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nov 02 2010

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L’avventura Oerlikon


Sono stato taciturno riguardo la situazione della Oerlikon in questi ultimi mesi.
Non ne ho parlato non perché non nutro rispetto per i vari lavoratori, ma perché non volevo cavalcare le ali della propaganda e della retorica.
Sarò “giovane” ma sono anche lavoratore e so perfettamente cosa vuol dire e cosa significa passare quello che passano quei lavoratori.
So quello che significa vedere la propria azienda crollare e vedersi il proprio mondo implodere senza che nessuno ti dia una mano anche solo a capire la giusta strada da seguire per uscirne al meglio. So cosa significhi sentirsi Miserabili e senza più voglia di combattere perché il sistema ti ha stroncato e hai perso la fiducia nel domani visto anche tutto quello che ci capita attorno.

Ritornando però alla Oerlikon, adesso sui giornali si parla di spostare gli ultimi macchinari e della possibilità di acquisto ormai si è persa ogni speranza, alla faccia delle certezze date da certi personaggi politici comunali, e la Cassa Integrazione in Deroga è ormai una realtà.
Ora il coordinamento della sinistra ha avviato una raccolta firme per sollecitare il comune, la provincia e la regione ad intervenire per impedire che gli ultimi macchinari vengano rimossi, io personalmente però non vedo in questo nulla di troppo concreto per quei lavoratori.
Così io ho deciso di proporre un’altra cosa, che come lavoratore mi sento di voler fare.
Metto a disposizione il mio aiuto come singolo cittadino e lavoratore.
Con questo intendo che se i lavoratori faranno manifestazioni, picchetti davanti alla fabbrica o altre cose in cui sia richiesto un aiuto e/o la presenza di più persone possibili, io proverò di esserci per dargli una mano.
In fin dei conti dovremmo farlo tutti perché oggi sarà la Orlikon, ma poi potrebbe essera un’altra e un’altra ancora e potrebbe capitare ad ogniuno di noi di trovarsi in quella situazione e sapere di poter contare sull’aiuto di altre persone, sulla solidarietà vera di comuni cittadini che si mettono in gioco per darti una mano potrebbe essere veramente quel qualcosa che non ti fa più diventare Miserabile e allo stesso tempo ti sprona a lottare fino in fondo per la tua azienda, il tuo lavoro e la tua famiglia.
Noi siamo uomini e non semplici e sostituibili ingranaggi di un sistema che produce ricchezza per pochi. Dobbiamo essere rispettati!

Termino ricordando poi che il terreno è ancora Fiat e che se tutto fosse dismesso, da PSC potrebbe diventare anche area abitativa poiché molto vicino al centro cittadino. Non vorrei che ci fossero anche interessi a riguardo per rendere Cento ancora più urbanizzata.

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19 comments

  1. Vale

    riguardo la situazione dell’Oerlikon ma anche ad altre situazioni presenti sul nostro territorio emiliano e non, vi faccio vedere un video di Silvano Agosti che fa riflettere molto sulla situazione in cui si trovano migliaia di lavoratori.
    Va be, è vero ,bisogna lavorare per poter vivere in questo mondo perchè senza soldi non si campa, però è pure vero che la vita è una sola e non può trascorrere sottomettendosi ad una schiavitù cosi esagerata, come per esempio è successo a Pomigliano dove ora gli operai per continuare a lavorare sono obbligati addirittura a vedersi negato il diritto alla mutua per i primi 3 giorni ed il diritto allo sciopero.
    Purtroppo io sono molto deluso dai Sindacati, gente che si è venduta al potere e che non fa più gli interessi del lavoratore ma del potente di turno, un sindacato politicizzato è solo una grande umiliazione per il lavoratore, non ci può essere ne destra e ne sinistra sul diritto di sciopero e sul diritto alla mutua ma abbiamo assistito anche a lotte per discutere questo.
    Ci vorrebbe una rivoluzione anche all’interno dei sindacati (come quella che sta avvenendo in politica con i partiti, che ormai non esistono più…sono in stato vegetativo che campano con i finanziamenti che lo stato gli da), nessuno dovrebbe iscriversi così trovandosi senza soldi saranno costretti a rimboccarsi le maniche oppure verranno sovrastati da chi è meglio di loro.
    il sindacato serve, ma purtroppo in questo momento non produce frutti, probabilmente il programma della loggia massonica P2 è andato in porto, volevano il pieno controllo sui Media e dividere i Sindacati, ci sono riusciti, e deducete voi grazie a chi!
    Massima solidarietà ai lavoratori in cassa integrazione o ancora peggio ai licenziati, capisco che essere trattati come un numero è una cosa umiliante, mi trovo più o meno anche io nella loro situazione, schiavo di un datore di lavoro che deve inchinarsi alle esigenze della produzione, si proprio come in un film porno!

