Miopia nucleare
Con l’accordo ENEL-EDF dell’altro giorno, l’Italia rientra nel piccolo insieme dei paesi nuclearizzati del mondo.
Per assurdo, l’Iran vorrebbe esserci ma non può mentre l’Italia non vorrebbe (vedasi referendum del 1987 e relativo abbandono del nucleare) ma c’è rientrata a piè pari.
Ho già parlato di questo argomento mesi fa nel post Terapia nucleare (di cui vi consiglio la lettura), ma non posso esimermi dal commentare ancora questa situazione che ritengo gravissima poiché fatta da persone così miopi che inizialmente non si resero conto di quanto fossimo avanti nel 1986 e anziché puntare su energie rinnovabili portarono all’esasperazione il nostro fabbisogno petrolifero e ora invece non si rendono conto di investire in una tecnologia che è già morta e costosissima, tanto che le centrali ex sovietiche vanno solo grazie all’uranio e plutonio dismesso dalle testate dei missili e gli USA vogliono dismettere le loro perché i costi di tale tecnologia sono troppo elevati poiché le materie prime delle reazioni a fissione sono addirittura più scarse di quelle del petrolio (disastro oleodotto).
Al danno quindi si aggiunge la beffa, perché oltre gli alti costi di creazione e gestione dovremmo pensare a come smaltire le scorie e già non sappiamo come smaltire quelle “poche” derivanti da applicazioni mediche.
Provate a pensare cosa vuole dire ora recuperare un gap di oltre 20 anni per nulla, non abbiamo più studenti in fisica nucleare all’università e quei pochi bravissimi che sono usciti sono andati giustamente all’estero, quindi dovremmo affidarci in quasi tutto a tecnologia straniera e formazione straniera e questi sono altri costi da sommare.
Insomma, questo nuovo nucleare italiano a mio avviso sarà uno dei più grandi buchi neri mai realizzati, paragonabile solo a quello Alitalia o del raddoppiamento del deficit durante l’era Craxi (“il debito pubblico passò da 234 a 522 miliardi di euro (dati valuta 2006)”).
Sono contento della decisione forte di molte regioni di non accettare queste inutili e infruttuose centrali sul proprio territorio, ma non so quanto questo potrà veramente servire per far cambiare la rotta di certe decisioni che se mi permettete sembrano prese col culo degli altri e non con la razionalità degna di chi dovrebbe governare.
Ma chi siamo noi, i più furbi o i più pirla?
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Al di là della scelta del nucleare – che mi pare sia scontato essere sbagliata dato che non si tratta di un’energia rinnovabile e pulita, e quindi prima o poi saremo di nuovo a piedi – la prima domanda che mi è sorta quando ho sentito la notizia al TG è stata: ma i referendum hanno una scadenza?
1Cioè, se con il referendum del 1987 si è arrivati a una scelta, fatta da buona parte del popolo italiano (intorno ai 20 milioni di SI contro circa 5 milioni di NO per i tre quesiti), con che autorità ci si prende il diritto di decidere a un certo punto che tale scelta è da mettere da parte?
Piuttosto, se “Il ministro Scajola assicura che “il clima è cambiato rispetto al referendum del 1987: c’è bisogno di energia certa a costi contenuti e credo che la gente lo abbia capito” (fonte: link di Repubblica.it sul parere delle regioni), verifichiamo che effettivamente la gente abbia capito e sia di quel parere: facciamo un nuovo referendum. Se poi l’esito sarà quello pronosticato dal ministro, allora nulla da dire a riguardo (a parte una grande amarezza), ma cancellare il risultato di un referendum così, senza dimostrare alcuna considerazione del parere dato dagli italiani, mah.
Guardate un po’ qui….
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* Toshiba Builds 100x Smaller Micro Nuclear Reactor *
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Toshiba has developed a new class of micro size Nuclear Reactors that is designed to power individual apartment buildings or city blocks. The new reactor, which is only 20 feet by 6 feet, could change everything for small remote communities, small businesses or even a group of neighbors who are fed up with the power companies and want more control over their energy needs.
The 200 kilowatt Toshiba designed reactor is engineered to be fail-safe and totally automatic and will not overheat. Unlike traditional nuclear reactors the new micro reactor uses no control rods to initiate the reaction. The new revolutionary technology uses reservoirs of liquid lithium-6, an isotope that is effective at absorbing neutrons. The Lithium-6 reservoirs are connected to a vertical tube that fits into the reactor core. The whole whole process is self sustaining and can last for up to 40 years, producing electricity for only 5 cents per kilowatt hour, about half the cost of grid energy.
Toshiba expects to install the first reactor in Japan in 2008 and to begin marketing the new system in Europe and America in 2009.
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Non nascondo un po’ di preoccupazione…
Saluti
Alessandro Gennari
(n.d.r. Link inserito in fase di moderazione.)
2Ciao al blog,
purtroppo di casi come questi ce ne sono fin troppi, non si vuole guardare alla realtà delle cose.
3Condivido con Muaddip le sue preoccupazioni concernenti alla gestione di queste future cattedrali del deserto, se non siamo in grado di gestire i nostri rifiuti cosa faremo con le scorie nucleari??
Volevo segnalare che la regione Sicilia si era offerta di ospitarle sul suo territorio, strano vero? La strada è sicuramente diversa, neanche quella segnalata da Gennari sembra percorribile, affidare dei piccoli reattori nucleari ad un gruppo di persone ignoranti in materia come, ad esempio, un gruppo di condòmini mi sembra pura fantascienza.
L’argomento energia è certamente interessante ma purtroppo complesso e vasto, l’energia in Italia costo il doppio della Francia e quella che importiamo di produzione nucleare da Francia, svizzera e ex iugoslavia ci viene fatta pagare come se fosse prodotta dal petrolio. Buona parte delle centrali sono proprio sul confine quindi dire che il piemonte non le vuole è un po’ un controsenso perchè come si sa, gli eventuali danni causati da un disastro nucleare non si esauriscono nell’arco di qualche chilometro….
4Però dobbiamo cominciare a capire che l’energia manca, in Italia ad esempio da anni sono previsti stacchi di energia elettrica fatti a grosse aziende senza preavviso per scongiurare blackout, in media 4 o 5 volte all’anno capita che siamo in emergenza e quindi qualcuno deve fermarsi.
Non credo che il solare possa nel breve diventare l’alternativa al nucleare, è costoso e la produzione del silicio richiede tanta energia, e il beneficio economico non c’è. Attualmente dipendiamo dall’estero per il 15% e il fabbisogno dell’italia è di 300.000 GWh, se volessimo produrre anche solo il 15% di energia elettrica (50.000 GW) mediante il solare dovremmo spendere almeno 250 Miliardi di € e coprire una superfice di 500 Kmq.
