says:

    Io sono assolutamente contrario al nucleare per i seguenti motivi:
    1- per costriure una centrale ci vogliono anni di tempo e centinaia di milioni di euro; i costi di costruzione secondo uno studio degli USA sono cresciuti in 20 anni di circa il 600%

    2- una centrale costruita ha in genere un costo superiore a quello di una centrale a gas o carbone, e man mano che la centrale invecchia il costo cresce a causa delle sempre più frequenti operazioni di manutenzione

    3-dopo massimo 40 anni di attività deve essere demolita per motivi di sicurezza, e la demolizione comporta quasi sempre un costo SUPERIORE a quello di costruzione: il costo medio dello smantellamento di una centrale si aggira sui 300-500 milioni di dollari, esluso quello per la conservazione del materiale radioattivo; per lo smantellamento delle 4 centrali italiane si prevede un costo di circa 2 miliardi e mezzo di euro, escluso il costo della sistemazione definitiva delle scorie

    4- l’uranio è come il petrolio: ha delle riserve strettamente limitate in tutto il pianeta. Si prevede che, se non si troveranno nuovi giacimenti, tra circa 50 anni l’uranio sulla Terra sarà quasi completamente esaurito. Quindi man mano che si esaurisce il prezzo sale sempre più

    5- in Italia di uranio non ce n’è proprio quindi dovremmo importarlo a prezzi alti e crescenti in relazione alla diminuzione delle riserve totali

    6-i paesi più avanzati che attualmente usano il nucleare stanno bloccando la costruzione di nuovi reattori e stanno quindi lentamente diminuendo la propria dipendenza da quasta forma di energia poichè hanno capito che l’uranio è in via di esaurimento e che i costi sono in continuo aumento, e quindi non è conveniente (nello specifico Germania, Belgio, Olanda e Svezia hanno deciso di eliminare gradualmente le centrali e di non costruirne altre; la Svizzera ha deciso di non permettere la costruzione di altre centrali; negli USA dagli anni 70 sono state cancellate le ordinazioni di 120 reattori e nessuno è in costruzione)

    7- lo smaltimento delle scorie richiede abnormi somme di denaro per progettare e realizzare adeguati depositi il meno possibile pericolosi per l’ambiente; inoltre in Italia bisogna ancora sistemare i 35000 metri cubi di scorie che, dopo della chiusura delle centrali, sono conservati nelle centrali in attesa di demolizione. Altri 20000 metri cubi sono conservati principalmente negli impianti di Saluggia in Piemonte e Casaccia nel Lazio. Il deposito di Saluggia, dove vengono tenuti 1500 metri cubi di scorie altamente radioattive, si trova sulle sponde della Dorea Baltea, a 2 kilometri dalla confluenza con il Po, in una zona a forte rischio di alluvione, sopra le più importanti falde acquifere del Piemonte

    8- in caso di incidente si avrebbero drammatiche conseguenze

    9- sebbene le centrali nucleari non amettano gas-serra, emettono comunque radioattività in piccoli quantitativi, dato che i sistemi di filtraggio non possono eliminare tutta la radioattività dall’aria e dall’acqua che vengono continuamente aspirate ed espulse

    dati questi motivi, secondo me l’unico motivo per cui in Italia si vuole tornare al nucleare è che ci siano dei forti interessi personali ed economici di pochi industriali e gruppi di potere. Un Paese moderno dovrebbe invece puntare su forme di energia che possano avere un futuro e uno sviluppo, riguardo alle quali si pensa che non servono a nulla, ma che invece sono le uniche in grado di fare la differenza: fotovoltaico, termico, eolico, geotermico, idroelettrico

    2
  3. Sono sicuramente in controtendenza e sono a favore del nucleare, ovviamente non come soluzione definitiva (è esauribile, come già ricordato) ma come ponte verso lo sfruttamento della fusione (il primo reattore sperimentale è ancora in costruzione, prima di gridare al miracolo aspettiamo di vedere se funziona) e delle energie rinnovabili “migliori”. Sia chiaro, con migliori non intendo altre fonti ma intendo con un rendimento migliore di quello attuale (soprattutto per il solare e l’eolico) e con un minore impatto ambientale (i pannelli fotovoltaici sono purtroppo in silicio e la loro realizzazione e smaltimento è ancora fortemente inquinante).

    Passando poi oltre, ho visto citato il quantitativo di scorie presenti in Italia “senza centrali”, in realtà in quella quantità c’è il combustibile di 4 centrali nucleari.