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  2. riccardo

    L’avventura oerlikon a Cento(e forse non solo) è ufficialmente finita,tra i reduci,i più “fortunati”arriveranno alla pensione con tre anni di mobilità ed un modesto incentivo,gli altri sono in mobilità alla ricerca di un lavoro che alla lunga prevedo positiva per un ristretto numero di dipendenti,quelli che hanno accumulato una maggiore professionalità,parlo per il settore metalmeccanico di riferimento.per tutti gli altri,la vedo grigia senza l’intervento delle pubbliche istituzioni,le quali tra l’altro di questi tempi non hanno certamente fondi a sostegno.
    Il problema della delocalizzazione delle produzioni,non è ancora stato affrontato da nessuno ,neanche dai sindacati che lo vivono in prima persona.Stanno tutti a scannarsi tra destra e sinistra,mentre dovrebbero pensare che chi lavora,lo fa per mangiare e basta.Dopo la perdita del comparto zuccherifici(imposto dall’europa!!! e noi coglioni eseguire!!)ora la deindustrializzazione progressiva e selvaggia del comparto manifatturiero metalmeccanico e non(fiat auto in serbia-polonia,e tanti altri nelle cronache di questi mesi) e noi stiamo a sentire chi in tv parla di montecarlo o della ruby!!!! saluti riccardo

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  3. Muaddip

    Non so che altro dire o fare a parte mi dispiace per tutti quei lavoratori che ora avranno il duro compito di cercarsi nuovamente un posto di lavoro.

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  4. Franco Battisodo

    Siamo un paese che stimola le imprese alla fuga, e non offre il minimo appiglio a chi vorrebbe venire qui a mettere in piedi qualcosa. E non è nemmeno un problema di costo del lavoro, in Germania è molto più alto che in Italia, ma gli stipendi crescono a fronte di una produttività straordinaria.
    Avremmo solo da imparare da un paese che dopo essere stato raso al suolo, ha saputo diventare il numero 1 un Europa. E senza bisogno di “svalutazioni competitive” i cui effetti paghiamo ancora oggi.

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  5. Giuseppe

    Siamo un pAESE (con la p minuscola) che simola i “padroni” da tutto il modo a sfruttare i ponti d’oro fatti dai governi di centro-X a mafiosi, affaristi, evasori, speculatori, banche , finanziarie, assicurazioni infedeli ecc.ecc.
    Fino a pochi anni orsono avevamo una produttività superiore ai giapponesi.
    Cosa è successo?
    E’ successo che a trattare i “padroni” col Kitekat, quelli non sanno più prendere i topi.
    E oggi, da veri “falsi invalidi” della società pretendono tanto senza dare nulla.
    In particolare gli eredi dei gRANDI capitalisti del passato.
    Sentire un discorso della Marcegaglia o della Guidi è più sconcio di un film pornografico.
    La Germania è stata ricostruita anche dagli italiani che come mio padre e i mei zii, negli anni ’60 andarono in quel Paese ancora pieno di macerie e contribuirono a ricostruirlo.
    La Germania rispetta la sua forza lavoro sia autoctona che immigratta e qui sta la sua forza.
    Chi tratta i lavoratori come esseri inferiori da spremere e buttare taglia il ramo su cui sta seduto.
    Speriamo che cada e si faccia molto male.
    Altra forza dei tedeschi è la compattezza. Da loro nessuno si sogna di non aderire a uno sciopero, nessuno fa la gara personale per ingraziarsi i capi o i padroni aprendo pericolose falle nella diga che contiene i diritti di tutti.
    Perchè in Germania, i colleghi scioperanti, i crumiri non li strattonano e non li sputano, ma li isolano e gli fanno capire che non se la possono cavare con un po’ di botte. E quelli sapendo che coi tedeschi non si scherza, abbozzano per evitare un peggio che se da noi è (spesso) una vuota minaccia, in Germaniua è una certezza.
    E in germania c’è la divisione dei ruoli. Non esiste che uno o due sindacati facciano l’amore coi padroni.
    Con quello che ha avuto la FIAT dallo sTATO, si potevano creare dal nulla 3 VOLKSWAGEN e se solo un decimo di quei soldi fosse restituito ai lavoratori cui sono stati estorti (dato che le tasse le paghiamo solo noi), oggi i lavoratori Oerlikon e molti altri potrebbero vivere di rendita!!!
    Oggi invece di liberarsi delle proprie catene, paradossalmente i lavoratori espongono un cartello:
    Imprenditore CERCASI.
    Peccato che oggi i veri imprenditori “con le palle e con il cuore” come Adriano Olivetti, Ferruccio Lamborghini, Enrico Mattei ecc. siano una merce assai rara, almeno quanto i politici che negli stessi anni fecero aprire quelle stesse industrie del centese.