Anche ammettendo questo, e supponendo di avere immediatamente i soldi (quindi niente prestiti per ottenere i soldi) il costo KWh sarebbe di partenza 2 o 3 volte superiore a quello prodotto dal nucleare.
E’ vero che non ci sono le scorie, è vero che si puo produrre “in loco”, ma se facciamo i conti reali per cui l’investimento deve anche corpire il costo finanziario si arriva ad avere un costo su vent’anni minimo di 4 o 5 volte superiore…
Scusami una cosa Nicola Fabbri, cosa non hai capito della frase il nucleare costa già di più del petrolio?
5Si tratta di una tecnologia costosissima che impiegherà anni per partire, ci vogliono almeno 4 o 5 anni per fare una centrale come Dio comanda, quindi le materie prime per avviare reazioni saranno ancora più costose di ore, per non parlare della continua manutenzione necessaria e dell’alta manodopera specializzata che servirebbe e che in italia non abbiamo.
Quindi oltre al danno la beffa, dovremmo importare persone e dare lavoro ad altri invece di darlo agli italiani.
Infine non mi frega se al confine ci sono centrali nucleari, come in slovenia molto rischiose e su cui si fa poca manutenzione, perché sono loro a sbagliare strada e a mettere in pericolo tutti e non noi.
prima di tutto il resto io ho realizzato quanto siamo fortunati; ci pensate se il nostro Reno avesse una portata costante per tutto il periodo dell’anno l’attuale maggioranza con anche i voti di almeno tre dell’opposizione son sicuro che proporrebbe Cento come sede di una delle centrali. CHE CULO CHE ABBIAMO!
6Penso che il post faccia riferimento all’articolo apparso sull’Unità di qualche giorno fa, dove è sostenuta questa tesi.
7Poi capisco che ci sia sempre un buon motivo per non volere una centrale dietro casa, ma credo che da noi nessuno sia disposto ad accettare nemmeno nel giardino del vicino un palo eolico, perchè disturba la migrazione degli uccelli, una centrale solare perchè deturpa il paesaggio (chiedete alla sovraintendenza cosa ne pensa in zona partecipanza…), non parliamo di biomasse o di una diga sul reno perchè impedisce la risalita del salmone… (se servisse a produrre qualche KW perchè no?) La realtà è che occorre diversificare, questo credo sia l’unico motivo. Essere dipendenti sempre di un solo sistema è molto pericoloso. Il rischio reale è quello di non avere più energia e senza energia elettrica si ferma tutto.
Comunque in francia l’elettricità costa la metà che in italia.. sarà che il nucleare non conviene, ma loro si scaldano con le stufette elettriche (ed è una assurdità) e normalmente in casa hanno 10-15 Kw…
Consiglio di rivedere la puntata di Report sulla materia.
(n.d.r. Link inserito in fase di moderazione.)
8Grazie per la segnalazione dell’articolo, perché non l’avrei certo letto da solo.
9Usano le stufette pure in Giappone e hai ragione, è assurdo.
C’è solo una cosa che ti dimentichi di dire e cioè che la francia è da anni che ha investito sul nucleare e ha ammortizzato i costi, mentre noi, arrivando dopo la puzza, faremo solo la fine dei pirla creduloni che sono cascati in una colossale truffa piramidale proprio alla sua fine.
Ti sei domandato come mai la francia si a così ben felice di divulgare le proprie conoscenze nucleari con noi?
Non credo certo che sia per l’ottimo rapporto tra i nostri capi del governo, visto le ultime battute del signor S sulla donna dell’altro signor S, ma per un semplice elevato ritorno economico di un ramo di ricerca destinato notevolmente a ridursi.
Tanto per farti capire, gli impianti fotovoltaici, troncati dall’ultima finanziaria, possono essere messi sui tetti delle case senza problemi per chi vi abita o essere di interferenza abbruttendo i posti, abbiamo già dei palazzoni che fanno ben più schifo.
Le pale eoliche da noi sono inutili visto che l’unico vento che tira è fatto dai nostri respiri, però magari in certe vallate o in altri luoghi, perché no?
Infine chiedi da un ambientalista cosa sceglierebbe tra una centrale nucleare o qualche pala eolica e poi dimmi che ti risponde.
Ti consiglio di comprarti una rivista come Wired, arrivata da poco nella sua edizione italiana, che contiene notevoli articoli interessanti anche su ricerche energetiche e di ecocompatibilità (vedasi torre rotante di Dubai) d’avanguardia italiane che però non vengono finanziate a dovere. Come mai?
Dimenticavo, leggiti questo articolo legato a questo sito, better place, magari capisci che se si vuole si può ottenere molto di più non solo nello stesso tempo della costruzione di una centrale nucleare, ma anche in meno tempo.
E intanto noi continuiamo a remare indietro.
@ruggero
ciao ruggero, la mia non era una strada alternativa o percorribile, ma solo segnalare che alla fine ci troveremo mini-centrali nucleari poste nella cantina del vicino di casa.
E questo non mi fa dormire tranquillo.
Ipotizzare lo sfruttamento delle risorse geotermiche, anche in modo parziale e magari congiunto con l’energia eolica, ma non con le mega-pale, bensi con le pale in design simil-starck, verticali e compatte.
Io le rifarei anche in levitazione magnetica per evitare rumore e vibrazioni.
Maditate gente, meditate…
Alessandro Gennari
10A nessuno importa che c’è stato un referendum con il quale i cittadini hanno detto no al nucleare o ci vogliamo tutti davvero prendere in giro?? E’ già dittatura?
11Non sono a favore della “soluzione nucleare” , ma da tecnico cerco di farmene una ragione e da cittadino cerco di capire quale sia il prezzo da pagarre.
La produzione di energia nucleare, per noi italiani, è un male da combattere o una pozione miracolosa per risollevare l’economia nazionale. Nient’altro e niente in mezzo.
Il nucleare rappresenta una delle tante (mica troppe) opzioni energetiche con i suoi “pro” ed i suoi “contro”.
Il nucleare presenta sicuramente dei VANTAGGI (che in altre nazioni europee hanno colto):
Non emette CO2
Le centrali nucleari non producono anidride carbonica ed ossidi di azoto e di zolfo, principali cause del buco nell’ozono e dell’effetto serra.
Bilancia dei pagamenti meno sfavorevole
Si riduce l’importazione di petrolio e quindi la dipendenza dal petrolio. La copertura del fabbisogno energetico interno tramite il nucleare riduce la possibilità di terremoti speculativi e/o ricatti da paesi produttori o trasformatori del petrolio (le principali riserve petrolifere sono concentrate in pochi paesi ad elevata instabilità politica, concentrati per lo più in Medio Oriente).
Il governo ed il sistema economico hanno un minore carico di spesa sulla bilancia dei pagamenti con l’estero. Si ottiene una maggiore stabilità del sistema economico nazionale.