    Capitolo smaltimento, indipendentemente dal prossimo ingresso dell’italia fra i paesi che dispongono di centrali è essenziale costruire un deposito per le scorie. Sono soldi che dovremo spendere comunque dato che l’attuale situazione di stoccaggio è penosa (pericolosa).

    Per la maggior parte degli stati citati che non hanno intenzione di costruire nuovi impianti e di “abbandonare” i vecchi mi permetto di rettificare la posizione della germania, che già da qualche anno prolunga di volta in volta i termini di “funzionamento” delle varie centrali e sta attualmente pensando di rivedere la decisione passata. È in corso una discussione fra le varie forze politiche, niente di definitivo, ma è significativo che la decisione sia “sotto processo”.

    Concludo commentando il discorso sulla santa sede, lasciando stare il “giorno del giudizio”, ho letto che vedrebbero di buon occhio una “riattivazione” delle centrali già presenti. Ecco, questa è una situazione che va assolutamente evitata per ragioni di costi che risulterebbero rispettivamente alti in proporzione al beneficio e al futuro tempo di funzionamento (per non parlare di rendimento scarso e produzione di scorie alta rispetto ai nuovi impianti). E soprattutto per ragioni di sicurezza, assolutamente scarsa rispetto a un nuovo impianto.

    Questi sono i miei commenti per ora, poi penso che con calma mi dedicherò alla lettura di tutti gli articoli citati, che l’informazione non fa mai male. Anche se il mio punto di fondo rimane puramente utilitaristico, di energia abbiamo bisogno in qualche modo dobbiamo produrla e ci serve adesso, non fra 50 anni quindi non possiamo permetterci di scartare “per principio” nessuna possibilità.

    3
  4. Tendenzialmente non sarei neppure troppo contrario al nucleare, ma nel caso si decida di farlo pretendo che tutto sia gestito in maniera privata, perchè se già mafie e ometti riescono a intascarsi soldi pubblici con l’immondizia, le autostrade, l’edilizia….non oso immaginare quanto costerebbe in Italia la costruzione di una centrale nucleare…. almeno almeno 4 volte la stessa opera se fosse costruita in scandinavia…. :(

    4
  5. Buongiorno a tutti. Ricapitolando:

    L’8 novembre 1987 l’esito di un referendum escluse, di fatto, l’impiego del nucleare come fonte di approvvigionamento energetico in Italia. Il 65,1% degli aventi diritto al voto si presentò alle urne.
    Gli italiani dissero
    - NO (80,6 % ) alla costruzione di centrali nucleari in Italia
    - NO (71,9 %) alla partecipazione dell’Enel (Ente Nazionale Energia Elettrica) a impianti nucleari all’estero
    - NO (79,7%) ai contributi per incentivare le centrali nucleari.

    Ma con che stato d’animo abbiamo votato? Quel NO fu il risultato di una scelta ponderata o il risultato di una tempesta emotiva dovuta al recentissimo incidente?
    Di alcune cose possiamo essere certi: attualmente l’Italia è il Paese dell’Unione Europea dove l’energia ha il costo più alto perché ha pochissime risorse da sfruttare per produrla ed è costretta ad acquistarla, non ha una politica energetica ben definita e soffre molto la scelta di rinunciare al nucleare.
    Fra i Paesi da cui compriamo l’energia (pagandola a caro prezzo) ci sono la Francia e la Svizzera che hanno investito proprio sul nucleare. La società elettrica francese EDF ha approvato la costruzione di un reattore da 1630 MWe EPR a Flamanville in Normandia, la cui costruzione è iniziata alla fine del 2007 per essere completata nel 2012.
    La Russia ha programmi per aumentare il numero di reattori in funzione da 29 a 59, finanziati con prestiti dell’unione europea. I vecchi reattori saranno potenziati e aggiornati, comprese le unità di RBMK, simili al reattore di Chernobyl.
    Gli Stati Uniti contano il maggior numero di centrali nucleari al mondo e continueranno a costruirne delle nuove per una potenza di 25GW. Senza centrali nucleari, se fossero costretti a sostituirle con centrali a combustibile fossile, ogni anno gli Stati Uniti produrrebbero quasi 700 milioni di tonnellate metriche di anidride carbonica in più, una cifra all’incirca pari alla quantità di anidride carbonica prodotta annualmente dalle automobili statunitensi.
    Per fare qualche altro nome, contano sul nucleare Argentina, Brasile, Canada, Cina, Finlandia, India, Iran, Corea del Nord, Russia, Pakistan, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Ucraina, Romania, Slovacchia, Turchia, Bulgaria, Egitto, Indonesia.