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  6. indeZènt

    Riportiamo integralmente il contenuto di una email arrivataci ieri da parte del Coordinamento della Sinistra a Cento.
    ________________

    In risposta al nostro appello che chiedeva di non spostare i macchinari Oerlikon, l’assessore Muzzarelli, assicura che la Giunta regionale SEGUE LE VICENDE OERLILKON con la massima determinazione, sia in sede locale che nazionale. Innanzitutto la Regione cerca di ottenere dal Governo il rinnovo dell’accordo sugli ammortizzatori sociali ed a sostenere le politiche di innovazione e sviluppo delle imprese per creare nuovi posti di lavoro. IN allegato la risposta integrale al nostro appello
    …………
    Al Coordinamento Sinistra Cento
    Gentilissimi,
    In riscontro alla Vostra del 30 ottobre 2010 siamo ad informarVi che la questione dei macchinari in Oerlikon è regolata da un accordo sindacale che prevede che 48 macchine, a seguito della cessazione della attività, vengano rimosse. Si tenga conto che in fabbrica rimarranno comunque svariate centinaia di macchine compreso le rettifiche e tutti i trattamenti termici. In sintesi una filiera produttiva completa, in grado di produrre efficacemente ingranaggi del tipo di quelli prodotti sino a qualche mese fa. Le macchine in spostamento sarebbero state destinate ad altri stabilimenti del Gruppo anche se fosse andata a buon fine l’operazione di cessazione prevista che poi non si è realizzata non avendo l’acquirente capitalizzato adeguatamente la NewCo appositamente costituita.
    Comprendo che i motivi di preoccupazione restano, ma vi assicuro che il governo regionale continuerà a seguire la crisi Oerlikon con la massima determinazione, sia in sede locale che nazionale. Inoltre, come sapete, siamo tenacemente impegnati ad ottenere dal Governo nazionale il rinnovo dell’accordo sugli ammortizzatori sociali ed a sostenere le politiche di innovazione e sviluppo delle imprese per creare nuovi posti di lavoro. La politica nazionale non ci aiuta, ma noi continueremo tenacemente. In particolare io credo che dobbiamo tener fermo il punto principale di forza che abbiamo costruito fino ad oggi e cioè l’unità dei lavoratori, dei sindacati e delle istituzioni locali.
    Scusandomi per il ritardo della risposta vi invio i più cordiali saluti.

    Gian Carlo Muzzarelli

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  7. riccardo

    Qualora dovesse spuntare un nuovo compratore che decidesse di produrre nuovamente ingranaggi per il settore macchine agricole ,si troverebbe comunque davanti alla necessità di un ingente investimento in macchine utensili,perchè con gli attuali “ferrivecchi” rimasti non si può produrre a costi competitivi.Vero che il reparto trattamenti termici è funzionante e produttivo,le 48 macchine prelevate da Oerlikon sono (ovviamente) le più performanti,le circa 400 rimanenti hanno la data di costruzione che và dagli anni ’70 agli anni ’90,gli ultimi anni che si è visto acquistare qualche macchinario nuovo,infatti con la recente ultima proprietà gli investimenti per rinnovo parco macchine sono stati quasi azzerati,a parte l’acquisto di un paio di macchine nuove di scarso valore,sono state fatte solo revisioni parziali,quando i nostri diretti concorrenti ogni anno investivano milioni di euro.L’acquisizione di oerlikon è stata fatta al solo scopo si acquisire le nostre ingenti commesse ordini,prontamente e progressivamente delocalizzate tra india,bari e torino.Scusate lo sfogo,ma dopo averci lavorato 32 anni vedere questo sfacelo fa male. Saluti

