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apr
23
2009

Referenda – Cui prodest?

Si, No, Forse

Si, No, Forse

Nei giorni passati si è tanto parlato di referendum. Le discussioni che ci sono giunte dai media, però, sono state per lo più sulla data e sul costo. Per entrare nel merito, e scoprire di cosa si tratta, ho posto alcune domande ai consiglieri comunali della Lega. Ho scelto di porre queste domande a loro perché è il loro partito che, a volte anche in modo plateale, a livello nazionale si è messo di traverso per osteggiare il referendum e sono stati tra i primi che ho sentito entrare nei dettagli dei vari punti del referendum (mettendomi quindi la pulce nell’orecchio). Risponde Magagna Lorenzo:

Tre quesiti referendari: I primi due (primo, secondo) prevedono uno spostamento del premio di maggioranza dalla “coalizione di liste” alla “singola lista” che ottiene più seggi. Vengono, inoltre, innalzate le soglie di sbarramento (fissate al 4% e 8% per Camera e Senato). Dico bene? Cosa comportano questi due cambiamenti?

Partiamo dalle soglie di sbarramento, mi sembra che uno sbarramento sia necessario per non disperdere voti in tanti partitini dello 0.000 e qualcosa. Magari uniformarli al 4%,l’8% mi sembra eccessivo. A questa parte nulla in contrario.
Il problema è il premio di maggioranza alla lista singola, perché parlando dei costi del referendum nessuno ha spiegato alla gente a cosa si può andare incontro.
Mettiamo per ipotesi che i partiti non si accorpino in 2 unici schieramenti (cosa più che probabile in Italia) e si presentino in ordine sparso alle votazioni. Il partito che ha preso più voti, prenda il 20% , con il premio di maggioranza riuscirebbe ad avere il 55% dei parlamentari .
Vi sembra una cosa corretta e democratica? A me assolutamente no. In più se trovano l’accordo con un altro 20% di parlamentari può andare a cambiare la costituzione senza passare da un referendum con appena il 40% dei consensi dei cittadini, con forti rischi di instaurare una nuova dittatura. Vi sembra democratico? A me no.

Il terzo abroga sia alla Camera che al Senato la facoltà di candidature multiple. Non è come avere le preferenze, ma evita comunque certi giochetti da parte dei partiti. Giusto?

Il terzo quesito è come dite voi. Da me è condiviso totalmente.

Pensate che questo referendum (in caso di successo del SI) apporterà miglioramenti al “porcellum”?

Il cosiddetto “porcellum” può essere sicuramente migliorato, ma non con questo referendum che porterebbe a rischio il senso stesso della democrazia.

Calderoli ha fatto un accostamento tra la legge elettorale che ne deriverebbe e la legge Acerbo, siamo davvero a questo punto?

La legge Acerbo grosso modo era questa :
“Tale legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Ogni lista poteva presentare un numero di candidati pari ai due terzi dei seggi in palio (si noti come, per assurdo, tale meccanismo fu spacciato per democratico in quanto garantiva di converso alle minoranze un terzo dei seggi dell’assise parlamentare, anche nel caso fossero scese al di sotto del 33% dei suffragi), cioè 356 su 535, e la lista che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti avrebbe eletto in blocco tutti i suoi candidati. I restanti 179 scranni sarebbero invece andati alle liste rimaste in minoranza, che se li sarebbero suddivisi fra loro sulla base della vecchia normativa proporzionale del 1919 .”
Con gli scenari che ho elencato prima trovo molti punti di affinità e rischio.

Sempre Calderoli dice che dietro a questa movimentazione ci sono interessi legati a rimborsi elettorali. Sarebbe ironico se facendo due conti si scoprisse che se il referendum salta lo stato ci guadagna. Ma è davvero una mera questione economica? Voi vi siete fatti un’idea di chi possa trarre vantaggio dalla riuscita di questo referendum? E chi invece ne uscirà indebolito?

