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nov
21
2009

Perché non ricicliamo?

Vogliamo riciclare?

Vogliamo riciclare?

- Perché a Cento la nostra percentuale di riciclaggio si aggira attorno al 35% a star larghi?
- Ci rendiamo conto che le risorse di questo pianeta non sono infinite?
- Perché dobbiamo bruciare i rifiuti o nasconderli sotto terra, inquinando, quando è possibile riciclarli e reimmettere la materia in commercio?
- Perché quando andiamo a fare la spesa e la sistemiamo in casa abbiamo già un’intera sporta di rifiuti dovuti agli imballi e non solo?
- Possibile che non si riesca a fare una campagna di sensibilizzazione per aumentare il riciclaggio?
Spero e penso che queste siano domande che tutti prima o poi si pongono.
Con questo post non voglio approfondire la situazione di CMV, la multiutility centese che si occupa anche della raccolta dei rifiuti, che ha i suoi bei problemi economici e di gestione, ma vorrei incentrare l’argomento sulla reale possibilità e interesse a riciclare nel nostro comune.
Vorrei ricordare che la CMV aveva già fatto proposte nel mese di Giugno 2009 e creato piani, ma ad oggi non se ne sa più nulla, come persi nel vuoto.
Ringrazio quindi una lettrice, rosanera, che ci ha dato modo di rilanciare questa discussione facendo una breve ricerca che ci ha inviato in modo che la potessimo pubblicare per discutere del problema.
Ci ha anche fornito, così per dare un’idea a tutti, l’esempio del comune di Occhiobello e del suo sito internet in cui è spiegato benissimo, in maniera molto semplice e accessibile, come fare a riciclare nel migliore dei modi informando il cittadino e responsabilizzandolo.
La raccolta porta a porta poi non è fantascienza e in molte città italiane e straniere è una realtà. Molte megalopoli nel mondo poi non ne potrebbero fare a meno, quindi non capisco perché un paese come Cento, anche se densamente abitato (circa 540 abitanti per kmq) con aree industriali ma molte ancora agricole, non riesca ad attuarla.
Concludo ricordando che per attuare una buona raccolta ci deve essere la volontà del comune e del cittadino assieme alla disponibilità dell’azienda che si occupa della raccolta, anche solo la mancanza di una di queste parti bloccherebbe tutto il meccanismo.
Ora vi lascio all’email di rosanera:

Salve a tutti del blog! Vorrei sollevare la questione della raccolta differenziata nel nostro comune.
Per cominciare vi propongo i risultati di una ricerca liberamente scaricabile da internet a questo indirizzo (a circa metà pagina) che viene condotta da alcuni anni da Legambiente. Si tratta della edizione 2009 de “i Comuni Ricicloni”, un’interessante indagine sulla qualità della raccolta dei rifiuti dei Comuni italiani condotta con la collaborazione degli enti locali che liberamente partecipano all’iniziativa inviando i dati sulla raccolta dei rifiuti nei loro territori. Il periodo di riferimento è il 2008. Nell’edizione 2009, per diventare Comune Riciclone, bisognava aver superato la soglia del 45% di raccolta differenziata se si era comuni con più di 10.000 abitanti, e la soglia del 55% se si era comuni del Nord Italia al di sotto di questa soglia di abitanti. Si tratta a ben guardare delle percentuali di raccolta differenziata che la legge (D.Lgs 3 aprile 2006 n. 152 “Norme in materia ambientale”) prevedeva i comuni dovessero raggiungere nel 2008.

In occasione della ricerca è stata stilata una graduatoria dei comuni. Si tratta di 1.110 comuni per la sola Area Nord, che sono stati classificati in base a diversi parametri ma soprattutto in base alla percentuale di raccolta differenziata che sono stati in grado di raggiungere nel 2008. Hanno contribuito all’indagine: Legambiente, Anci, Fise Assoambiente, FederAmbiente, Conai, Cial, CoRePla, CoReVe, Comieco, Rilegno, Consorzio Italiano Compostatori, Ecodom, Re.Media, Ecolamp, Novamont, Rifiuti Oggi, Achab Group.