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  8. Giuseppe

    Caro Riccardo,
    capisco molto bene quello che dici e non ti devi giustificare, perchè il tuo non è uno sfogo ma una impietosa foto della realtà. Solo chi vive dall’interno una vicenda può esprimersi con tanta precisione. Noi da fuori, sia pure con tutta la buona volontà di questo mondo non possiamo comprendere così a fondo certe situazioni come chi invece ci ha lavorato per tanti anni e ha vissuto i cambiamenti sulla propria pelle.
    E’ proprio di questo che dovete fare tesoro. Questo “sapere” deve essere capitalizzato perchè una buona analisi della situazione è già una mezza soluzione.
    Conoscere le residue potenzialità, dei macchinari e delle persone rimasti può aiutare a individuare su quali produzioni si potrebbe orientare una nuova proprietà. O perchè no una cooperativa tra i lavoratori rimasti esentata dall’affitto a FIAT e che ereditasse in cambio di 1 euro i macchinari dalla vecchia proprietà inadempiente degli obblighi assunti a suo tempo.
    So che è una strada tutta in salita, aggravata dalla crisi mondiale dell’auto e dal ’68 dei “padroni” in corso in questi anni neri. Ma so anche che l’orgoglio del proprio lavoro è una forza che può vincere qualsiasi battaglia.
    Magari tra voi c’è qualche progettista con le palle, che ben conoscendo l’azienda e il suo mercato, può dar corpo a nuovi prodotti rilanciando un’azienda che non fu pensata per 200, ma per 1000 e più persone e senza prodotti innovativi e con un organico sempre più piccolo si avvierebbe inevitabilmente alla chiusura.
    Spero di non aver detto solo delle ovvietà e che queste mie poche idee possano risultare utili.
    Un saluto e un abbraccio fraterno da
    Giuseppe Bellanova.
    Delegato RSU-FIOM
    della Calzoni srl

    (n.d.r. Ore 23.48)
    Un’altra cosa che mi viene in mente è che molto spesso le macchine utensili non diventano obsolete nella meccanica ma soltanto nella parte di controllo e l’usura delle parti principali di una macchina utensile è veramente modesta. Quindi anche il riammodernamento di un parco di ben 400 macchine (quasi 2 a testa) sarebbe una prima attività interessante.
    Una parte delle macchine riammodernate potrebbe essere venduta e il resto affiancato da macchine moderne e competitive acquistate con il ricavato. Si potrebbe inoltre attingere a fondi per questo tipo di operazioni.E quindi alleggerire per questa via l’investimento richiesto alla nuova proprietà/cooperativa.Poi certamente l’area non sarà utilizzata al 100% da una forza lavoro ridotta a 1/5 di quella degli anni ’70 e si potrebbe perciò pensare anche ad una nuova e diversa attività industrale da insediare nell’area liberata delle macchine vendute.
    E poi sono certo che di idee ne avete tante e magari migliori. Si tratta solo di trovare gli appoggi reali e la volontà politica per metterle in atto.
    Ciao..
    Giuseppe.

    (n.d.r. Unione di due interventi consecutivi)

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  9. Giuseppe

    E su Oerlikon,
    tutto tace???
    Nessuno che faccia qualcosa di concreto?

    Ciao,
    Giuseppe.

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  10. riccardo

    Novità alla Oerlikon! La direzione ha fatto sostituire la vecchia bandiera recante il logo aziendale con una nuova………….Dai Sindacati invece che hanno riposto gli striscioni esposti davanti alla fabbrica,nessuna notizia!!!
    Da fuori sembra che la crisi aziendale sia acqua passata e che i dipendenti siano in ferie natalizie come anche tutti i politici che ci avevano assicurato sostegno(Errani,Bratti,Zappaterra,Tuzet,quelli che ricordo)
    Saluti
    Riccardo

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  11. riccardo

    A seguire una lettera di un collega cassintegrato oerlikon che ben rispecchia quanto vissuto.
    Saluti,Riccardo

    UN NATALE SENZA LAVORO
    la Nuova Ferrara — 19 dicembre 2010 pagina 01 sezione: PRIMA PAGINA

