Non mi riferisco alle belle vecchie lire dell’immagine, ma al numero minimo di abitanti che la nostra cittadina potrebbe ora soddisfare grazie all’incredibile numero di “servizi” che mette a disposizione del cittadino.
Ovviamente la mia è solo un’ipotesi, infatti non ho fatto studi o ricerche e il tutto deriva unicamente ed esclusivamente dal mio ragionamento alla vista di certe situazioni.
Ora vi faccio notare alcune cose, relative alla sola Cento senza frazioni, che a mio avviso sono sotto gli occhi di tutti ma che spesso e proprio per questo nessuno nota.
- 6 grandi supermercati più altri 3 medi e vari negozi.
- 2 grandi centri per il bricolage più altri 3 ferramenta.
- 2 grandi distributori di elettronica di consumo più altri vari negozi.
- 7 sale cinematografiche per un totale che si aggira, se non supera, attorno ai duemila posti.
- 1 McDonald e svariate decine tra pizzerie e piadinerie.
- Saranno almeno 20 i diversi istituti di credito sul territorio.
Poi mi fermo qui perché altrimenti dovrei includere gioiellerie, agenzie di viaggio, assicurazioni, intermediari di lavoro, intermediari edili, bar e negozi di abbigliamento.
Adesso Il comune di Cento conta 32000 abitanti e anche se proprio aggiungiamo quelli dei paesi più vicini, un raggio di 10-15km, si può raggiungere un bacino di massimo 80000 abitanti.
Lo sapevate che il comune di Ferrara conta 135000 abitanti e che quello di Bologna ne conta 380000?
Ora fate un grande sforzo e pensate al rapporto di densità tra popolazione e quelle attività sopra menzionate oltre che a Cento anche nelle altre grandi città a noi vicine.
Se siete rabbrividiti vi siete resi conto che il rapporto di “servizi” è nettamente sproporzionato per una città come Cento anche considerando che ci sono pure molti altri di quei servizi nel raggio di 10-15km e che oltre questa distanza si è già vicino a Bologna, Ferrara o Modena.
Se poi consideriamo che il lavoro nel nostro territorio è in netto calo, vedasi caso VM e la recessione economica è palesata da tutti, cosa concludiamo o almeno concludo io?
Tutto questo bengodi che possa sorreggere questa mastodontica macchina delle attività a Cento proprio non c’è e allora probabilmente tra qualche anno questa macchina pachidermica con i piedi di argilla collasserà su se stessa lasciando solo macerie.
Ricordatevi che come sempre saremo noi comuni cittadini a dover sbrogliare queste macerie.
Sarò pessimista? Sarò realista? Non lo so, ma quello che so è che non mi piace dire ve lo avevo detto.
Una cosa posso dirvela con certezza però, come si chiama tutto quello che sta accadendo così palesemente in questi ultimi anni a Cento.
Sono cinque lettere e inizia per M.
nov
17
2008
Cento…mila
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4 commenti
centesedoc says:
20 novembre 2008 a 13:20 (UTC 1 ) #
quindi pensi che arriveranno altre centinaia di centinaia di (***) e stranieri in genere?
(***)
(n.d.r. Intervento parzialmente moderato.)
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Muaddip says:
21 novembre 2008 a 10:47 (UTC 1 ) #
Scusa, ma mi spieghi cosa diamine centra?
Il punto del discorso era ben altro, sono stati dati permessi per strutture e attività che il nostro paesone o cittadina farà un’incredibile fatica a mantenere (mia personalissima opinione) e poi ti pregherei di evitare certi commenti che potrebbero essere ritenuti offensivi verso una parte della popolazione italiana.
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carlo lesina says:
22 novembre 2008 a 08:52 (UTC 1 ) #
Il tema non è chi arriva. Il tema sarebbe se ciò che si costruisce serve e se è sostenibile dal punto di vista economico e ambientale.
Serve avere nuove attività commerciali? in una programmazione seria si deve valutare l’impatto di tali attività su quelle esistenti e rendere equilibrato il numero di esercizi distinti per tipologia (food, no food, ecc.) rispetto a quelli esistenti. Una politica di aperture a prescindere favorisce le aziende edili, rimpingua le casse comunali, indebolisce il piccolo e medio tessuto commerciale presente, espone ad indebitamento ulteriore gli esercizi nuovi che aprono nei centri commerciali e che spesso non reggono le spese enormi alle quali i gruppi finanziari proprietari dei centri li obbligano.
Quindi dal punto di vista economico la scommessa si può vincere o perdere, i grandi gruppi finanziari la vinceranno, i piccoli imprenditori probabilmente la perderanno; l’impressione è che a Cento la programmazione sia molto dilettantesca, dal punto di vista ambientale (non ambientalista) peggiorerà consistentemente la qualità della vita nelle zone limitrofe a questi nuovi insediamenti, così come è peggiorata nelle zone limitrofe a quelli esistenti che scoppiano di traffico, che si mescola ad una densità edilizia abitativa tropppo elevata.
La razze umane in questo discorso non c’entrano nulla, anche perchè non esistono, un certo Albert fece sapere a tutto il mondo con sdegno che la razza umana è UNA SOLA, è pur vero che esistono purtroppo tanti tipi di stupidità.
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Alfredo says:
24 novembre 2008 a 01:53 (UTC 1 ) #
Tutto questo non lo dobbiamo solo allo scarso senso civico dei “civici” che hanno “pascolato” Cento per tanti anni, nè all’alto tasso di “imprenditori della domenica” (1 partita Iva ogni 8 abitanti non è cosa di cui vantarsi, ma indice di piccolezza generalizzata di vedute e di prospettive).
Alla “furbizia” di molti centesi si aggiunge una caduta di valori e di stile che si chiama “decreto Bersani”.
Cosa che annulla le differenze tra gli schieramenti politici maggioritari oggi rappresentanti di fatto lo stesso blocco miope di interessi.
Qui i disastri del “Bipartisan-Nazionale” sono più evidenti per ragioni storiche e sociologiche che tutti conosciamo.
Dispiace per quella fetta non piccola di Centesi che vorrebbero un cambiamento.
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