    L’Italia sta ancora spendendo milioni di euro per smantellare le centrali nucleari che già aveva e ha deciso di non sfruttare e milioni di euro più di tutti i paesi dell’Unione Europea per la spesa di energia elettrica
    Il costo dell’energia elettrica nelle borse elettriche del Centro e Nord Europa, pur oscillando sensibilmente, si aggira oggi in media attorno a 47 euro/MWh, mentre in Italia è sensibilmente più alto.
    Più precisamente, il prezzo “medio continuo” all’ingrosso degli ultimi due mesi nelle principali borse elettriche europee è stato di 45 euro/MWh, mentre il prezzo medio della borsa italiana è stato di 75,5 euro/MWh. Questi sono i prezzi con cui dobbiamo confrontarci.
    Infatti, anche se nelle borse nord europee gli scambi sono quantitativamente limitati, i loro prezzi sono comunque il punto di riferimento e sono quindi rappresentativi del mercato.
    Quindi tra l’Italia e i Paesi europei con i quali competiamo c’è una differenza, nella generazione elettrica, di 30 euro/MWh. Che è veramente tanto !
    La ragione è quella che conoscono tutti: produciamo energia elettrica utilizzando le fonti più costose !!!!!!
    In particolare abbiamo una dipendenza dal gas che è incomparabile rispetto a tutti gli altri Paesi europei e non solo europei. Il 60% della produzione termoelettrica italiana è a gas, e la situazione si va sempre più squilibrando in questa direzione, perché sono in fase di completamento altri cicli combinati che presto entreranno in servizio e altri ancora sono in programma.
    Attualmente il costo pieno di produzione dell’energia elettrica da gas è di poco superiore ai 60 euro/MWh.
    Se facciamo un confronto con carbone e nucleare – cioè con le due fonti maggiormente utilizzate in Europa – vediamo che i costi sono di poco sopra i 40 euro/MWh per il carbone, e addirittura intorno ai 35 euro/MWh per il nucleare.
    Questa è la principale ragione per cui il kWh è tanto più caro per i consumatori e per l’industria italiana rispetto a quanto avviene negli altri Paesi.

    Poi ci sono anche altri motivi.
    - il mercato elettrico italiano è meno competitivo rispetto ad alcuni altri mercati europei
    - il costo di ogni kW consumato è gravato di una parte destinata ai finanziamenti delle fonti rinnovabili e assimilate (ma non vi sono progetti e realizzazioni in fase esecutiva !).

    Sono convinto come molti che si debbano sostenere le fonti rinnovabili e magari anche un po’ le assimilate, ma probabilmente l’Italia ha fatto una politica troppo generosa in tal senso, penalizzando non poco il costo finale del kWh. Nel 2005, ad esempio, abbiamo speso per il sostegno alle fonti assimilate (cogenerazione, gas dai residui di raffineria, ecc.) quasi 2 miliardi di euro e un po’ più di 1 miliardo per gli incentivi alle fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico eccetera). Totale: 3 miliardi e 108 milioni di euro, interamente finiti nelle bollette elettriche. E oltre 6.000 miliardi delle vecchie lire l’anno, non sono davvero uno scherzo.
    In conclusione, semplificando anche troppo, il motivo principale per cui in Italia l’energia elettrica è più costosa è dovuto al fatto che per i 2/3 noi produciamo a costi più elevati a causa del mix di combustibile utilizzato, e per 1/3 per gli “altri motivi” accennati».

    Ma sapete quanto inquina veramente una centrale nucleare? Le scorie sono un problema insormontabile?
    Una delle preoccupazioni principali dovute all’uso di energia nucleare per la produzione di elettricità è la sicurezza dell’ambiente e delle persone. C’è un certo timore che possano accadere altri incidenti. Inoltre i gruppi ambientalisti polemizzano su alcuni aspetti critici della radioattività quali l’estrazione, l’arricchimento e il deposito a lungo termine di combustibile nucleare esaurito e lo smaltimento delle scorie nucleari e mettono in guardia sul rischio di contaminazione radioattiva richiedendo il rispetto rigoroso del principio di precauzione, in virtù del quale si prendono in considerazione solo quelle tecnologie che dimostrino di non causare un danno significativo alla salute dei viventi o della biosfera.

    I rifiuti nucleari sono materiale radioattivo in forma solida, liquida o gassosa per il quale non è previsto alcun ulteriore uso. Spesso sono materiale di scarto derivante dal decadimento radioattivo del materiale fissile (di cui rappresentano il 99,9% della massa) durante il funzionamento di un reattore e, in misura minore, durante la preparazione del combustibile nucleare o dai materiali utilizzati all’interno del reattore come moderatori, refrigeranti, ecc.