Il nucleare presenta sicuramente degli SVANTAGGI (che in altre nazioni europee cercano di tenere sotto controllo):
Incidenti del sistema che provocano fuoriuscita di sostanze radioattive
Le radiazioni a cui la popolazione viene esposta causano un maggiore rischio di morte per leucemia e tumore.
Dall’incidente di Chernobyl la sicurezza delle centrali nucleari è diventato uno dei principali aspetti critici dell’energia nucleare per uso civile. Negli ultimi anni il progresso tecnologico ha notevolmente migliorato la sicurezza delle centrali nucleari dotate di reattori di ultima generazione (3a generazione).
Conservazione/stoccaggio scorie nucleari
Le scorie nucleari sono un aspetto critico del nucleare. Non possono essere distrutte.
L’unica soluzione, per il momento, rimane lo stoccaggio per migliaia di anni in depositi accuratamente selezionati da esperti geologi e che richiedono elevati costi ingegneristici.
La ricerca di un deposito sicuro è tra i principali obiettivi della UE e degli Usa, ma sono necessari anni di studi e grandi investimenti.
Localizzazione centrali nucleari nei contesti locali
Il processo di localizzazione di una centrale nucleare e del deposito di scorie è molto difficoltoso. Nessuna comunità locale accetterebbe di sacrificare il proprio territorio per ospitare i rifiuti nucleari. La Sardegna, la Puglia, la Basilicata sono i recenti (2003) casi italiani di violente proteste antinucleari.
Sicurezza
Le centrali nucleari sono ottimi obiettivi per atti di terrorismo: le centrali nucleari devono essere costruite considerando questo aspetto fin dalla fase di progettazione.
Trasporto di materiale nucleare (nuovo o scorie)
Il trasporto di scorie e di materiale nucleare è l’altro aspetto grave della questione “sicurezza”. Il sistema di trasporto deve essere adatto prevenire qualunque rischio di incidenti e di attentati terroristici.
Per questi motivi centrali nucleari e depositi di scorie dovrebbero essere realizzati relativamente vicini tra loro ed in zone “protette” (ambiente, morfologia del territorio, accessibilità e controllabilità).
La ricerca tecnologica e scientifica dovrebbe concentrare parte delle risorse per identificare uno o più modi per distruggere le scorie. Anche questo dovrebbe essere materia di insegnamento e di ricerca all’università.
Durata di una centrale (con le attuali tecnologie):
Una centrale nucleare ha una vita di 25 anni, successivamente deve essere smantellata o “ristrutturata” .
L’ Italia ha alcuni vantaggi che potrebbero livellare in basso il “costo” per kW:
1) dovrebbe essere meno dipendente dal mercato dell’uranio, avendone ricchi giacimenti,
2) dispone di grandi fiumi in varie posizioni che assicurano un rifornimento costante di acqua per il raffreddamento delle centrali
3) dispone di ampie zone desertiche e senza rischi sismici e geologici dove costruire depositi sicuri per le scorie.
Gli Italiani sembrano non sapere che:
• l’Italia importa dalla Francia ingenti quantità di energia prodotta tramite fissione nucleare nel reattore di Superphenix-Grenoble (a non più di 60km in linea d’aria dal confine)
• L’uscita dal nucleare nel 1987 e l’abbandono del Piano Energetico Nazionale sono costate circa 0,5 punti di PIL all’anno (grosso modo 100,000 posti di lavoro non creati ogni anno)
• per produrre il catalizzatore delle celle fotovoltaiche (quelle di normale produzione italiana hanno rendimento non superiore al 20%) sono necessari processi chimici altamente inquinanti e scarsamente controllabili
• fino agli anni ’70 siamo stati leader nel mercato delle centrali idroelettriche (contestate e poi mai più prese in considerazione da associazioni ambientaliste e di matrice socialista)
• l’Italia ha recentemente espresso e proposto centrali eoliche di costo e impatto inferiore a quelle costruite dai leader di mercato europei (Fluridtrans – Fiera Milano 2005). Ma le solite associazioni hanno cacciato a pedate progettisti e costruttori (Trentino Alto Adige) in nome del rispetto dell’ambiente e dell’impatto estetico…
La scelta “nucleare” è un passaggio amarissimo ed ora obbligato: non abbiamo voluto nel vero produrre energia con metodi alternativi, grazie alle politiche del NO a prescindere, del NO a casa mia (NIMBY), del NO se non lo faccio o lo decido io…non abbiamo accettato per anni la politica dei rigassificatori e tantomeno la ricerca e lo sfruttamento delle risorse naturali di gas di cui disponiamo (e c’è anche qualche bottiglione di petrolio sotto i nostri piedi…)
12@filippo
Il referendum non è che dicesse “non vogliamo il nucleare”. Sono state cancellate alcune leggi che toglievano fondi, e di fronte ad un voto cosi massiccio nessuno ha poi proseguito con nuove centrali e le vecchie sono state dismesse.
Quindi i cittadini (anche se lo pensavano o pensano) non hanno detto no al nucleare.
E se da domani mancasse la quota che arriva dall’estero? diciamo che 1 giorno alla settimana a turno saremmo senza energia elettrica, cosa succederebbbe? Direi che il blackout di qualche anno fa è stato un esempio di quello che puo accadere.
Premetto che non sono sostenitore del nucleare, ma a delle alternative si. E queste non credo siano il fotovoltaico, se non in minimissima quota.
13Per inciso, i contributi sul fotovoltaico li paghiamo tutti noi con la nostra bolletta energetica, per cui chi installa il fotovoltaico deve ringraziare quelli che gli pagano 0,44€ KWh come contributo per 10 anni, è quindi una catena di sant’antonio che deve prima o poi finire.
Sono assolutamente sconvolto dal quello che avete scritto, della serie il titolo del post non poteva essere più azzeccato.
14Penso che non meritiate nemmeno risposta visto che già tutto è stato ampiamente spiegato nei due post terapia nucleare e miopia nucleare.
Ripeto solo che se si usassero quei soldi per finanziare ad esempio il fotovoltaico o il geotermico si supererebbero problemi tecnologici e di costi che ad oggi sono più elevati rispetto a quelli del petrolio o nucleare.
Solo investendo in ricerca si può sperare di migliorare e non comprando tecnologia ormai vecchia da altri.
Basterebbe rileggersi le due esposizioni di Rubbia che hai linkato nel post Terapia nucleare, sarebbero sufficienti a chiudere ogni discorso. :-/
15OK: preso atto che il post era un “gancio” per la solita proagandiella verde-ambiente-NO-a-qualcosa lanciato dai soliti pescatori (Muaddip e Hytok questa volta si sono dati un cinque = gimmefive), si può passare ad altro.
