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mar
19
2009

In memoria di Don Giuseppe Diana

Riporto un passo da uno scritto di Don Giuseppe Diana, prete di Casal Di Principe ucciso il 19 marzo 1994 dalla Camorra.
Il testo si commenta da solo.

” La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono
come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.
E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili. Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non
può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti (…) Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili.
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia: “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto
ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno. ”

Queste frasi la dicono lunga, 15 anni dopo su tante cose..
Guarda caso sono sempre questi 15 anni che ci dividono dal mondo civile, da un Italia diversa, fortemente diversa. Ho deciso di riportare questo brano perché non si può e non si deve dimenticare che persone come don Peppino sono morte per le proprie idee e per il proprio coraggio.
Noi tutti dovremmo pensare che i morti ammazzati, la corruzione, la droga, il marcio non sono solo a Casal di Principe. E chi tace e non combatte è come se giocasse con l’avversario.

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4 commenti

  1. yanfry says:

    Credo davvero che le tue parole siano vere, come è vero che tacere e “farsi scivolare via tutto” (come ormai sembra sia abitudine comune) è il modo migliore per permettere alle mafie e al marcio di “prosperare”.
    Approfitto per “pubblicizzare” le iniziative di Libera Ferrara (che ho pubblicato ieri anche sul mio blog) per domani, sabato 21 in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie:
    - sabato 21 marzo 2009 alle 09.30 nella sede del Tribunale di Ferrara, con il patrocinio del Comune di Ferrara e della Fondazione Forense ferrarese, avrà luogo la cerimonia di intitolazione di un’aula del Palazzo di Giustizia alla memoria del Giudice Rosario Livatino, ucciso in un attentato mafioso il 21 settembre 1990;
    - sabato 21 marzo 2009 alle 17 nella sede dell’Area Giovani del Comune di Ferrara (via Labriola 11, zona Krasnodar) Cineforum sul tema “Mafia ed Antimafia: il valore della Memoria con la proiezione del film “Il giudice ragazzino” (1994) di Alessandro Di Robilant;
    - alla Biblioteca Bassani (via G.Grosoli 42, quartiere Barco) e alla Biblioteca Ariostea (via Scienze 17) potranno essere consultati testi legati all’analisi delle dinamiche criminali mafiose e alla storia dell’antimafia.
    Maggiori info su http://www.libera.it/

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  2. pietro says:

    …e noi a Cento come al solito niente.
    A quel bellisimo incontro su Peppino Impastato neppure una rappresentanza del comune…..ma tanti giovani. Una serata molto interessante.
    Ma agli amministratori centesi non interessa nemmeno questo!

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  3. Muaddip says:

    A proposito della serata su Peppino Impastato, abbiamo il video anche di quello, ma purtroppo per i soliti problemi tecnici che non riusciamo a risolvere in tempi brevi non riusciamo a farvelo vedere.

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  4. pietro says:

    Domani sera su rai tre c’è uno speciale con Roberto Saviano.
    Carmen Consoli fece un album e un tour dedicato a Peppino Impastato….lascio un brano che si chiama “Signor Tenetenna” che rappresenta la figura di mafioso…..un…”uomo senza qualità”

    (n.d.r. Testo sostituito con il link in fase di moderazione)

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