Fra i comuni con più di 10.000 abitanti e che non sono capoluogo di provincia che soddisfano almeno la percentuale del 45% di raccolta differenziata, ce ne sono solo due della Provincia di Ferrara: Porto Maggiore con il 46,3% e Argenta 46,1%. In tutto sono solo 16 i Comuni con più di 10.000 abitanti e non capoluogo di Provincia della Regione Emilia Romagna, che arrivano almeno al 45% di raccolta differenziata e si collocano comunque quasi tutti nelle posizioni più basse della graduatoria. In totale i comuni con più di 10.000 abitanti, classificati nel Nord Italia sono 241.

Nei capoluoghi di provincia ci sono solo due città dell’Emilia Romagna che raggiungono il 45%. Piacenza e Reggio Emilia.

Nei comuni con meno di 10.000 abitanti e che quindi devono raggiungere almeno il 55% di raccolta differenziata per entrare nella graduatoria, ci sono solo 7 comuni della Regione Emilia Romagna su un totale di ben 850 comuni classificati. Si tratta di Argelato con 67,8 % ; Fontanellato 67,8%; Cavriago con 66,7 %; Cotignola con 64,9 %; Monteveglio con 62,6%; Gattatico 62,1%; Crespellano con 59,6%;

Non so, ad occhio e croce c’è da chiedersi cosa stia andando storto in Emilia Romagna e nella nostra provincia in particolare, sulla raccolta differenziata dei rifiuti!! Voi cosa pensate a tale proposito?

rosanera

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10 commenti

  1. carlo lesina says:

    Senza entrare nei tecnicismi a me pare che manchino due cose :
    la convenienza economica e la cultura personale.
    Le aziende che smaltiscono rifiuti fanno business sulla quantità, se gli togli tonnellate gli togli fatturato e le società private o quotate devono fare utili per remunerare gli azionisti e/o la proprietà, non possono fare i bilanci “sociali”.
    La cultura personale è un fatto che riguarda tutti gli aspetti del convivere, ma nel caso specifico mi domando: cosa spinge ognuno di noi a impegnarsi per differenziare quando tutti abbiamo il cassonetto sotto casa e con 300/400 euro all’anno di bolletta ce la caviamo, se il cassonetto è a una certa distanza ci fanno lo sconto, se ho un reddito basso non pago ecc.
    Non si scambi questo come richiesta di aumenti, me ne guardo bene, per il servizio che abbiamo si paga anche troppo, le aziende che si occupano di raccolta rifiuti sono diventate carrozzoni mangiasoldi, ma continuano a raccontarci che si deve privatizzare per migliorare l’efficienza e ridurre i costi, il bello è che qualcuno ci crede ancora (vedi acqua). Queste aziende quantificano il costo della raccolta e dello smaltimento e il Comune , che oggi dovrebbe applicare la tariffa e non la tassa, prende per buono quel costo e lo spalma sui cittadini, ma quel costo è stato confrontato con quello di altre aziende? non mi risulta, chi sa come si forma la tariffa oggi in base alle norme vigenti sa di cosa parlo.
    Ad Argelato i cittadini sono insorti perchè non vogliono la raccolta differenziata, a quale Sindaco può venire in mente di complicarsi la vita proponendo una cosa simile nal proprio Comune?
    Ad ogni buon conto io differenzio e ogni sabato carico l’auto e vado a mettere i sacchetti dove devono andare, non mi costa molta fatica, offro un esempio ai miei figli e……….speriamo bene.

