Tutti conoscevano l’Islanda per la sua natura, il suo freddo, le sue risorse geotermiche e la pochissima popolazione.
Ora però verrà ricordato anche per uno dei più grandi crack economici probabilmente secondo solo a quello Argentino.
L’Islanda è quindi stata presa ad esempio internazionale per quello che non si dovrebbe mai fare a livello politico ed economico in un paese moderno.
Ecco spiegato il perché di quest’incontro organizzato al Festival di Internazionale, moderato da Concita De Gregorio e a cui hanno partecipato Alda Sigmundsdottir (scrittrice, blogger e giornalista islandese che scrive anche per The Guardian), Andri Snaer Magnason (scrittore islandese impegnato attivamente contro lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali del suo paese) e Rebecca Solnit (scrittrice statunitense autrice di “Un paradiso all’inferno” che tratta della capacità dell’essere umano colpito da catastrofi, sia naturali che non, di risollevarsi).
Ma cosa ha portato l’Islanda a passare da essere un paese di pescatori e di gran risorse naturali a quello di essere in bancarotta?
Tutto è iniziato nel 2002 quando viene eletto un governo che sulla carta sembrava conservatore e che invece si è rivelato esserlo molto poco.
In quattro anni vengono avviati piani per raddoppiare la produzione elettrica dello stato. Questo è stato un forte richiamo per le compagnie costruttrici straniere, tra cui l’Impregilo, che hanno portato un’incredibile ricchezza nel paese facendo diventare gli islandesi molto ricchi in brevissimo tempo e con un tasso di disoccupazione dell’uno per cento. Questo però ha portato anche enormi perdite naturali a causa delle dighe e dei molti altri interventi infrastrutturali. Contemporaneamente a tutto questo però lo stato decide di privatizzare totalmente le banche islandesi che vengono però messe in mano a finanzieri poco esperti. Già nel 2006 si sono avute le prime avvisaglie di possibili crisi, ma sono state tamponate finché nel 2008 in una sola settimana tutto il sistema non è crollato costringendo il governo a chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale.
Praticamente il loro sistema economico si stava basando su di una ricchezza fittizia non supportata da quella reale.
Ora però vorrei riportare la premessa iniziale sul neo colonialismo fatta da Magnason che non è però specifica dell’Islanda.
Questo neo colonialismo non si basa più su di uno stato che ne sottomette un altro, ma di multinazionali che sfruttano le risorse per il proprio interesse.
Ci sono molti paesi poveri al mondo ma pieni di risorse naturali che farebbero gola alle multinazionali ma che non vogliono svendersi ad esse, allora chiedono un prestito al fondo monetario internazionale che lo elargisce senza troppi problemi, ma qui iniziano i veri problemi.
A questo punto le multinazionali arrivano in quei paesi portando la tecnologia necessaria per sfruttare le risorse e costruire strutture seguendo le direttive del governo. Contemporaneamente però prende piede la corruzione governativa che, soprattutto nei paesi africani, inizia a sperperare il denaro del FMI per accontentare i pochissimi fortunati. A questo punto l’FMI richiede indietro soldi che lo stato ha sperperato e il gioco è fatto, per pagare l’FMI deve svendere le proprie risorse alle multinazionali perdendo di fatto il controllo.
Si è parlato anche dell’approvazione del trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda del 3 Ottobre, come conseguenza di quanto avvenuto in Islanda. Praticamente un modo per preservarsi sfruttando gli altri paesi membri dell’UE per reggere meglio eventuali scossoni.
Si è anche parlato di come la popolazione reagisce a questi eventi catastrofici ed è emerso che dopo un’iniziale sorpresa perché non ci si aspettava minimamente quell’evento ci si mette subito all’opera nel tentativo di riportare tutto alla normalità.
Purtroppo però sono andato via proprio in questo punto dell’intervento e non sono quindi riuscito a sentire eventuali sfumature ed esempi riguardo la parte emotiva della catastrofe.
ott
05
2009
Un paradiso in bancarotta
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2 commenti
Lex says:
5 ottobre 2009 a 23:19 (UTC 1 ) #
Anche Loretta Napoleoni nel suo incontro di Sabato mattina nel parlare del Pil ha tirato fuori l’Islanda, che poco prima di fallire aveva un Pil altissimo ed era uno dei paesi più ricchi al mondo. La sua ricchezza però proveniva da produzioni pesanti e molto inquinanti, e da speculazioni finanziarie come dice Muaddip.
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Muaddip says:
5 ottobre 2009 a 23:39 (UTC 1 ) #
Giusto per chiarire, non è che sono io a dirlo, ho solo riportato il contenuto dell’intervento a cui ho assistito.
Cosa pensi di questo intervento?
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