Rubbia avrebbe anche ragione, ma si scorda (con ormai rara eleganza) che tutto il suo lavoro (svolto tra Svizzera, Spagna e Francia perchè in Italia nessuno gli permette di farlo a causa dei pericolosissimi ed inquinanti esperimenti) si basa su consumo di enrgia prodotta con il…nucleare (yahoo!!!)
Prendo atto che qui non c’è spazio nè volontà per ragionare di fabbisogno energetico (+3% ogni anno): tutti vogliono il condizionatore in casa che va a manetta con le finestre aperte e le zanzariere firmate Gucci
Le soluzioni intermedie sono solo un “balon d’essai”: in fondo Pecoraro Scanio aveva già veicolato il concetto del “carbone pulito” o no?
Si ringraziano i deficienti che comprano il tv al plasma o Lcd e non vanno a leggere dietro quanti watt ciucciano (farebbero delle divertentissime scoperte). Più sky, più decoder, più home cinema, più lettore cd-dvd-usb-slot, più spremiagrumi elettronici, più macchina del pane, più arricciacapelli, più pc-stampante-fax-scanner.
Ma che sono pronti alla crociata contro, quantunquemente, qualunquemente.
E’ la civiltà dei capricci, ecologica e radical-chic: fa molto salotto, RED tv e Youdem.
16E se c’è il black-out? Ma è OVVIO: è colpa di Berlusconi che ce l’ha con i cetacei, il pino loricato, la farfalla monarca e il pecorino sardo…e i bastardi dei francesi che vogliono vendicarsi di Bartali e Coppi.
Riesci a fornire qualche link informativo riguardo a quello che affermi sul premio Nobel per la fisica, Rubbia?
Qui c’è tutto lo spazio che vuoi, il punto è che non si accetta che il fabbisogno energetico possa essere reperito in altra maniera se non quella nucleare.
17Bisogna anche creare una coscienza civica nelle persone.
Prima cosa sarebbe spegnere tutti gli utilizzatori non necessari (le lucette di stand by per intenderci) e diminuire i watt di illuminazione (cosa servono 200w in una stanza 4×3?).
Il climatizzatore poi è necessario solo perché il clima grazie agli idrocarburi è cambiato e le estati sono più torride e afose, riducendo tali inquinanti il clima si stabilizzerebbe e i climatizzatori non servirebbero.
Io per esempio non ho un climatizzatore e al massimo soffro il caldo.
Il consumo delle famiglie costituisce solo una parte dell’energia consumata in italia, quello che consumano le aziende per funzionare è ben altra cosa, quindi sicuramente è una strada da seguire. Ma l’azienda Italia consuma anche energia per produrre, e anche qui c’è spazio per migliorare. Leggevo che la bolletta energetica di Facebook è di 1 milione di dollari al mese… per scambiarsi quattro saluti! Altro che standby!!!
18cbax, la mentalità della marchetta ce l’hai impressa nel tuo cervello.
19abitiamo in una nazione che vanta più di 3000 km di coste e non produciamo un kW con le onde, non produciamo un kW con le maree non produciamo un kW strappandolo al mare, e siamo sempre di più convinti di averlo più lungo degli altri!
20@centesedoc
21Infatti, per fare energia dalle maree non occorrono coste, ma MAREE!! Conosci molte centrali a maree? Occorre tanto spazio per accumulare l’acqua (bacini di kmq) perchè come sai l’energia è mgh, g ce l’ha imposta chi ha creato la terra, se h è poca m tanta! (è una legge fisica!)
IN sostanza, averlo più lungo degli altri, se poi non si sa dove metterlo non serve a niente. Ci sono recuperi di energia più semplici e con meno impatto ambientale prima di fare le centrali a maree!
Non possiamo diminuire la dipendenza dai combustibili con la sola energia
22delle rinnovabili. Purtroppo non basterebbe.
Leggi qui.
Per salvare il pianete è necessario equilibrare le fonti, nucleare incluso.
@Hytok: ogni sforzo per farti pensare risulta inane e inefficace.
@Muaddip: per la carriera ed i luoghi/enti/nazioni/istituti dove il prof. Rubbia ha lavorato e lavoroa è sufficiente una breve ed anche distratta navigazione in internet.
Per quanto riguarda il Prof. Rubbia citato come l’unico “guru” delle energie rinnovabili o pulite o compatibili, ricordo che lo stesso (spesso costretto da opportunità politica e ricerca di finanziamenti) ha sempre osteggiato il nucleare da fissione: 25 anni fa, quando era alla ricerca di fondi (tanti fondi) per la ricerca del nucleare “pulito” da fusione; oggi perché è alla ricerca di fondi (tanti fondi) per la ricerca e lo sviluppo del solare termico.
In una recente intervista televisiva Carlo Rubbia ha addirittura dichiarato di essere favorevole al nucleare da fissione ma che ritiene impraticabile questa opzione per la totale avversione delle popolazioni residenti in prossimità dei possibili insediamenti nucleari.
Rubbia è una persona simpatica, intelligente, estroversa, ma non si intende di centrali nucleari, non avendone costruita nessuna.
Al tempo del disastro di Chernobyl affermò che i reattori nucleari sono macchine instabili…. parere condiviso dalla Montalcini, altra esperta, che li definì molto pericolosi…
Dimostrando entrambi di ignorare che instabile e pericoloso era solo Chernobyl e non tutti gli altri reattori nucleari.
Rubbia da alcuni anni sostiene e prosegue in Spagna lo sviluppo del “progetto Archimede” (sistema solare a concentrazione) che lanciò in Italia con le risorse di ENEL (azienda di stato).
Funziona? E’ nuovo?
Gli impianti a concentrazione sono certamente in grado di produrre energia, non sono tuttavia il toccasana La linea tecnologica detta parabolic through, a cui appartiene, è stata messa a punto negli USA negli anni ’80 (quindi non è farina del sacco del Prof. Rubbia) e conta oggi in California a Junction Kramer nel deserto del Mojave 354 MW elettrici di impianti in funzione da almeno 10-20 anni. L’efficienza media di trasformazione della radiazione solare in elettricità nelle condizioni ottimali del deserto della California è pari al 12%……(dodicipercento)
Ad Almeria in Spagna è stata provata la stessa tecnologia in un impianto da 500 kW elettrici, su cui sono ancora (!) in corso esperimenti. Nelle condizioni climatiche di Almeria l’impianto ha ottenuto un’efficienza pari al 7-8% ……(setteottopercento).
La sostituzione dell’olio diatermico, usato come fluido termico primario negli impianti USA con la miscela di nitrati di sodio e potassio mantenuti fusi al di sopra di 290 °C è la stessa soluzione messa a punto ed adottata negli anni ’90 nell’impianto USA Solar Two a torre centrale e specchi, realizzato a Barstow in California ed in funzione fino ad oltre il 2000 (quindi non è farina del sacco del Prof. Rubbia). Poi dismesso….