    Per quel che riguarda la pericolosità dei rifiuti radioattivi, esistono tre categorie di rifiuti radioattivi a seconda del tempo di decadimento. Gli elementi radioattivi hanno, infatti, una durata di vita limitata: possono dopo un appropriato trattamento, rientrare nell’uso comune avendo perso il loro carattere di nocività per la salute.
    Le scorie radioattive sono rifiuti radioattivi di terza categoria cioè quelli che decadono più lentamente nel tempo.
    Costituiscono il combustibile nucleare esaurito (Spent fuel) all’interno dei reattori nucleari.
    - I prodotti di fissione sono pericolosi per 300 anni circa
    - gli attinidi minori per 10.000 anni circa
    - il plutonio per 250.000 anni circa.

    Dunque le scorie prodotte dai reattori si mantengono radioattive a lungo nel tempo (fino al caso estremo del Cs135 che impiega 2,3 milioni di anni per dimezzare la propria radioattività).
    Queste hanno altresì un volume minimo e, in questi termini, costituiscono meno dell’1% dei rifiuti altamente tossici nel tempo nei paesi industrializzati.
    Secondo una stima molto pratica le scorie prodotte in un secolo di funzionamento di un reattore di grandezza medio-alta possono essere stipate in un appartamento di 100 metri quadri!
    La quantità di scorie potrebbe essere ridotta in diversi modi, sia tramite ritrattamento nucleare sia con particolari tipi di reattori detti “autofertilizzanti veloci”; i reattori subcritici ed i reattori autofertilizzanti veloci possono ridurre di molto il tempo di confinamento sia delle scorie neoprodotte, sia di quelle già esistenti.
    Il 96% delle scorie altamente radioattive potrebbe essere riciclato e riutilizzato se i rischi aggiuntivi di proliferazione fossero ritenuti accettabili. La ricerca in tal senso è in fermento.

    Le centrali nucleari hanno un livello di emissione di anidride carbonica nullo (vantaggio modesto, se ci ostiniamo a pensare alle sole radiazioni, ma da non sottovalutare): le centrali nucleari non emettono nessun gas serra responsabile del surriscaldamento del pianeta.
    In definitiva, a fronte di un livello di inquinamento atmosferico praticamente nullo, le centrali nucleari presentano problematiche molto serie come gli alti costi di manutenzione e costruzione, la pericolosità degli impianti e lo smaltimento delle scorie. Questi problemi però sono spesso sopravvalutati e strumentalizzati.
    Dovremmo dunque tornare al nucleare? Probabilmente è un passo obbligato. Ma attenzione non è questa una soluzione definitiva. Anche le risorse di uranio sono limitate ma non tanto quanto quelle di combustibili fossili.
    Il nucleare fornisce a oggi il 16% dell’energia mondiale, il 34% di quella europea.

    Le altre nazioni stanno abbandonando il nucleare…Ci credete prprio? E allora vi rifilo un altro po’ di nosiosissime cifre:
    15 dei 27 membri dell’Europa hanno impianti nucleari. La Francia è il paese che ne ha di più, generando il 73% della sua elettricità.
    Gli USA ne hanno il maggior numero in assoluto: 104 impianti in funzione.
    34 sono gli impianti nucleari in costruzione:
    - Uno in Argentina, la centrale Atucha vicino alla capitale Buenos Aires.
    - Due in Bulgaria, vicino alla città settentrionale di Belene.
    - Uno in Finlandia, Olkiluoto, che, quando sarà completato, sarà il più grande impianto. Data prevista dell’entrata in funzione: 2011. E’ costruito dal gruppo francese Areva e dalla tedesca Siemens.
    - Uno in Francia, a Flamanville, in Normandia, data prevista di connessione: 2012.
    - Sei in India che dovrebbero aggiungersi ai 17 in funzione. Sembra che l’India ne stia progettando altri 7.
    - L’Iran sta provando a costruire un impianto a Bushehr, sulla costa del Golfo, nel sud. E’ il soggetto delle ispezioni IAEA e la base della tensione diplomatica tra Iran e Occidente.
    - Il Giappone ha una centrale in costruzione, costruita dalla Tokyo Electric Power Company. L’avvio è stato posticipato al 2015/16, a causa di nuove misure di sicurezza.
    - Tre dovrebbero essere in costruzione in Corea del Sud.
    - Il Pakistan na ha una in costruzione in Kundian, nel Punjab.
    - Cinque in Cina, due dei quali a Taiwan.
    - La Russia ne sta costruendo 7 in aggiunta alle 31 già operanti; sta anche affiancando la Cina nella realizzazione delle sue
    - Due sono in costruzione in Ucraina.
    - Gli USA ne stanno costruendo una in Tennessee.

