Una sera d’inverno, alcuni contadini, la luce di una lanterna, il calore di una stalla. Un tempo, “fare filò” era questo. In quella stalla, mentre le donne cucivano e gli uomini riparavano gli attrezzi, ci si scambiava opinioni, si chiacchierava, si raccontavano storie ai bambini. Si creavano così rapporti sociali.
Oggi, Ferfilò è un’associazione fondata esclusivamente da giovani, che nel nostro territorio sta mano a mano facendo sempre più sentire la propria voce, la propria presenza. I tempi chiaramente sono cambiati, ma gli obiettivi sono più o meno gli stessi di un tempo: mettere in contatto persone, rispondere ai loro bisogni. In poche parole, diventare un punto di riferimento, in questo caso per i giovani, ed aiutarli a realizzare i propri sogni, le proprie idee.
IndeZènt ha intervistato Ferfilò.
1. Chi siete?
- Enrico Taddia, ho 24 anni, vivo a Renazzo, sono laureato in scienze della comunicazione e lavoro come educatore a scuola. Suono la chitarra e sono scout.
- Alessandro Soriani, ho 25 anni, vivo a Cento, sono laureato in informatica e mi sto specializzando in e-learning e media education.Sono web designer e sono scout.
- Giulia Ginesi, ho 24 anni, vivo a Cento, sono laureata in scienze biologiche e mi sto specializzando in scienze biomolecolari e cellulari. Faccio volontariato, lavoro e sono scout.
- Alice Tassinari, ho 24 anni, vivo a Pieve di Cento, frequento il corso di educatore sociale presso l’università di Bologna. Lavoro come educatrice in un servizio extrascolastico. Sono scout.
2. Come nasce Ferfilò?
Ferfilò nasce dalla volontà di quattro amici di fare qualcosa per migliorare il territorio in cui viviamo e che ci appartiene, in particolare rivolgendosi a tutti i ragazzi.
Per fare questo ci siamo rivolti ad Erika Bergamini, responsabile dell’Informagiovani di Cento, per dirle che avevamo intenzione di impegnarci sul territorio e sentire cosa aveva da proporci. Lei ci ha parlato del progetto Agorà della Provincia di Ferrara e ha deciso di affidarcelo. Questo progetto ci ha spinti a cominciare a darci da fare. Abbiamo quindi iniziato con le indagini all’interno delle scuole e non, e abbiamo proseguito realizzando il Ferfilò Music Festival, un evento nato da una proposta venuta direttamente dai ragazzi.
3. Quali sono i vostri obiettivi?
Riuscire ad avere sempre più visibilità nel territorio per far sì che i ragazzi possano trovare in noi un punto di riferimento a cui rivolgersi per veder realizzate le loro proposte. La nostra speranza è diventare in futuro una cooperativa, per poterci dedicare a tempo pieno a questo progetto.
4. Quali sono le criticità che emergono nel Comune di Cento per quanto riguarda le politiche giovanili?
Dai questionari è emerso che i giovani non sentono vicino il proprio comune; il ragionamento che verrebbe da fare è che a volte i ragazzi tendono a criticare molto quello che hanno intorno, ma in realtà i ragazzi di alcuni dei comuni limitrofi sentono la vicinanza del loro comune nelle proposte che gli venivano fatte, e questo ci deve far pensare. Dall’altra parte, per chi ha interesse nel proporre qualcosa ai giovani, ci sono poche agevolazioni, e il più delle volte i costi per organizzare eventi o rassegne sono abbastanza elevati.
5. Che immagine dei giovani risulta dalle risposte al vostro questionario? Com’è il giovane centese tipo?
Dare un immagine unica dei ragazzi è difficile e un po’ limitativo. La maggior parte di loro, comunque, non conosce e non usufruisce delle proposte fatte del comune ai giovani; una gran parte preferisce occupare il tempo libero trovandosi coi propri amici e solo una minima parte occupa il proprio tempo con attività strutturate o organizzate.
6. Di che cosa sentono la mancanza i giovani di Cento? Che cosa chiedono?
Molti han espresso la richiesta di un posto in cui potersi ritrovare liberamente e gratuitamente, un luogo di ritrovo soprattutto per l’inverno.
7. Cento è notoriamente una piazza difficile in quanto a coinvolgimento delle persone. Come pensate di raggiungere e coinvolgere i giovani?