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  2. Muaddip says:

    Penso che la maggior parte delle considerazioni che hai fatto siano giuste, infatti se analizziamo la situazione di Argelato notiamo che si è fatto un passo indietro proprio perché l’azienda, Hera (se non erro), obbligata dal comune ha realizzato immediatamente una raccolta super differenziata che ha messo in crisi la popolazione che di punto in bianco da un cassonetto se ne è ritrovati 5 o 6.
    Ovviamente le aziende che basano i loro introiti sugli inceneritori non sono favorevoli al riciclaggio ma io penso che vi siano anche molte aziende interessate al riciclaggio quindi per una legge di mercato io ho una necessita tu non me la dai o me la dai a fatica e caro prezzo, io vado da altri che poi faranno i soldi mentre tu perderai i tuoi guadagni.
    La gente poi se incentivata, diminuzione della TIA o TARSU, e gradatamente avviata al riciclaggio anche porta a porta non penso avrà problemi ad adattarsi, alla fine è solo una questione di abitudine e anche se inizialmente sarà dura, con determinazione e con il tempo si potrebbe ottenere qualcosa di naturale.

    Sulla privatizzazione dell’acqua sono totalmente contrario perché ritengo che i bisogni primari debbano essere gestiti dallo stato per garanzia e non da privati il cui unico scopo è appunto quello di fare guadagni.

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  3. rosanera says:

    Mi dispiace che la discussione sui temi dell’ambiente non si avvii. Sapete, io ho presente la situazione di altri paesi europei, in particolare della Germania dove si ricicla da anni. Non solo, lì anche gli imballaggi con cui i beni sono venduti sono notevolmente inferiori rispetto all’Italia. Concordo con chi mi ha preceduto in questa discussione, nel dire che si può fare un business anche del riciclo dei rifiuti. Ci sono fior fiore di esperienze da prendere ad esempio e anche in Italia. Non capisco perché tanti di noi siano ancora così prevenuti e non abbiano il coraggio di fare qualcosa di più per salvaguardare l’ambiente per i loro figli. Penso che ci voglia molta più determinazione nel chiedere tutti insieme ai nostri amministratori di affrontare davvero il problema e di mettere in atto tutte le strategie possibili innanzitutto per aumentare nel breve termine la percentuale dei rifiuti riciclati. Inoltre mi piacerebbe essere certa che la percentuale irrisoria di riciclo che ora si raggiunge sul nostro territorio, sia reale e che non si verifichi invece che pochi si sbattono a differenziare e a conferire in diversi punti di raccolta a seconda del materiale, e poi CMV porta tutto all’inceneritore senza distinzione alcuna! Non dimentichiamo mai che abbiamo una multiutility CMV, che per conto dei comuni soci si occupa di gestire fra gli altri, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ma che ogni Comune è tenuto a controllare il suo operato. Il Comune in particolare è tenuto a predisporre una carta di ogni servizio che eroga al cittadino (art. 112 D.Lgs.267/2000 T.U delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) in cui fra le altre cose deve indicare gli standard che intende perseguire e anche in che modo il cittadino si può rivalere se tali standard non sono raggiunti. Non ho trovato per Cento questa carta. Magari non ho cercato bene. Voi l’avete vista?

    rosanera

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  4. Fantasia says:

    Esiste un metodo infallibile per fare partire il riciclaggio. Gia usato in germania (sempre per non citare chi fa meglio di noi). E’ sufficente una sola legge che dica che da domani il costo di un prodotto è uguale al costo di vendita + il costo di smaltimento, quindi un litro e mezzo d’acqua in plastica costa il suo prezzo + il costo che ha smaltire la plastica per la strada senza riciclaggio. Se poi tu la ricicli, ossia porti le bottiglie quando vai a fare la spesa e le metti in una macchinetta che ti da indietro i soldi, trovi immediatamente che non c’è più in giro una bottiglietta di plastica o di vetro o di alluminio. E quando dico cauzione, dico anche 0,5€ per bottiglia di vetro! Vedi come te la rubano subito se la lasci per terra per strada, c’è chi si ricarica immediatamente!