    Visto che la vicenda Oerlikon Graziano non interessa più a nessuno, nonostante abbia creato oltre 200 disoccupati e la chiusura di uno stabilimento storico per l’economia centese (che a metà degli anni 80 contava oltre 1.340 lavoratori), da dipendente (o meglio da cassintegrato) volevo cogliere l’occasione delle festività natalizie per rivolgere il mio pensiero a tutti coloro che hanno permesso che ciò accadesse in maniera diciamo così poco onorevole. Grazie alla proprietà che ha colto l’occasione della crisi per scaricarci (nonostante il 70% del suo attuale fatturato derivi dalle nostre commesse, perché noi eravamo la Fiat trattori). Grazie a tutte le istituzioni a livello comunale, sindaco e giunta: tutto quello che hanno saputo fare è stato un consiglio straordinario dove tutti, compresi due senatori, si sono riempiti la bocca di paroloni e promesse varie mai mantenute. Grazie ai presidenti di Provincia, Regione e assessori che hanno a cuore il caso Oerlikon solo quando si tratta di avere visibilità per poi sparire quando si tratta di fare qualcosa. Grazie ai sindacati a tutti i livelli, che hanno il triste primato di aver agevolato in tutti i modi che ciò avvenisse nel modo più indolore possibile (chiaramente per l’azienda). Concludo con un’idea per i miei colleghi: visto che in molti sono convinti che essere un cassintegrato sia un privilegio, propongo di non rinunciare ai regali per i propri figli, ma mancando poi i soldi per il mese, di andare a turni a mangiare a casa di chi ha fatto solo promesse (mai mantenute) e che nella sventura ha preso solamente in giro tante famiglie: tanto chi se ne frega, a loro le tasche non verranno mai toccate. Buon Natale. –
    Un dipendente Oerlikon

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  12. Giuseppe

    Io non mi sono riempito la bocca di paroloni e non ho collegi da coltivare o cariche da difendere.
    Ho preso le ferie per marciare accanto ai compagni della Oerlikon. Non cerco visibilità, ma cerco nel mio piccolo di dare un contributo. Ho parlato con quelli della mia parte politica a Ferrara, ho parlato con sindacalisti e singoli dipendenti. Ho esultato leggendo il Carlino quando tutto pareva mettersi a posto, ho sofferto quando le cose sono tornate in alto mare.
    Ho suggerito qui e altrove le soluzioni che la mia esperienza di tecnico poteva immaginare.
    Non ho potere e sul territorio di Cento anche il mio partito ha poco peso. Ma come lavoratore e come compagno, delegato FIOM nella mia azienda, per quel po’ che può contare sono con voi.
    Vivo una situazione migliore, ma non dissimile da quella della Oerlikon, anche noi ridotti da 820 degli anni ’80 a circa 130 di oggi. Anche noi vittime di appetiti immobiliari. La ditta è sopravvissuta, ma non è più la stessa. Anche noi in mano a multinazionali.
    Che dire?
    Auguri a tutti noi lavoratori d’Italia per un 2011 di ripresa e di lotta.

    Giuseppe.

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  13. riccardo

    Quello che mi spaventa è che nessun politico(men che meno quelli al governo)affronta criticamente il sistema di delocalizzazioni che si è instaurato in italia ormai da anni,capisco il basso costo del lavoro,ma non capisco quale tornaconto possa avere il sistema italia, azzerando tutto il comparto manifatturiero otterremo solo il risultato di deprimere il mercato interno,aumenteranno ancora esponenzialmente i disoccupati e i poveri,già ora i giovani sono senza lavoro e pure gli anziani che lo perdono a causa di crisi aziendali.Sembra che alla fiat abbiano capito come uscirne,rinunciare ai diritti acquisiti,meno diritti,più lavoro e meno stipendio,qualche politico ha già sentenziato che la sicurezza è un costo che non ci possiamo permettere…migliaia di morti sul lavoro ogni anno….e tra qualche anno i costi(e i morti) del lavoro saranno equivalenti ai paesi ora in via di sviluppo…e noi saremo molto più poveri e bisognosi(ricattabili?) Auguri a tutti i lavoratori italiani
    Riccardo

