Si, No, Forse
Nei giorni passati si è tanto parlato di referendum. Le discussioni che ci sono giunte dai media, però, sono state per lo più sulla data e sul costo. Per entrare nel merito, e scoprire di cosa si tratta, ho posto alcune domande ai consiglieri comunali della Lega. Ho scelto di porre queste domande a loro perché è il loro partito che, a volte anche in modo plateale, a livello nazionale si è messo di traverso per osteggiare il referendum e sono stati tra i primi che ho sentito entrare nei dettagli dei vari punti del referendum (mettendomi quindi la pulce nell’orecchio). Risponde Magagna Lorenzo:
Tre quesiti referendari: I primi due (primo, secondo) prevedono uno spostamento del premio di maggioranza dalla “coalizione di liste” alla “singola lista” che ottiene più seggi. Vengono, inoltre, innalzate le soglie di sbarramento (fissate al 4% e 8% per Camera e Senato). Dico bene? Cosa comportano questi due cambiamenti?
Partiamo dalle soglie di sbarramento, mi sembra che uno sbarramento sia necessario per non disperdere voti in tanti partitini dello 0.000 e qualcosa. Magari uniformarli al 4%,l’8% mi sembra eccessivo. A questa parte nulla in contrario.
Il problema è il premio di maggioranza alla lista singola, perché parlando dei costi del referendum nessuno ha spiegato alla gente a cosa si può andare incontro.
Mettiamo per ipotesi che i partiti non si accorpino in 2 unici schieramenti (cosa più che probabile in Italia) e si presentino in ordine sparso alle votazioni. Il partito che ha preso più voti, prenda il 20% , con il premio di maggioranza riuscirebbe ad avere il 55% dei parlamentari .
Vi sembra una cosa corretta e democratica? A me assolutamente no. In più se trovano l’accordo con un altro 20% di parlamentari può andare a cambiare la costituzione senza passare da un referendum con appena il 40% dei consensi dei cittadini, con forti rischi di instaurare una nuova dittatura. Vi sembra democratico? A me no.
Il terzo abroga sia alla Camera che al Senato la facoltà di candidature multiple. Non è come avere le preferenze, ma evita comunque certi giochetti da parte dei partiti. Giusto?
Il terzo quesito è come dite voi. Da me è condiviso totalmente.
Pensate che questo referendum (in caso di successo del SI) apporterà miglioramenti al “porcellum”?
Il cosiddetto “porcellum” può essere sicuramente migliorato, ma non con questo referendum che porterebbe a rischio il senso stesso della democrazia.
Calderoli ha fatto un accostamento tra la legge elettorale che ne deriverebbe e la legge Acerbo, siamo davvero a questo punto?
La legge Acerbo grosso modo era questa :
“Tale legge prevedeva l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale. Ogni lista poteva presentare un numero di candidati pari ai due terzi dei seggi in palio (si noti come, per assurdo, tale meccanismo fu spacciato per democratico in quanto garantiva di converso alle minoranze un terzo dei seggi dell’assise parlamentare, anche nel caso fossero scese al di sotto del 33% dei suffragi), cioè 356 su 535, e la lista che avesse ottenuto la maggioranza con una percentuale superiore al 25% dei voti avrebbe eletto in blocco tutti i suoi candidati. I restanti 179 scranni sarebbero invece andati alle liste rimaste in minoranza, che se li sarebbero suddivisi fra loro sulla base della vecchia normativa proporzionale del 1919 .”
Con gli scenari che ho elencato prima trovo molti punti di affinità e rischio.
Sempre Calderoli dice che dietro a questa movimentazione ci sono interessi legati a rimborsi elettorali. Sarebbe ironico se facendo due conti si scoprisse che se il referendum salta lo stato ci guadagna. Ma è davvero una mera questione economica? Voi vi siete fatti un’idea di chi possa trarre vantaggio dalla riuscita di questo referendum? E chi invece ne uscirà indebolito?
Personalmente credo la questione economica sia solo un pretesto perché da dati ufficiali ho mi risulta che il risparmio da un accorpamento in unica data con le europee sia di 70-80 milioni al massimo e non i 400sbandierati da più parti.
Da questo referendum con la vittoria del si’ ,ne uscirebbero avvantaggiati sicuramente il PD e il PDL, essendo al momento i 2 partiti che possono aspirare a vincere delle consultazioni elettorali da soli e accaparrarsi il premio di maggioranza.
Ne uscirebbe indebolita l’essenza stessa della democrazia.
La polemica sull’election day è stata molto pressante. Si è scoperto che la democrazia costa. In un altro contesto sarebbe stato possibile accorpare referendum ed elezioni?
In nessun contesto si potrebbe accorpare referendum ed elezioni per il semplice motivo che c’è una legge costituzionale che vieta l’accorpamento di referendum a elezioni di carattere politico proprio per evitare che la consultazione politica possa alterare in qualche modo il risultato referendario,proprio per questo dal 1946 ad oggi non si sono mai svolti referendum lo stesso giorno di altre elezioni.
Ai commenti dei lettori qualsiasi ulteriore approfondimento o analisi dell’argomento.