Inutile proseguire sull’analisi di costi/benefici e impatto ambientale per la produzione dei componenti dell’impianto…
L’unica novità che si può riconoscere al Progetto Archimede è l’uso di una particolare vernice fotoassorbente di brevetto ENEA (e non Rubbia….) da spalmare sui tubi ricevitori in modo da poter catturare più energia solare.
Voglio anche chiarire che Rubbia merita ogni rispetto e considerazione (non è un caso se è stato insignito del Premio Nobel), ma sono ugualmente convinto che sapere tutto sull’unificazione della forza elettrodebole non significa affatto che ciò accrediti l’eccellenza in altro tipo di competenze automaticamente.
Conservo qualche dubbio sulla competenza di Rubbia in merito alle tecnologie solari, soprattutto dopo un suo articolo sull’Espresso di qualche anno fa, contrario al “fotovoltaico sulle vallate delle nostre Alpi”, dove si capiva chiaramente che confondeva i pannelli fotovoltaici con i collettori solari termici.
Oppure quando in un seminario alla Casaccia escluse un futuro per la tecnologia delle celle fotovoltaiche, da lui vista come un complicato “kamasutra”.
In aggiunta (e sempre nel disperato tentativo di far pensare il nostro beneamato e monoculare Hytok) non è fuori luogo ricordare che il livello di radiazione in Piazza S. Pietro a Roma, pari a 700 mrem/anno, è più elevato del valore attuale nella zona interdetta di 30 km di raggio attorno alla distrutta centrale nucleare di Chernobyl (500 mrem/anno)….
23Perché ? Perchè il selciato di Piazza S. Pietro è realizzato con cubetti di porfido, roccia vulcanica che contiene torio, elemento naturalmente radioattivo.
Devo ammettere che è incredibile il quantitativo di disinformazione che riesci a fare cbax.
Mi tocca perdere tempo a risponderti per non far credere alla gente che tutto quello che scrivi in maniera così “dotta” sia corretto.
Intanto ti ripeto di avvalorare la tua ipotesi con link perché così facendo il testo non è confermabile da nessuna fonte ed è inutile scrivere anche 10 pagine.
Chi è Rubbia lo si può vedere dalla sua pagina su wikipedia dove è ben segnalato il fatto che abbia studiato anche reattori nucleari nel tentativo di renderli più sicuri.
Il Progetto Archimede (link utili: sito dell’ENEL e articolo grande invenzione o patacca?) è un esperimento di fattibilità e se non lo si finanzia rimarrà tale all’infinito. Potrebbe migliorare o rivelarsi inutile o forse non essere adatto solo a certi paesi, ma vale comunque la pena approfondire magari per rivendere la tecnologia.
Riguardo la radioattività in piazza san pietro ecco dove hai sbagliato. Quelli di Chernobyl (nell’area interdetta alla popolazione) non sono 500mSv annui come quelli in piazza san pietro.
24Per farti capire bene l’errore leggi questo articolo che parla dell’argomento.
1) Il Progetto Archimede e la finalità della ricerca non sono in discussione. E’ l’aura di novità o eccezzionalità che viene creata intorno che è incommensurabilmente spropositata rispetto ai risultati tangibili sin qui ottenuti anche da progetti sostanzialmente simili in corso (o usciti di corso) in altri paesi tecnologicamente evoluti.
2) Rubbia ha studiato e guida ancora un team di ricercatori per il reattore a fissione: è un sistema tutt’ora non completamenet sviluppato e le tecnlogie disponibili non sono tali da prevedere l’esito di questa ricerca e sopratutto la sua utilizzazione nel prossimo quarto di secolo.
3) i sistemi di produzione ad energia solare sono e saranno utili come parte della soluzione, ma ancora oggi l’efficienza (totale soldi risparmiati – totale soldi spesi diviso soldi spesi) non è incoraggiante ed i vari governi e lobby dell’energia non spingono sulle fonti rinnovabili (se costassero meno o uguale incasserebbero meno utili e meno tasse…i governi traballano e le lobby crollano)
4) la disinformazione è il solito spaventapasseri che si agita quando l’informazione non è allineata o non si adegua allo scopo. Chissà perchè tutte le considerazioni dei non allineati vengono minimizzate (quando va bene) o ignorate…
5) Piazza S.Pietro: ebbene sì, la botola ha funzionato bene. Subito a vedere se era contestabile o meno. Il falso era clamoroso e arcinoto (degno di una vignetta di Vauro). Ma è una buona cartina al tornasole per confermare che il thread deve essere monodirezionale.
Perchè? Perchè sì!
Finoi a quando vedrò gente che getta le immondizie per strada, compra elettrodomestici che sono dei dinosauri affamati di kilowatt, parcheggia in seconda fila la terza o quarta macchina, butta un cellulare nuovo ogni 6 mesi e quintalate di batterie nei cassonetti ululando che il nucleare fa male e le energie alternative sono irrinunciabili (ma a casa degli altri), mi scapperà solo da ridere.
25Amaramente: l’ignoranza è nemica della conoscenza.
metto questo articolo per far capire come alla fine siamo piccoli piccoli e una catastrofe puo’ arrivare da qualsiasi parte.
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La lezione dell’asteroide
Un po’ per carattere, un po’ per scaramanzia, i catastrofismi non mi piacciono. Ma il passaggio ultraravvicinato (ben all’interno dell’orbita Terra-Luna) di ieri dell’asteroide 2009 DD45 qualcosa di catastrofico ce l’ha: scoperto circa cinque giorni prima di avvicinarsi a 63mila chilometri da noi, è la conferma che un oggetto “piccolo” (sui 30 metri di diametro, nel suo caso), ma di grandezza sufficiente a provocare una catastrofe su scala locale, lo vediamo arrivare solo all’ultimo momento. Troppo tardi, cioè, per prendere qualunque provvedimento destinato a evitare l’impatto; sempre ammesso che di provvedimenti simili ce ne siano a disposizione, il che non è.
Oggetti più grandi, da un chilometro o più, in linea di massima sono avvistabili e catalogabili. La NASA ha un paio di programmi che se ne occupano più o meno direttamente, come il Near Earth Object Program e LINEAR. Poi ci sono organizzazioni come lo Spaceguard Centre britannico e naturalmente il Minor Planet Center dell’Unione astronomica internazionale. L’Italia ha alcuni dei massimi esperti del problema, e dei più impegnati: per citare solo uno degli istituti che se ne occupano, c’è il Laboratorio di dinamica del volo spaziale del CNR di Pisa da cui ci manda preziose informazioni Luciano Anselmo; d’altronde, non è del tutto un caso se la scala per catalogare i rischi di impatto si chiama Scala Torino (non “di” Torino, proprio Torino e basta).
Ma se mettete insieme tutti gli sforzi in questo senso, e sono parecchi in termini di numero, l’asteoride 2009 DD45 non lo vedete comunque fino a pochi giorni prima dall’arrivo.
