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giu
19
2009

Lettera a un elettore mai nato

Code elettorali

Code elettorali

Tu. Si, proprio tu, sto parlando con te.
Tu, che hai ancora la scheda elettorale illibata, spoglia da qualsiasi timbro.
Ma anche tu, che una volta arrivato di fronte alla tua sezione, ti sei messo in fila al seggio con meno gente, pensando di poter scegliere la coda come fossi alla cassa della Coop.
O tu, che una volta prese le schede elettorali ti sei stupito, credendo che ce ne fosse solo una, e invece te ne sei trovato in mano due.
Tu, che appena dentro la cabina elettorale ti sei affacciato, tra la tensione di scrutatori, segretario e presidente, chiedendo come dovevi votare, e “per cosa si votava”.
E magari sempre tu, che due giorni dopo, di fronte alla notizia scoperta per caso che saresti dovuto tornare a votare la settimana seguente perché “c’è il ballottaggio”, hai risposto “eh, che bello! Cos’è? Una festa?”. Chissà, forse, una volta scoperto che le “liste” non erano per l’ingresso alla serata, ci sei pure rimasto male.
Ecco. Tu, proprio tu, sei un elettore mai nato.

E guarda che è non è difficile esserlo, sei in buona compagnia.
Perché per essere un elettore mai nato non è necessario non essere mai andato a votare.
È un elettore mai nato anche chi a votare ci va’, e magari ci va’ ogni volta, ma senza sapere per che cosa si vota, o senza sapere per chi vota, per che idee vota, per che programma vota.
Mettendo una croce per qualcuno così, a sentimento, per abitudine, seguendo un consiglio, o ancor peggio una moda.
Ecco, questa lettera è dedicata proprio a te.

Dovresti provare a presentarti in un seggio elettorale in uno di quegli orari assurdi, non quelli con più ressa, come dalle 10 alle 12 o dopo le 18 della domenica, ma quegli orari come le 6.50 del mattino, quando il seggio non è ancora aperto, o le 14.
È in questi orari che vedi chi del voto ha veramente capito il significato.

Gli anziani.
Arrivano alla spicciolata, sulle loro bici vecchie, ma sempre curate, o a piedi, con il passo un po’ incerto, magari appoggiandosi ad un bastone. E pensare che “armi e bastoni” non potrebbero neanche essere portati dentro ad un seggio elettorale. Che facciamo, glieli facciamo lasciare fuori?!
Sono vestiti eleganti, con giacca e cravatta, e tengono il loro cappello stretto in mano. Ti danno del lei, chiunque tu sia. Perché anche se sei solo uno scrutatore, in quel momento rappresenti lo Stato. E per loro, lo Stato, quello con la “esse” maiuscola, ha ancora un senso.
Si infilano gli occhiali, quelli con le montature pesanti all’inverosimile e le lenti ormai opache dal tempo, ed entrano nella cabina. E lì fanno il loro dovere.
Perché per loro il voto, più che un diritto è un dovere. Anzi, è IL dovere, di onorare un diritto che hanno conquistato con il sudore.

E se la tua tessera elettorale è vuota, o è piena di timbri, ma in realtà è come non ci fossero, è perché forse quel voto non lo hai veramente mai sentito, perché non te lo sei dovuto guadagnare, sudare, non hai faticato per averlo, non te lo sei conquistato.
Di fatica non ne hai mai fatta, non hai mai sperimentato come fosse non votare, subire senza fiatare tutte le decisioni che venivano dall’alto, da un alto che per giunta magari non avevi neanche scelto tu.

Quindi, forse è il caso di trovare altre motivazioni che spingano alla fatica del voto.
Ed è strano pensare come sia facile trovarne per fare più di un’ora di coda ogni domenica d’estate per andare ai Lidi, e non le si trovi per un voto che ci prende mezz’ora all’anno.

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3 commenti

  1. vercingetorige says:

    Non si fa domanda per diventare elettore, lo si diventa con l’età, molti hanno i neuroni dell’intelligenza politica per arrivare all’età sapendo cosa deve fare e perché lo deve fare altri no e non lo capiranno mai! Purtroppo è in mezzo a questi ultimi che nascono i politici, non tutti, fortunatamente solo alcuni, quelli che cambiano casacca al cambiare del vento farfallinati e non, quelli che tentano di spiegare il “successo” di una presa di posizione dell’amministrazione e snocciola dati; x biglietti venduti da un euro più y da mezzo euro per un totale inferiore alla somma che si ottiene moltiplicando x per 1 e y per 0,5 e spiega che la differenza può stare nel fatto che la banca non ha ancora i dati aggiornati senza considerare che sugli importi incassati vanno tolte le commissioni di chi ha venduto i biglietti. Ma anche i politici che non ritengono necessario domandare parere alla “famiglia” degli stravolgimenti che intendono fare anzi che considerano la loro decisione, condizionata dal guadagno illecito e personale, più importante del parere di chi sosterrà i disagi, le spese e ne subirà le conseguenze nascono tra quelli così come quelli che altrove votano contro perché comanda la sinistra e a cento vota a favore perché comanda la destra dando indicazione di non capire che il bene di una città non dipende dal colore di chi l’amministra, nascono tra quelli anche chi dice di fare opposizione costruttiva e si astiene poi dal votare in consiglio e quei medici che perché sanno tagliare e cucire le pance si credono di saper amministrare una città; ecco a questi è più facile scrivere una lettera, bastano poche parole: andate a fan….

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  2. Muaddip says:

    La commissione su quei biglietti da quello che so è di solo 4 o 5 centesimi su quelli da un euro per l’esercizio che li vende.
    Quello che sollevi tu è un problema che è nato dall’indifferenza della gente verso la politica, la gente se ne frega o è disposta a credere ad una persona solo perché fa parte di un partito, senza metterlo in discussione.
    Le persone che descrivi tu dovrebbero avere la decenza di spostarsi, ma se non ce la fanno forse è il caso che sia la stessa gente a farglielo capire, ma come dicevo sopra…

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  3. josergio says:

    6%, la commisione per chi vende i biglietti del grattasosta è il 6% dell’importo; mi fa piacere constatare che non solo io ho notato l’impasse iottiano!

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