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  5. eoamedeo says:

    Mi fa piacere che venga sollevato il problema nuovamente.. già a suo tempo avevo segnalato quanto postato sopra da Fantasia..

    esperienza personale: in Olanda cassa di birra da 15 bottiglie da 0,5 l di vetro pagata circa 8 euro.. ho reso i vuoti e la cassetta mediante una macchinetta automatica in un supermercato, che mi ha ridato uno scontrino da utilizzare come buono sconto per la spesa del valore di 4 euro.. ovvero la birra l’ho pagata la metà..
    oppure a Copenhagen mi è capitato di trovarmi in un parco pubblico pieno di ragazzi e c’erano immigrati che passavano a chiedere se potevano raccogliere i vuoti abbandonati dalla gente.. perchè?perchè poi andavano a vendere questi vuoti o a ritirare la cauzione che dir si voglia.. quindi doppio vantaggio: ambiente pulito e immigrato che fa un servizio alla comunità e non “importuna” chiedendo l’elemosina o vendendo gingilli cinesi…
    Perchè in Italia no?

    Tra l altro fare business per un privato che ha idee interessanti (per lui e per l’ambiente) nel mondo dei rifiuti è quasi impossibile.. leggete la Nuova Ferrara di oggi..

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  6. re play says:

    X Fantasia.

    Ha mai sentito parlare del CONAI?
    Gia oggi (da qualche anno per la verita’) paghiamo gia’ tassa di smaltimento sugli imballaggi (plastica, vetro, carta, metallo e legno).
    Quindi lo stato in qualche modo si e’ parato gia’ il sedere in tema di smaltimento e riciclo degli imballaggi.
    Ognuno di noi paga in pratica alla fonte quanto serve (o servirebbe) al riciclo.
    Ho messo tra parentesi servirebbe perche’ sull’ effettivo funzionamento del Conai potremmo discutere fino a domani…

    Altra cosa e’ la coscienza civica di chi conferisce nei cassonetti ogni ben di Dio.
    Manca (a Cento almeno) anche lo stimolo al riciclo perche’ mancano semplicemente regolamenti e mezzi per realizzarlo

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  7. Fantasia says:

    Il Conai non impone il riciclaggio, io pago il conai e al termine lascio i cartoni per strada… il concetto diverso è se l’imballaggio ha un costo REALE dovuto al mancato smaltimento, se lo rendi allo smaltimento hai indietro una cauzione, come la cassa di birra dell’esempio sopra.
    Quanto dovrebbe costare la bottiglia d’acqua in plastica, dato che al termine dell’uso quasi nessuno la invia al corretto riciclaggio? Perchè non chiedere 1 euro di cauzione per bottiglia da rendere quando la rendi vuota? In germania fanno proprio così, con tutto. E funziona, ci sono macchinette automatiche dove metti le bottiglie, le lattine ecc.
    Il costo della cauzione è proporzionale alla difficoltà di riciclarlo in caso che non venga correttamente smaltito. Un esempio, un imballaggio di cartone certamente è meno dannoso di uno di plastica, quindi le industrie tenteranno di utilizzare gli imballaggi dove e come serve, senza abusarne.
    Oggi per esempio ho comprato un oggetto per l’informatica, il peso non supera certo i 10 g, ma il cartone che lo conteneva era 100g… doveva fare bella vista sullo scaffale, occupare spazio nel trasporto e il contenitore haimè non so se l’ho riciclato o se l’ho lasciato in giro. Se mi avessero reso 1€ gli lasciavo subito la scatola!

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  8. rosanera says:

    Mi permetto di segnalare a questo blog questo indirizzo dove si può seguire un video che é illuminante sulla situazione dei rifiuti nella nostra scellerata Italia e in Regione Emilia Romagna in particolare. Forse è da qui che dobbiamo partire per discutere su questi temi.

    rosanera

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  9. rosanera says:

    Quello di questa discussione é un silenzio assordante! E’ una lama che taglia nel profondo dell’anima e della vita di chi questo cavolo di paese proprio non lo merita!

    rosanera

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  10. josergio says:

    @rosanera

    hai ragione; ma ancora non è certo che sia hera (anche se molto accreditata) a rilevare il surplus di azioni che per la nuova legge il comune deve vendere, aspettiamo i primi passi ufficiali, poi vedrai che del rumore ne verrà fatto!

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