Un paio d’anni fa, a ottobre 2007, abbiamo pubblicato su Le Scienze un articolo intitolato “5 passi nello spazio”, che elencava cinque possibili priorità per i programmi spaziali: al secondo posto c’era “Progettare la difesa dagli asteroidi”, un tema che, come scriveva George Musser, “finisce sempre in fondo alla lista della spesa”.
E mi pare sia ancora lì.
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il link per questo articolo e’ : http://digiorgio-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/03/03/la-lezione-dellasteroide/
so che l’opportunita’ di riportare questo articolo puo’ lasciare perplessi, ma lo scopo e’ solo quello di renderci conto che possiamo pensarle tutte, ma c’e’ sempre il caso che regola il gioco…
26@ Nicola Fabbri
ok escludiamo le maree le onde però le abbiamo perché non ne ricaviamo neanche un Watt?
27@centesedoc
Tutte le fonti energetiche rinnovabili sono da tenere in considerazione. Purtroppo spesso i rendimenti sono talmente bassi che ci si scoraggia prima di iniziare, e quello delle onde marine è un sistema con una resa bassissima, sempre per le solite leggi della meccanica classica per cui l’energia potenziale (mgh) o cinetica (1/2mv^2) sono li fatte apposta per crearci i limiti….
28Ecco perchè le onde del mare rendono poco. Sicuramente il vento anche se è poco presente è il più facilmente sfruttabile (e nel facilmente ci ricadono i problemi tecnologici e ambientali), e per questo motivo stanno avendo successo, tenendo presente che il vento a 40 mt di altezza è molto di più dispetto a quello al suolo che crediamo esista.. (basta salire su un grattacielo per rendersene conto).
Ci sono torri eoliche anche da qualche MW, e qui il contributo comincia ad essere interessante!
Poi ci sono tutte le tecniche legate al calore, dai pannelli fotovoltaici (rendimento di pochi punti percentuale rispetto all’energia incidente…) ai concentratori solari che fanno vapore o su motore stirling ad aria calda.
Credo che si debba agire su tutti i fronti, sempre per diversificare, ad esempio perchè non sfruttare l’acqua delle centrali termoelettriche per scaldare le case? Il rendimento di una centrale puo arrivare a poco più del 50%, il resto è acqua calda… che potrebbero servire le case vicino alla centrale! In molti paesi l’inceneritore (o termovaloreizzatore che sa molto di operatore ecologico quello che una volta si chiamava spazzino) produce elettricità e acqua calda che viene usata per il riscaldamento quando serve. E’ gratis!!! (un po’ come il riscaldamento in macchina, non è che faccia consumare di più usarlo). E poi con il caldo ci si fa anche il freddo con i gruppi assorbitori e si potrebbe fare anche il freddo d’estate. Questa è tecnologia disponibile, una centrale vicino a casa per avere l’elettricità pagandola il giusto e il caldo o freddo gratis…
Solo ed esclusivamente come video curioso, senza voler giudicare tecnologia e fini, ecco due simpatici link
29Essere nei paraggi non deve essere molto sano in questi momenti
http://www.youtube.com/watch?v=c3FZtmlHwcA
http://www.youtube.com/watch?v=7nSB1SdVHqQ&feature=related
ah dimenticavo
30c’e’ nell’aria un progetto per un campo ad energia solare (=campo con pannelli per la produzione di energia)
quando avro’ ulteriori informazioni le comunichero’
Attento Lorenzo,
non parlare di campo, perche’ campo ad energia solare = terreno e terreno = quattrini, quindi l’equazione campo ad energia solare = quattrini che ovviamente ti intaschi tu, in questo momento e’ pericoloso.
Poi qualcuno potrebbe anche parlare del campo WHITE SOLAR ENERGY AREA, quando poi il sole non e’ ancora tuo e soprattutto non e’ white, ma bensi’ yellow (o red al tramonto/alba).
Ma ci farai pagare tutta l’energia che ruberai impunemente al sole della collettivita’ ?
Alessandro Gennari
31Faccio finta di non aver letto che è meglio.
32Non ho parole.
Ma ci rendiamo conto che come al solito noi facciamo discorsi di massimi sistemi, mentre quelli che decidono fanno i conti su una cosa sola: quanto posso guadagnarci _adesso_?
Paghiamo troppo l’energia e ne sprechiamo un sacco. La soluzione? Proporre la costruzione di 4 centrali che nella migliore delle ipotesi (quella annunciata) saranno attive nel 2020! Fra UNDICI ANNI. Vi rendete conto che gli stessi che stanno proponendo queste opere non solo non si sa se rimarranno al governo tutto il tempo necessario (perché dubito che un’opposizione faccia continuare queste cose con l’urgenza necessaria), ma non si sa se saranno neppure al mondo fra undici anni!
E noi discutiamo di filosofia. Questi stanno pensando che per undici anni avranno aziende che lavoreranno, con lo stato che le finanzia!
E intanto l’energia quanto la paghiamo? Guai a fare altri investimenti in altre forme di energia o risparmio, tanto “fra poco” abbiamo le centrali. Le celle solari sono scese da poco sotto 1$ il Watt. Il loro costo e il loro impatto ambientale si riducono continuamente, con buona pace di chi tira fuori che sono inquinanti (a produrle, non a usarle però). Non voglio neanche andare a vedere quanto inquini la costruzione di una centrale nucleare, fatta di cemento, metallo, circuiti elettronici, catrame… secondo me ce ne vengono di pannelli di silicio drogato o di pale eoliche.
L’uranio invece guarda caso crescerà, e o ne compriamo adesso per quando lo consumeremo fra 11 anni, o ci fidiamo che il suo prezzo non cresca più dell’inflazione.
Gli interventi di risparmio energetico, poi, non inquinano e possono rendere in maniera significativa.
Per non parlare del fatto che poi queste centrali saranno da smantellare a spese dei proprietari delle stesse, che mi sa che faranno come per le scorie delle centrali “mancate” del nostro Paese, che sono stoccate in modo rischioso, in attesa che qualche governo si assuma l’onere di smaltirle. Non mi pare che ci sia una storia rassicurante sulla serietà e responsabilità degli imprenditori e dei CdA: vedi Parmalat, Cirio, Thyssenkrupp…
@Gennari: provi a pensare a proposito di White e Bennet e praticamente tutte le attività industriali, quanto sole potrebbero sfruttare sui tetti. Da qualche parte lo fanno… http://www.cityledlighting.com/torraca/
33@Matteo Fortini
Non so dove si trovino pannelli a 1$/W, oggi siamo almeno a 5$/W. (più costi accessori e di conversione).
Hai qualche riferimento?