    La centrale in Finlandia di 1.600 megawatt di Olkiluoto – 3 reattori – può essere un test per il futuro politico-industriale europeo. In un primo tempo prevista per il 2009, l’avvio è stato spostato di 2 anni, al 2011, per ritardi tecnici di costruzione. Quando completata, Olkiluoto sarà costata 3 miliardi di euro, sarà la più grande centrale del mondo e il primo reattore europeo dopo Chernobyl.
    L’ultimo reattore francese di Flamanville sarà il terzo sullo stesso sito, portandone il numero complessivo a 60. Il mese scorso il presidente Sarkozy ha offerto all’Egitto un aiuto per sviluppare la sua tecnologia nucleare civile.

    Questi progetti hanno permesso all’industria nucleare di mantenere un certo livello di capacità produttiva, altrimenti destinato a scomparire.
    La prospettiva di continua crescita della produzione nucleare asiatica, la costruzione di nuovi impianti in Finlandia, e il più recente entusiasmo per un rinascimento nucleare negli Stati Uniti, hanno motivato il generale miglioramento degli impianti stessi, portando ai cosiddetti reattori “Generation 3+”.

    Gli impianti più recenti realizzano un disegno costruttivo più semplice e standard, hanno la sicurezza del funzionamento passivo, richiedono tempi costruttivi inferiori e minor manutenzione, ed operano con maggior efficienza.

    In ogni caso abbiamo bisogno di un “progetto energia italiana” a lungo termine (orizzonte temporale di 12 -25 anni) per:
    - elettrificare la maggior parte dei sistemi di trasporto che ora bruciano derivati del petrolio
    - elettrificare definitivamente le ferrovie
    - rimpiazzare i costosi viaggi aerei su breve distanza con i treni a sospensione magnetica, o con treni elettrici ad alta velocità
    - rimpiazzare il traffico automobilistico con un efficiente sistema di trasporti pubblici urbani
    - partecipare allo ricerca e sviluppo della nuova generazione di tecnologie nucleari ad altra temperatura, che renderanno economica l’estrazione dell’idrogeno dall’acqua.

    Il “nucleare” può essere un tassello del “puzzle”.

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  6. Ti chiederei di leggere queste righe per le prossime volte, perché poi non vorrei ti lamentassi se certe parti dei tuoi commenti verranno troncate interamente.
    Mi pareva di averlo già specificato ma voglio fare finta di nulla.
    Ecco di seguito alcune fonti da cui tu hai ricopiato e incollato intere parti:
    http://www.tuttomelissano.it/Nucleare.doc
    http://tinyurl.com/6coaks
    http://www.lifegate.it/ambiente/articolo.php?id_articolo=2432
    Poi mi sono fermato perché sebbene ci abbia messo solo pochi minuti a trovarli non ero certo io a doverlo fare per rendere la discussione trasparente.
    Grazie

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  7. L'angelo says:

    Ma solo un piccola riflessione…
    E’ se poi succede una nuova chernobil?
    Cosa conta il fatto che si producano poche scorie? Cosa conta il fatto che l’energia costa meno? Cosa conta il fatto che i livelli di sicurezza erano massimi?

    Accadono incidenti alle centrali nucleari di continuo (quello di ieri in Slovenia ne è un esempio), ultimamente sono di piccola entità (quelli che si conoscono), però creano sempre grande preoccupazione e comunque dimostrano che l’incidente (anche grave) è possibile!
    Chi vuole il nucleare di solito dice “gli altri ce le hanno, facciamole anche noi” beh, con questo ragionamento allora estremizzandolo “gli altri si drogano, facciamo anche noi”, secondo me sarebbe più logico fare smettere gli altri…
    Il ragionamento economico è assurdo se fatto senza considerare il sociale.

    Ben venga comunque la ricerca se questa ci può generare un nucleare non radioattivo, però, fino a quando non ci sarà un nucleare non pericoloso, evitiamo di esporre la gente al rischio di estinzione ogni giorno!

    Saluti

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  8. Ecco un articolo dove leggere quello che è successo in Slovenia alla centrale nucleare di Krsko.
    Ora spero di non leggere più nessuno che citi le vicine centrali nucleari come modo per incentivarne la costruzione da noi.

    Aggiungo qualche altro link interessante riguardo il nucleare.
    Scorie radioattive in U.S.A.
    Picco di estrazione uranio
    Guasto segreto a Krsko

    (n.d.r. Commento modificato il 6 Giugno con l’aggiunta di altri link)

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  1. indeZènt » Miopia nucleare 01 03 09

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