

E’ difficile per chi come noi cerca di dare un commento ai fatti di cronaca accaduti scrivere un articolo senza che dieci minuti dopo esso non sia già vecchio e sorpassato. I drammatici accadimenti della settimana trascorsa ci hanno di nuovo scaraventato con violenza nell’incubo nucleare (post precedenti: 1 – 2 – 3 – 4). Non è passata nemmeno una settimana che la notizia del devastante terremoto Giapponese è già passata in secondo piano scalzata dalla ormai intrapresa guerra alla Libia, che improvvisamente pare essere diventata uno stato “canaglia” da abbattere ad ogni costo. C’è un filo rosso (oppure verde, viola, giallo, come volete voi insomma) che lega tutte le grandi tragedie di quest’ultimo decennio – non voglio andare più indietro per decenza – ed è la sete di energia che opprime la civiltà del nostro tempo, convinta strenuamente di poter continuare sulla strada di un progresso senza fine, al quale per andare avanti serve proprio tanta energia. Sono tempi cupi. Si dichiara guerra al dittatore Gheddafi (che se ne sta là al suo posto dal 1970 circa e che poco tempo fa era a Roma a festeggiare con il vostro – non mio – presidente e la solita pletora di ragazze desnude) perché fanno gola i suoi giacimenti di gas e petrolio.
Si tace sulla reale portata della tragedia di Fukushima perché in fine dei conti i grandi produttori di energia di tutto il mondo non possono ammettere che l’energia nucleare per come la sappiamo creare (dalla fissione dell’atomo) è una grande bufala. E’ un po’ come se per andare a Bologna prendessi l’aereo. Nessuno me lo vieta ma è antieconomico oltre che molto costoso.
Se ricordate qualche tempo fa i giornali e le televisioni ci hanno bombardato con una campagna pubblicitaria commisionata dal Forum nucleare italiano presieduto da Chicco Testa (famoso ambientalista “convertitosi” alla causa dell’atomo. Lo spot è una partita a scacchi condotta da due persone che sono la stessa persona. Entrambi dicono la stessa cosa: mi sta a cuore l’ambiente perciò sono contrario al nucleare; l’altro è favorevole perché gli sta a cuore l’ambiente. La campagna è ambigua (tanto che è stata ritirata): la voce di quello favorevole al nucleare è pacata e distesa. Quella dell’ambientalista (chiamiamolo sbrigativamente così) è piena di astio, come chi non ha argomentazioni a supporto della sua tesi e quindi si arrabbia e basta.
Poi venerdi scorso succede quello che succede, che è possibile succeda visto che viviamo sulla crosta di un pianeta che al suo interno è una palla di roccia fusa.: il terremoto colpisce il Giappone (come avrebbe potuto colpire altri luoghi nel mondo) segue un maremoto devastante e la centrale nucleare di Fukushima subisce gravissimi danni tanto che si parla di possibile fusione del nocciolo di uranio e di effetti peggiori di quello di Chernobyl. Era solo questione di tempo. sarà solo questione di tempo perché succeda un altro disastro, o per via di una catastrofe naturale o per un errore umano. E intanto per continuare a foraggiare questa presunta civiltà con l’energia necessaria anche in Italia si accarezza l’ipotesi nucleare, che conviene a tutti tranne che al cittadino che a fronte di costi faraonici di costruzione e manutenzione delle centrali (sicurissime però) potrà contare su un risparmio del 4% delle altre energie importate. Qualche mese fa su Report è stato possibile “gustarsi” una completa inchiesta sul Nucleare in Europa. Io l’ho vista e sono rimasto sconcertato. Costi di costruzione per centrali raddoppiati rispetto alle stime (e si parla di miliardi di Euro), materiali di costruzione scadenti e poi il grande problema delle scorie. Sono tante, sono letali per la salute e non si sa dove metterle, un po’ come chi scopa la polvere sotto il tappeto per nasconderla. Attualmente si usano miniere di sale, cave sotterranee e tombe di cemento armato. Quello che dò angoscia è che gli stessi responsabili dei centri di stoccaggio affermano che le miniere di sale non saranno una soluzione definitiva. in futuro qualcuno ci penserà..