Lo sfruttamento dei tetti è chiaramente una ottima opportunità, ha il vantaggio che i pannelli sono al riparo dai furti (ebbene si, un campo in mezzo a campagna attira molto!) e i contributi possono essere anche superiori se il tetto è integrato. A parte questo le difficoltà ci sono, devono essere accessibili per la manutenzione, spesso non sono nel formato esatto del tetto per cui ci sono “sprechi” di superfice, poi costano abbastanza… anche nei migliori conteggi, supponendno di avere i soldi sull’unghia per pagare l’impianto, il ritorno dell’investimento è di 8-9 anni (ossia ti ritornanto tutti i soldi) poi hai altri 10-15 anni in cui l’impianto ti rende. Se i soldi li fornisce qualche forma di finanziamento (banca) allora i tempi vanno dai 12 ai 15 anni e quindi il giochino vale un po’ meno.
Però, come mi ha insegnato un mio amico tedesco che ha speso un bel po’ di soldi per il tetto fotovoltaico, quando gli ho chiesto in quanti anni gli ritornava l’investimento mi ha detto guadando la mia macchina.. “in quanti anni ti ritorna l’investimento fatto sulla tua macchina?”. Capito?
(n.d.r. Unione di due commenti dallo stesso IP)
34La notizia l’ho presa da qui:
http://www.popularmechanics.com/science/research/4306443.html
Ciao,
35M
Ciao a tutti,
rispondo ai primi post di Nicola Fabbri e Cbax.
Innanzi tutto va smentito un dato di fatto, citato da Nicola: purtroppo nella bolletta elettrica la voce cip6, gli incentivi alle fonti rinnovabili, non sono finiti nei pannelli fotovoltaici ma bensì negli inceneritori, quindi ci siamo persi 15 anni di sviluppo tutto in una volta (inizialmente la voce cip6 era solo per le rinnovabili poi è stato aggiunto un codicillo per aggiungere la “termovalorizzazione”).
Cbax afferma che le centrali non producono CO2, purtroppo non è vero, l’estrazione, il trasporto, tutte attività che non vanno avanti da sole. Mi sembra che il capitolo Svantaggi sia molto più denso del capito Vantaggi.
Aggiungo anche che l’energia che acquistiamo dalla Francia con il nucleare ci facciamo andare l’idroelettrico di notte (la devono svendere i francesi) per pompare acqua a monte della diga, facciamo l’energia e poi la rivendiamo ad un prezzo maggiorato, siamo mica scemi!! Quindi il prezzo è maggiore, sennò il guadagno dove sta?
Inoltre parlavo prima di diga, non è che si è schierati a prescindere NO a questo NO a quest’altro, sono socialista oppure di destra, il problema sta nel capire che costruire una diga comporta una deviazione di un intero corso di acqua con creazione di un lago artificiale, quindi lo stress per l’ambiente?? pochissimo, tant’è che non lo facciamo più, perché troppo dannoso.
Inoltre lo stoccaggio delle scorie mi sembra un po’ rischioso, tutta l’Italia è territorio sismico, grosso modo, solo noi che stiamo sulla “sabbia” abbiamo il cosiddetto “cul cald” , siti stabili geologicamente non li vedo proprio.
Abbondanza di acqua?
Sicuramente il Po potrebbe essere di aiuto durante l’estate visti i minimi storici abbattuti un anno dopo l’altro, tant’è che avevano vietato la navigazione in alcuni tratti!
Par finir, le fonti di gas che possediamo (credo principalmente in Emilia Romagna) se le estraessimo andremmo giù con le case, le strade, la famosa subsidenza.
36Concordo nell’affermare che i consumi di energia sono altissimi, una possibile via potrebbe essere data dall’efficienza energetica la quale si può semplificare in una frase: meglio aggiungere acqua ad un vaso bucato, oppure è meglio “tappare” la perdita? A voi l’ardua sentenza.
Caro Ruggero,
molte tue considerazioni sono solide e condivisibili.
Insisto però sul concetto che ci sono vari modi di produrre energia e solo un mosaico di questi può ridurre (difficilmente risolvere) la nostra dipendenza energetica. Nel mosaico lascio però una porzione di nucleare.
L’idroelettrico ha un senso ed una grande attualità: non solo le dighe (io penso a piccole dighe) ma anche le condotte forzate (a media quota disponiamo in Italia di alcune migliaia di torrenti con forti portate tutto l’anno) possono costituire fonti di energia per piccole comunità (servizi per insediamenti tra 2000 e 15000 abitanti e piccole industrie). Suggerisco un giro turistico (magari con una bella e tranquilla moto) partendo dal confine di Lombardia e Veneto finendo nella zona di Tarvisio (Friuli, la terra dei cinghialoni tanto odiati a Cento…): vedrete parecchie decine di impianti vecchi e nuovi, tutti perfettamente in funzione e con un bassisssimo impatto estetico e ambientale (e niente ciminiere !). Dove si usa l’invaso per ricostituire l’energia potenziale, si pompa l’acqua in quota alla notte (quando l’energia è disponibile e costa anche meno).
Eolico: ci sono zone di media altezza dove il vento soffia relativamente costante nel corso dell’anno (già salendo in cima al grattacielo di Cento scoprireste che c’è sempre ventilazione…). In particolare sugli appennini centro meridionali e nel nord-est (aree carsiche). Leitner (quello degli skilift) produce (e vende all’estero, perchè qua non li vogliamo…) generatori eolici compatti e semplicissimi (costruttivamenete), sufficienti per sostenere picooli centri abitati (0,5 – 1,5 MegaWatt).
Solare: i prodotti diponibili sul mercato italiano sono tecnologicamente “vecchi” (bassa efficienza) e gli incentivi di fatto sono pagati da tutti (anche chi non li usa) nella bolletta della luce…Fare gita in Austria (ancora in moto…) dove molti privati ed aziende installano pannelli fotovoltaici e per la produzione di acqua calda, ma con tecnologie migliori e prezzi controllati in origine (si va al Brico-Bauhaus e si compra il materiale già a prezzo controllato).
Teleriscaldamento: la zona di Abano e Montegrotto Terme….anni di proposte e tentativi mortificati dal popolo del NO e dall’intervento a volte mortale di ambiantalisti e verdi hanno bloccato tutto. Ogni anno si disperdono nell’ambiente migliaia di megawatt…
Gas: non c’è solo quello sottoterra: abbiamo giacimenti al largo della costa romagnola (ricordate i casi degli anni 70 e 80 di enormi bolle di gas che risalivano dal fondo del mare provocando alcuni misteriori incidenti a pescherecci e natanti, scambiati per avvistamenti di UFO, esperimenti militari, ecc. ecc.?) e della costa pugliese.
Le case non vanno giù se il gas è a qualche centinaio di metri di profondità. Per estrarlo si deve pompare qualcosa che ne prenda il posto (come si fa estraendo il petrolio): acque reflue, fanghi, ecc. Lo fanno in tutto il mondo e noi no?