Lo strumento dei focus group ci ha permesso di entrare in contatto diretto con un gran numero di ragazzi. Inoltre puntiamo a rendere il nostro sito il più interattivo possibile, con anche uno spazio in cui verranno inseriti tutti gli eventi del territorio e dintorni.
Tutto questo accompagnato da metodi più classici, come il volantinaggio, e da una forte presenza su internet, nei vari social network come Facebook e su siti web come quello del Comune di Cento e dell’Informagiovani.
8. Quali sono i progetti/eventi che avete già portato a termine e cosa c’è in cantiere per il futuro?
Oltre all’inchiesta sui bisogni dei ragazzi e ai focus group abbiamo organizzato il Ferfilò Music Festival (un concorso di gruppi musicali emergenti), una serata alla Fiera delle Pere di Renazzo con proiezione di immagini, contest di musica rap e sangria gratis, e una conferenza dal tema “Spazio alla voce dei giovani”.
I progetti futuri riguardano tutto quello che ha a che vedere con sport, musica, cultura e interessi dei giovani. Ci piacerebbe poi anche approdare nelle scuole e proporre progetti didattici.
9. Come potrebbe IndeZènt collaborare per aiutarvi in quello che vorreste realizzare?
Pubblicizzando i nostri eventi e raccogliendo informazioni direttamente dai giovani che leggono IndeZènt. Se avete delle proposte inoltre siamo ben accetti di ascoltarvi.
In questi giorni sono stati pubblicati sul sito internet di Ferfilò i risultati dell’indagine conoscitiva effettuata sui ragazzi del nostro comune e dintorni, risultati che sono stati presentati dall’associazione stessa durante una conferenza stampa dal titolo “Spazio alla voce dei giovani”, tenuta in Sala Zarri il 29 Settembre scorso. Vediamo di riepilogarli brevemente.
Innanzitutto il target cui è stata rivolta l’indagine: dai 15 ai 19 anni, per la maggior parte ragazze, residenti principalmente a Cento e frazioni e nella provincia di Bologna.
Se, per quanto riguarda l’interesse nei confronti della politica, la situazione è abbastanza spaccata in due, più importanti sono i dati riguardanti l’utilizzo di internet, che è per la maggior parte quotidiano, anche se principalmente rivolto ai siti di social network o alle chat: quindi, anche se il tempo dedicato alle uscite con gli amici è sempre importante, anche quando sono a casa, i ragazzi cercano sempre un rapporto, anche se virtuale, con gli altri.
Sempreverdi, tra le passioni e gli hobby, sono gli sport e la musica, ma molto importanti sono anche i dati riguardanti l’appartenenza ad associazioni parrocchiali o scout, per un 40% complessivo dei ragazzi.
Passando al rapporto con il territorio, si nota come a fronte di un alto interesse nei confronti di eventuali attività proposte dal Comune di appartenenza (più del 60% degli intervistati) non vi sia un’adeguta informazione a riguardo: il 63,4% degli intervistati ammette di non conoscere le iniziative del proprio Comune per i giovani (percentuale che nel caso del Comune di Cento sale al 76,7%) e un 50% degli intervistati ritiene che il proprio Comune si interessi poco o per niente dei giovani.
Per quanto riguarda le richieste fatte dai giovani, quello che accomuna la quasi totalità dei comuni di residenza è l’assenza di un centro giovanile dove i ragazzi possano ritrovarsi liberamente o per attività ed eventi organizzati: i posti di ritrovo maggiormente frequentati risultano infatti essere privati, come bar, pub, discoteche, sale giochi e cinema.
Infine, alcuni consigli anche per la tipologia di eventi che i Comuni dovrebbero organizzare: cinema all’aperto (che a Cento non mancherebbe neanche…), tornei sportivi, ma soprattutto concerti… chissà… sarà che i Rockets, Tracey Spencer e Mal non tirano più tra le nuove generazioni??


1 commento
Muaddip says:
15 novembre 2009 a 16:33 (UTC 1 ) #
Sono veramente molto contento quando leggo queste cose perché fanno capire quanto in realtà l’iniziativa dei giovani possa fare.
I dati emersi da questa iniziativa sicuramente danno un quadro specifico su come bisogna intervenire nei giovani, ora però mi domando se esista la volontà da parte di chi governa, non mi riferisco solo a Cento, di dare spazio alle idee e alla forza dei giovani che vogliono esprimersi e non trovano spazio o peggio ancora non vengono nemmeno ascoltati e presi in considerazione.
Ritengo che una società che ignora i giovani sia fortemente votata all’autodistruzione.
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