Certo. Se ci sarà un futuro. Le speranze ahimè per ora non sono molte. E tutto questo a che pro? chi ci guadagna? beh, i soliti pochi al danno di molti. Chiudo per non rischiare di essere prolisso rivolgendo una domanda a questi illuminati governanti ed imprenditori che hanno guadagnato cifre inimmaginabili speculando sulla sorte di milioni di persone, producendo veleni, distruggendo l’ambiente in Giappone come in Russia…cosa ve ne farete di tutto il vostro denaro quando non ci sarà più un posto dove metterlo o spenderlo? quando sarà solo carta da culo?
Lanciata da Geenpeace la raccolta firme per chiedere al ministro Maroni di accorpare alle prossime amministrative anche i referendum e devolvere i soldi risparmiati al Giappone.
Se volete fare qualche donazione per aiutare il Giappone a riprendersi dal terremoto, tsunami e incidente nucleare, andate pure sul sito della croce rossa giapponese o sul sito dell’ambasciata giapponese in Italia.


6 comments
josergio
21 marzo 2011 a 12:41 (UTC 2) Link to this comment
in questi giorni a roma si sta discutendo sul futuro del nucleare in italia, lo so per certo, l’informazione mi arriva direttamente da un partecipante a questi “congressi” una persona che anche molti, se non tutti, i lettori di questo blog conoscono; Sandro Tirini! L’ho incontrato ieri mattina, è partito nel primo pomeriggio di ieri per roma, e ho scambiato con lui più di due chiacchere anche in merito a questo argomento (è suo sospetto che questo incidente segni la fine del nucleare). Aspettiamo però che torni per avere informazioni vere sul nostro (intendo italia intera) futuro! Eventualmente prepariamoci una serie di domande da porgli credo, anzi sono certo, che non rifiuterà il dibattito!
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marcobix
21 marzo 2011 a 22:27 (UTC 2) Link to this comment
Dibattiamo pure, ma mettiamo un punto fermo: nucleare o non nucleare quello che non possiamo fare come paese è dare in mano alla nostra politica certe scelte, non possiamo affrontare il problema,
Centrali o non centrali ci sarannno preventivi che quintuplicheranno, montagne di soldi che spariranno, siti scelti che si riveleranno sbagliati, tecnologie scelte che daranno problemi, eventi non previsti, tempi di realizzazione che non saranno rispettati, problemi di ogni tipo sottovalutati o taciuti o minimizzati.
Non mancano i cervelli e le tecnologie, manca il senso istituzionale del fare, tutto è funzionale a rubare soldi a tutti i livelli.
Non sono pessimista, sono realista, consapevole che gli allarmi di oggi quando si avvereranno tra 15 anni non interesseranno più a nessuno perchè questo paese ha la memoria corta e la verità arriva tardi, ” a babbo morto”.
E’ cosi’ per ogni scelta che facciamo, ma almeno per tutte le altre scelte non ci sono danni perpetui, irreparabili e planetari.
Nel 1987 pensavo che non scegliere il nucleare ci avrebbe danneggiato la ricerca e lo sviluppo, lo penso ancora. Oggi però non nutro alcuna fiducia in chi deve guidare le scelte, troppe e troppo contraddittorie le notizie che arrivano. I sostenitori del nucleare ci spiegano che le centrali sono ovunque intorno a noi, e che importiamo energia eletrica prodotta in Francia con il nucleare: balle , ne importiamo per circa il 3% dei consumi nazionali (dati Terna).
Come posso fidarmi di chi ieri sputava sentenze contro il nucleare e oggi con la stessa sicumera sostiene il contrario senza ritegno ?
Per le nostre comodità tutti abbiamo messo in conto gli altissimi costi ambientali ed umani del progresso e del benessere (pensiamo solo a quante persone perdono la vita sulle strade), ma nessuno è disposto a rinunciare al consumo di energia.
La soluzione ? non la conosco, ma di sicuro non siamo all’altezza di iniziare oggi un percorso che altri hanno intrapreso da oltre 40 anni e che stanno abbandonando.
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Muaddip
23 marzo 2011 a 10:38 (UTC 2) Link to this comment
Per me il NO a centrali nucleari è una certezza, tanto che al referendum andrò a votare SI per abrogare la legge che questo governo sembra difendere con le unghie e con i denti anche se contemporaneamente in Giappone stanno rischiando un disastro.