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  14. Giuseppe

    Caro Riccardo,
    quello che spaventa anche me è proprio questo. Il progressivo smantellamento dell’industria nazionale, ridotta ormai a piccole realtà gestite a conduzione familiare dai pochi caparbi imprenditori veri rimasti e sistematicamente distrutte o svendute a multinazionali entro la seconda generazione successiva al fondatore.
    Mentre le proprietà delle industrie di base, invece di fare impresa, fanno politica elemosinando o più propriamente estorcendo contributi statali in uno scambio di favori con politici compiacenti di centro-X.
    Oggi abbiamo il sopravvento dell’economia sulla politica. Con la scomparsa del PCI, i lavoratori non hanno più una rappresentnza politica di peso sufficiente e ormai rimane solo la FIOM e i partiti + la sinistra diffusa nati dai cocci di Rifondazione.
    Ma il problema non è di bottega, bensì molto più grave. I lavoratori non hanno la cognizione che la deindustrializzazione dell’italia e il suo conseguente spopolamento è una scelta fatta ai massimi livelli dalla massoneria internazionale.
    E a questa fanno capo sia Prodi che Veltroni. (cfr. “Il Club Bilderberg” Arianna Editrice) Il premio per aver contribuito a smontare e trasferire l’industria nazionale è stato la promozione del primo a livello europeo.
    Solo dei politici con un paio di palle così. incuranti del pericolo di fare la fine di Aldo Moro o di Enrico Mattei, potrebbero riappropriarsi del loro ruolo. Ma per non far fallire e rendere inutile un’esposizione personale a questi livelli, servirebbe un seguito popolare del livello appunto di Moro o Berlinguer (non a caso “il compromesso storico” nacque dalla considerazione di questi pesanti vincoli internazionali e non da una deriva socialdemocratica del PCI).
    Mi dirai: “che c’azzecca con i problemi Oerlikon?”
    c’Azzecca, perchè quando le crisi non sono risolvibili con gli strumenti dell’economia, allora deve entrare in campo la Politica con scelte coraggiose e illuminate non condizionate dai “poteri forti” che a questa Politica (con la P maiuscola) si devono sottomettere.
    Hai già capito quanto siamo lontani da questa condizione e quindi quanto sia difficile una soluzione per le vie maestre.
    Rimane la possibilità che ho suggerito in un mio precedente intervento, trovare nel breve un imprenditore che si accolli il problema o creare una o più coop tra i dipendenti di ogni stabilimento .
    Ma anche qui serve una scossa dal mondo politico con gesti reali (anche fastidiosi per FIAT e Oerlikon) ma indispensabili per riavviare una realtà aziendale prima che si spenga del tutto.

    Fraterni saluti.
    Giuseppe.

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  15. Muaddip

    Oggi sembra essersi concretizzato il più grande e grave attacco ai lavoratori italiani dal dopoguerra ad oggi.
    - Arriva il Big Bang sindacale
    La Fiom-Cgil, l’unico sindacato che giustamente non vuole mollare i diritti dei lavoratori è stato per la prima volta messo all’angolo, non solo dalla Fiat … (continua sul Forum)

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  16. Riccardo

    Situazione Oerlikon Cento,il carlino Bologna di ieri 13/03/11 annunciava uno spiraglio di uscita dalla crisi e addirittura una assunzione di 20 dipendenti,peccato che parlasse dello stabilimento di Porretta Terme……….chissà se qualcuno ricorda che a Cento nello stesso gruppo hanno perso il lavoro in 220.
    Attendiamo azioni o repliche da sindacati e politici interessati
    Saluti
    Riccardo

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  17. Giuseppe

    Caro Riccardo,
    Sono intervenuto in tempi non sospetti e devo dire che mi stupisce tutto questo silenzio sulla vicenda. Che siano tutti impegnati con la campagna elettorale????
    Io appartengo ad un piccolo Partito, messo all’angolo da forze potenti. Le stesse che stanno chiudendo l’Oerlikon. Quel Partito un tempo si chiamava PCI ed era il baluardo dei diritti degli operai. Noi che ne siamo politicamente i legittimi eredi, abbiamo raccolto veramente poco di quella grande organizzazione e prima che siamo riusciti a ricostruirla passeranno probabilmente decenni. Ci hanno fatto intorno terra bruciata e questi sono i risultati. Ma non rinunciamo.
    saremo sempre vicini alla nostra gente, anche a quelli che ci hanno voltato le spalle abbagliati dagli inutili demagoghi che oggi vengono usati per sfogare la protesta popolare. E dopo il V-Day avremo tutti un posto di lavoro o una pensione degna???? E dopo le sparate di DiPietro ricominceremo a lavorare a tempo pieno??? E caduto Berlusconi, tornerà una DEMM-Graziano-Oerlikon da 1.000 operai???? No non basta. Anch’io urlo i miei slogan pesantissimi in piazza.
    Ma sfogarsi non basta e il tempo non sarà poco, ma noi Comunisti intanto siamo in cammino e la nuova Italia ricomincia da qui.
    Se non fermiamo i “Marchionne”, cadranno anche la VM e molte altre. Dobbiamo fare qualcosa, ma tutti insieme per contare di più. Nessuno si può salvare, da solo.