Inceneritori: possibile che solo da noi siano roba che puzza e fa schifo? Germania, Austria, Olanda e Danimarca ne hanno alcune centinaia e sono almeno autosufficienti dal punto di vista energetico. Qualche volta gli scappa di produrre qualche watt per far funzionare un rasolio da barba o un forno a microonde.
Bisogna smetterla con la storia dei perchè e dei ma e dei no. Si deve cambiare atteggiamento e cominciare a domandarsi: perchè no?
Abbiamo tecnici e competenze italiane di buona qualità, ma negli ultimi anni sono state mortificate da battaglie pseudo-ambientalistiche a prescindere e contro qualsivoglia ragionevole iniziativa…
Prendiamo gli esempi e le idee che hanno funzionato e mettiamoci del nostro e sopratutto buona volontà.
Aggiungo: fate un giro per casa e guardate i vostri elettrodomestici. Sapete che quasi tutti funzionano in bassa tensione, ma contengono il trasformatore (da 220V a 12 o 18 o 24 V) indispensabile per far funzionare TV, PC, stereo, rasolio, asciugacapelli, ecc. ?
37Se si imponesse (per legge, per leggi di mercato, per competitività) la realizzazione di impianti a bassa tensione e la distribuzione di apparecchi a basso voltaggio (= senza trasformatore che dissipa calore cioè spreca energia), l’impiego di lampade a led, ecc. ecc. avremmo un ulteriore utile tassello del puzzle dell’efficienza energetica.
cbax la tua proposta di usare corrente a bassa tensione denota poca conoscenza dell’argomento e mi tocca cercare di dare maggiori informazioni.
38Il trasporto della corrente a basa tensione pone vincoli molto forti poiché genera incredibili perdite.
Diciamo che quella più bassa è la 110V 50/60Hz degli USA adottata anche in altri paesi del mondo.
Il trasporto avviene però a tensioni elevatissime (elettrodotti) proprio per evitare la perdita di grandissima parte dell’energia e poi più vicino alle abitazioni vi sono via via trasformatori che regolano la tensione energetica in maniera ottimale e meno dannosa.
Vi lascio a questa pagina di wikipedia per maggiori spiegazioni.
Da notare che oggi giorno gli alimentatori di telefonini, pc, console, tv o altro supportano già nativamente tutte le tensioni mondiali, solo le spine vanno adattate.
La conclusione è che abbiamo una rete che storicamente è stata creata a verti voltaggi per motivi di trasporto e ora ce la dobbiamo vedere, altrimenti dovremmo rivedere tutta la rete nazionale.
Non si può nemmeno pretendere di ricevere una 12/24V in casa perché causerebbe problemi di dispersione energetica notevoli che ci farebbero sprecare molto di più di quello che già ora facciamo.
..Muaddip, le notizie in Italia arrivano col contagocce ed attraverso l’imbuto delle mega organizzazioni di vendita di ciabfrusaglie che consumano energia a gogò.
Il problema non è partire dalla centrale nucleare con un filo che porta 6V….ma realizzare un impianto domestico che abbia un solo trasformatore (uno solo) che converte la 220V o la 380V in basso voltaggio e disporre di elettrodomestici che funzionano a basso voltaggio (il mercato non vuole metterli a disposizione).
La storiella del “basso voltaggio non si può” è vecchia: oltre a me, c’è qualche altro milione di ignoranti (o come dolcemente tu dici…poco conoscenti) che continua a costruire impianti (barche, navi, case ecologiche, ecc. ecc.) che hanno sistemi e reti in basso voltaggio (in casa la termocoperta va a 12V, la TV a 18V, si possono utilizzare frigoriferi che vanno a 12V con un’efficienza superiore ai mangiawatt da 3Kw, ecc.ecc.ecc.).
Tra i dolcemente poco conoscenti invito a cercare Loris Clocchiatti (…azzo, un altro friulano) su internet…non mi sembra uno sprovveduto, ma purtroppo i suoi progetti trovano spazio solo in paesi più evoluti ed aperti del nostro. La mia prossima casa sarà così.
Qualche noioso link alla rinfusa, visto che mi accusi di fare facile disinformazione:
http://www.motherearthnews.com/Renewable-Energy/1984-11-01/Low-Voltage-Living.aspx
http://www.automation.siemens.com/cd/portal/index_76.htm
http://installaties.bk.tudelft.nl/onderzoek/paper_sb02_217.pdf
Bisogna lavorarci sopra, ma è una tecnologia percorribile, se ci si mette buon senso e buona volontà. In Italia queste doti sembrano essersi estinte.
39Caro Cbax,
ti chiedevo scusa perché nel tuo intervento precedente non parlavi di impianti microidroelettrici, quindi mi ero gettato a pesce su quelli grandi!
Il fatto di diversificare il più possibile le fonti di energia è sicuramente la strada auspicabile grazie alle rinnovabili, unitamente all’efficienza energetica.
Ripeto le mie scuse perché non avevo considerato i giacimenti off-shore di gas metano, pensando che ti riferissi solo a quelli nel sottosuolo.
Va però precisato che gli inceneritori qui in Italia sono esclusivamente “roba che puzza” per il semplice motivo che sono impianti a perdere senza gli incentivi cip6 della nostra bolletta energetica, inoltre li facciamo funzionare con qualsiasi cosa che ci passa sotto le mani quotidianamente, non come gli altri Stati civili che smaltiscono solo la quota che non rientra nella raccolta differenziata. Della serie una macchina da soldi, per ulteriori delucidazioni rimando al libro “rifiuti zero” di Guido Viale che analizza con obiettività gli interessi che ruotano intorno agli inceneritori (anche a quello di Brescia!).
Rispetto alla questione del teleriscaldamento nei pressi di Abano non ti so rispondere perché non sono informato.
Vorrei però ribadire che non sono schierato con una parte oppure con un altra, per quanto mi riguarda so di avere la mente aperta a tutte le possibili soluzioni.
40Caro Ruggero,
mi fa piacere innanzitutto che si parli, si discuta e si mettano idee ed esperienze a disposizione di tutti. Questo blog è una risorsa preziosa.
Pensa che sono così favorevole al nucleare ed allo spreco energetico che tra i sogni impossibili mi piacerebbe avere tempo, voglia e ..denaro per restaurare un vecchio mulino ad acqua che ho trovato in mezzi ai monti ed andarci a vivere. Energia gratis 24 ore su 24…niente puzza.
Quello che noi italiani non siamo geneticamente in grado di fare è associarci in idee e iniziative e realizzarle, scegliendo consapevolmente il bene o almeno il male minore comune, al di là delle fazioni o delle bandiere…(basta una riunione di condominio per averne una dimostrazione scientifica)
41E non abbiamo nè considerazione nè curiosità “critica” e “intelligente” per le iniziative che hanno successo in altri paesi.