I motivi sono semplici:
- Spesa di milioni di euro oggi per avere energia tra 15 anni (il 4% del necessario oggi poi)
- Materia fissile in diminuzione come quantità e in aumento come costo
- Lo smaltimento delle scorie non è sicuro tanto che tutti i siti sono temporanei
- I rischi di incidente mi sembra inutile elencarli
- Tecnologia vecchia che non si è mai realmente evoluta se non nell’inserimento di limitati accorgimenti di sicurezza.
Sarebbe il caso di puntare su altre tecnologie che potrebbero dare a parità di spesa e tempo più energia e più sicurezza.
Chi non innova è perduto.
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23 marzo 2011 a 16:15 (UTC 2) Link to this comment
Questo e’ il punto.
Fare rotta verso cosa?
Fotovoltaico?Eolico?Biomasse?Termovalorizzatori?Autotrazione a idrogeno?
Anche qui c’e’ (o ci sarebbe) tanto da lavorare, ma fin qui (a parte forse il fotovoltaico) i risultati sono modesti e poco incoraggianti, con multinazionali dell’ energia a mettere bastoni fra le ruote per ovvi interessi, con ambientalisti a cui nulla va bene, con studi fermi e poco incentivati, e con il macigno del confronto coi nostri fratelli europei coi quali competere con una gara ad handicap sui costi dell’ energia.
Il tutto condito dal fatto che noi possiamo anche rinunciare al nucleare, ma che la sicurezza rimane comunque un’ utopia visto il corollario di centrali (alcune davvero obsolete) che sono appena al di la delle alpi ad una distanza risibile in caso di incidente.
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Francesco
23 marzo 2011 a 21:31 (UTC 2) Link to this comment
Allora, l’idrogeno non è una forma di energia, ma un “carrier”, quindi da escludere.
Eolico è decisamente interessante, siamo un paese spazzato dai venti (tranne la pianura padana..) e il contrubuto potrebbe essere importante, ma ci sono sempre gli ambientalisti che dicono che deturpano il paesaggio (io li lascerei senza luce in casa!).
Termovalorizzatori sono il peggior modo per “riciclare” prodotti di scarto.
Biomasse, hanno un bel futuro, se fatte da materia da riciclare tipo rifiuto umido, scarti lavorazione, ecc.. ci saranno delle discrete potenzialità soprattutto se unite al recupero del calore derivante (quindi meno metano bruciato per riscaldare le case).
Fotovoltaico, non è da trascurare, anzi. Se sino a qualche anno fa il ritorno dell’investimento era “apocalittico”, oggi il ridursi dei costi dei pannelli, l’affinamento della tecnologia di produzione, ha portato ad avere un costo anche di 2500€/kwp, se arriviamo a 1500€/kwp vuol dire che un pannello in un anno genera “senza incentivi” 1/10 della suo costo, vale a dire, senza incentivi si paga in 10 anni. Questo è il motivo dello stop del governo, era diventato un business troppo ghiotto per gli industriali, con l’incentivo infatti i grossi impianti a terra hanno un ritorno dell’investimento molto breve, e questo fa un po’ paura…
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Muaddip
23 marzo 2011 a 21:38 (UTC 2) Link to this comment
Il punto non è fare rotta verso una possibilità, vorrebbe dire ritornare al punto di partenza.
Dobbiamo diversificare e per farlo dobbiamo intanto investire seriamente nella ricerca e poi scendere inevitabilmente a compromessi.
Sui termovalorizzatori non mi esprimo se non dicendo che l’unica cosa che valorizzano è la tasca di qualcuno e il cancro in tanti altri.
Penso che siamo solo agli inizi di energie alternative e dobbiamo provare tutte le possibilità.
Certo che non si può pretendere di fare le cose se poi lo stato sborsa quasi 150 milioni di euro per non far aumentare il biglietto del cinema di 1 euro e aumentando pure le accise (tasse) sulla benzina che forse non è ancora abbastanza cara.
Lo stato possiede poi parte di ENI e ENEL e quindi dovrebbe costringerle ad investire in ricerca alternativa e non il solito petrolio.
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