Personalmente credo la questione economica sia solo un pretesto perché da dati ufficiali ho mi risulta che il risparmio da un accorpamento in unica data con le europee sia di 70-80 milioni al massimo e non i 400sbandierati da più parti.
Da questo referendum con la vittoria del si’ ,ne uscirebbero avvantaggiati sicuramente il PD e il PDL, essendo al momento i 2 partiti che possono aspirare a vincere delle consultazioni elettorali da soli e accaparrarsi il premio di maggioranza.
Ne uscirebbe indebolita l’essenza stessa della democrazia.

La polemica sull’election day è stata molto pressante. Si è scoperto che la democrazia costa. In un altro contesto sarebbe stato possibile accorpare referendum ed elezioni?

In nessun contesto si potrebbe accorpare referendum ed elezioni per il semplice motivo che c’è una legge costituzionale che vieta l’accorpamento di referendum a elezioni di carattere politico proprio per evitare che la consultazione politica possa alterare in qualche modo il risultato referendario,proprio per questo dal 1946 ad oggi non si sono mai svolti referendum lo stesso giorno di altre elezioni.

Ai commenti dei lettori qualsiasi ulteriore approfondimento o analisi dell’argomento.

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12 commenti

  1. Hytok says:

    L’ultima risposta è la dimostrazione della malafede: se c’è una norma che vieta l’accorpamento, ci si mette un giorno ad abolire il comma di quella norma, con una leggina apposita. Cosa che berlusca peraltro sta già facendo per poter votare il giorno dei ballottaggi, il 21 giugno…

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  2. Muaddip says:

    Non saprei, su questa discussione sono d’accordo con la lega (mi devo preoccupare?).
    Intanto questi referendum promossi da Segni sono una bruttissima copia di quelli proposti Grillo nel suo primo V-Day (dovremmo votare quelli altro che).
    Sul fatto di votare lo stesso giorno non credo di avere ora come ora le giuste informazioni per poter trarre conclusioni almeno abbastanza sicure.
    Parto subito dai costi di cui vorrei avere un resoconto dettagliato, parlo di sapere quanto ci costa far perdere un giorno di lezione agli studenti (la maggior parte dei seggi sono in scuole e i professori, bidelli e amministrazione vengono pagati), quanto ci costa stampare quei maledetti fogliettini in carta speciale sicuri come la carta igienica, quanto ci costa pagare gli scrutinatori per il loro operato, quanto ci costa smuovere le “legioni” di militari per la sorveglianza.
    Questo valore poi andrebbe ricalcolato mettendo assieme politiche e referendum, ma finché la trasparenza amministrativa italiana non ce lo permetterà chiunque può sparare la cifra che vuole (al momento non ho trovato nulla sulla rete che tenga in considerazione tutti questi fattori).
    Parlando poi della costituzione mi sembra (non ho avuto il tempo di cercare l’articolo) anche a me che vieti questo accorpamento con il nobile intento di salvaguardia della repubblica.
    Non posso che essere favorevole a tale suddivisione, ma siamo sicuri che una differenza di soli 15 giorni permetta di evitare il problema?
    Dal mio punto di vista no e nemmeno se si facessero politiche e amministrative sempre a giugno e referendum a ottobre.
    Il problema è che i politici strumentalizzerebbero comunque il referendum anche senza l’aggravante di altre consultazioni.
    Quindi dal mio punto di vista, ora come ora il problema rimane solo la vil pecunia che vorrei fosse ridotta al minimo.

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  3. Lorenzo Magagna says:

    Per Hytok
    Volevo fargli presente che io ho detto che la costituzione vieta la contemporaneità tra referendum e consultazioni politiche.
    Le consultazioni politiche in italia sono solo di 2 tipi.
    Una per l’elezione del nostro parlamento e l’altra per l’elezione del parlamento europeo.
    L’accorpamennto al 21 di giugno è con il ballotaggio delle elezioni amministrative che sono un’altra cosa e quindi consentite dalla costituzione.
    Quindi nessuna malafede ,ma solo tua maleinfomazione.

    Per Maudipp
    Non ti preoccupare se ti senti d’accordo con noi ,anche se ci descrivono sempre come gente brutta ,cattiva e rozza ,proviamo di essere sempre per regole chiare democratiche e dalla parte dei cittadini,anche se il messaggio a volte viene distorto e non arriva come vorremmo.