    Giuseppe Bellanova
    Delegato FIOM
    Calzoni srl

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  18. riccardo

    Stiamo vivendo un periodo di totale arretramento culturale e politico,mai avrei pensato di arrivare a vedere e a vivere uno sfacelo simile,ho 53 anni(36 da metalmeccanico),ho visto le lotte operaie,le lotte per il potere politico,le conquiste sindacali,in fondo ad ogni battaglia veniva comunque garantita la sopravvivenza dei soggetti più deboli,gli ultimi anelli della catena produttiva,gli operai non diventavano ricchi ma con sacrifici debiti e magari 2 o 3 lavori riuscivano a comprarsi la casetta e a garantire un futuro meno gramo ai figli,quello che chiamano ascensore sociale,il figlio dell’operaio che diventava ingegnere,medico ecc.Tutto questo ce lo siamo persi per strada e non ci sono per niente segni di inversione di tendenza,la produzione manifatturiera emigra in massa verso nuove e sottopagate maestranze e magari sono proprio loro, a delocalizzare i figli degli operai diventati imprenditori.Si è persa la voglia di lotttare e anche la memoria storica ,abbiamo la pancia piena,crediamo a tutto ciò che ci propinano i media,anzi se lo dicono in tv sicuramente è vero!!! ma alla fine pagano e pagheranno sempre i più deboli.

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  19. Giuseppe

    Il nemico pubblico numero 1 si chiama MAASTRICHT.
    Da allora è andato tutto a rotoli per chi vive del proprio lavoro.
    Non abbiamo capito in tempo la pericolosità di “quella” europa e ora abbiamo davanti un nemico molto forte.
    Ma possiamo ancora farcela. Ripristinando gli stati nazionali e la loro sovranità.
    Lula non difende un “delinquente” ma la propria soovranità nazionale e così pure Gheddafi attaccato per il petrolio dai soliti noti grazie a un pugno di rinnegati armato da mani straniere come già l’UCK in Kosovo. E i nostri soldi se li mangiano l’Europa da un lato e il “federalismo fiscale” dall’altro.
    Ma l’82% di “coglioni” come giustamente li definì Berlusconi fece karakiri dei propri diritti votando il maggioritario per lamentarsi poi delle ovviamente conseguenti CASTE.
    La tanto sbandierata stabilità infatti è solo per lorsignori che ci hanno strappato un 30% di reddito nazionale mentre la stabilità delle nostre famiglie non è mai stata più a rischio.
    ***********GOVERNI E MONETA STABILI = POPOLI POVERI. *****************
    La lettera di licenziamento in tasca dovrebbero averla i poloitici e gli amministratori pubblici. Non i govani operai ricattati!
    Quando si votava in media ogni anno e mezzo, almeno per strappare i consensi, facevano qualcosa.
    Oggi che un governo o una giunta durano non più 4 anni, ma un intero lustro, le strade ci fanno venire i coglioni in gola da quante buche ci sono. le scuole sono fatiscenti. L’assistrenza sociale è ai minimi storici. Le bollette “privatizzate in nome dell’efficienza” ci taglieggiano lo stipendio.
    Non devono più “comprare” i voti delle masse e quindi usano i soldi pubblici (nostri) solo per foraggiare gli amici degli amici che con l’aiuto degli astenuti, gli garantiscono una facile rielezione.
    La massoneria internazioale e le sue articolazioni più reazionariehanno messo in atto un piano restauratore che ci priva di ogni potere. Altro che unità d’Italia.
    Oggi siamo come i balcani e se perdiamo anche l’unità della lingua patria, e la scuola pubblica, rischiamo di finire come la Jugoslavia. L’ignoranza ritorna prepotente a privarci anche della speranza.
    Se non capiamo questo, non andiamo da nessuna parte.
    I problemi di oggi vengono da lontano. Almeno dal maledetto quinquennio 1989-1994.
    Ricordate il muro? La Bolognina? La concertazione? Il governo Amato? La discesa in campo di Berlusconi?
    Ecco perchè è tanto difficile salvare l’OERLIKON.

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