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  4. Muaddip says:

    Mi scusi Magagna ma non credo sia il caso di esagerare per una buona cosa nel mezzo di moltissime altre che lasciano molti dubbi.
    Poi non è che il messaggio viene distorto o non arriva come vorreste, è proprio che alla base di tante cose che avete detto non c’è quella base democratica e di rispetto della costituzione che voi potete credere.
    Comunque è una mia opinione e mi fermo qui perché non vorrei andare fuori tema rispetto al post o far nascere un’inutile polemica.

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  5. Hytok says:

    @Muaddip:
    Preoccupati ;-)
    Vero che questi referendum promossi da Segni sono una bruttissima copia di quelli di Grillo, ma del secondo V-Day, il primo riguardava disegni di legge, non referendum.
    Sul fatto di votare lo stesso giorno:
    -i costi secondo Stella e Baldi.
    E poi, scusa Muaddip, ma mi tocca contraddirti: la pecunia non è il solo problema, l’altro, predominante per i leghisti, è quello di spossare gli italiani dirottando il referendum ad una data in cui avranno meno spinta ad andare a votare, e causando così il fallimento per il fattore quorum. Vergognoso.

    @Lorenzo Magagna:
    Se l’accorpamento con le elezioni amministrative è consentito, allora perchè vi siete rifiutati di fare il referendum il 7 anzichè il 21? La risposta è palese.
    E quanto alla tua frase sulle regole chiare democratiche e dalla parte dei cittadini, hai già dimenticato cosa disse il tuo ministro della sua stessa porcata? Siete indifendibili.

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  6. Lorenzo Magagna says:

    @Hytok
    il 7 non si può accorpare il referendum perchè ci sono l’elezioni europee oltre le amministrative mentre il 21 si potrebbe perchè ci sono solo i ballottaggi per le elezioni amministrative .
    Spero che si sia capito la differenza tra le date.
    Per quanto riguarda il quorum un referendum in genere deve avere la forza di portare la gente a votare per l’importanza del quesito proposto e non per fattori esterni che ne potrebbero alterare l’esito.
    Personalmente penso che bisognerebbe cancellare il quorum e lasciare validi i referendum a prescindere da quanti vanno a votare ,cosi facendo le campagne referendarie sarebbero solo per il si e il no.
    Finchè non c’è questo cambiamento ci sarà sempre la 3 opzione ,quella di non andare a votare.

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  7. Hytok says:

    @Lorenzo Magagna: scusa se insisto, ma anche per votare il 21 ci sarà bisogno di un’apposita leggina, come l’ha definita il cavaliere, ergo… la si poteva fare per il 7.
    Quanto al quorum, apprezzo il tuo parere individuale, ma la linea politica del tuo partito è diversamente orientata.
    Comunque, ognuno rimane delle proprie opinioni, non c’è problema.

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  8. Muaddip says:

    Mi spiace Hytok, ma questa volta mi sa che ti sbagli o per lo meno da come si è espresso Magana io ho capito che si possono accorpare perché il divieto costituzionale è legato a consultazioni europee o nazionali e non comunali come nel caso del 21 in cui vi sarebbero eventuali ballottaggi.

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  9. Lorenzo Magagna says:

    LA leggina a cui fa riferimento Hytok che avrebbe detto Berlusconi non è riferita al accorpamento delle elezioni ,ma al fatto che il referendum deve essere fatto di legge tra il 15 di maggio al 15 di giugno.
    Dato che il 21 di giugno è dopo tali date bisogna fare una legge a tal proposito per permettere il voto in quel giorno

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  10. tartufo says:

    Scusi Magagna, mi può indicare l’articolo della Costituzione che vieta l’accorpamento di elezioni politiche e referendum? Perchè non l’ho trovato.. grazie.

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  11. Panzacchi Gianluca says:

    @ Tartufo

    Rispondo io al posto di Magagna, l’articolo è il 75 e deve essere integrato da una legge del 1970 che vieta l’accorpamento delle elezioni politiche (ergo europee) e referendum !

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  12. yanfry says:

    Grazie per il post, al di là della scelta di ognuno pochi sono i “luoghi” virtuali o reali dove se ne è parlato in maniera chiara ;)

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