Code elettorali
Tu. Si, proprio tu, sto parlando con te.
Tu, che hai ancora la scheda elettorale illibata, spoglia da qualsiasi timbro.
Ma anche tu, che una volta arrivato di fronte alla tua sezione, ti sei messo in fila al seggio con meno gente, pensando di poter scegliere la coda come fossi alla cassa della Coop.
O tu, che una volta prese le schede elettorali ti sei stupito, credendo che ce ne fosse solo una, e invece te ne sei trovato in mano due.
Tu, che appena dentro la cabina elettorale ti sei affacciato, tra la tensione di scrutatori, segretario e presidente, chiedendo come dovevi votare, e “per cosa si votava”.
E magari sempre tu, che due giorni dopo, di fronte alla notizia scoperta per caso che saresti dovuto tornare a votare la settimana seguente perché “c’è il ballottaggio”, hai risposto “eh, che bello! Cos’è? Una festa?”. Chissà, forse, una volta scoperto che le “liste” non erano per l’ingresso alla serata, ci sei pure rimasto male.
Ecco. Tu, proprio tu, sei un elettore mai nato.
E guarda che è non è difficile esserlo, sei in buona compagnia.
Perché per essere un elettore mai nato non è necessario non essere mai andato a votare.
È un elettore mai nato anche chi a votare ci va’, e magari ci va’ ogni volta, ma senza sapere per che cosa si vota, o senza sapere per chi vota, per che idee vota, per che programma vota.
Mettendo una croce per qualcuno così, a sentimento, per abitudine, seguendo un consiglio, o ancor peggio una moda.
Ecco, questa lettera è dedicata proprio a te.
Dovresti provare a presentarti in un seggio elettorale in uno di quegli orari assurdi, non quelli con più ressa, come dalle 10 alle 12 o dopo le 18 della domenica, ma quegli orari come le 6.50 del mattino, quando il seggio non è ancora aperto, o le 14.
È in questi orari che vedi chi del voto ha veramente capito il significato.
Gli anziani.
Arrivano alla spicciolata, sulle loro bici vecchie, ma sempre curate, o a piedi, con il passo un po’ incerto, magari appoggiandosi ad un bastone. E pensare che “armi e bastoni” non potrebbero neanche essere portati dentro ad un seggio elettorale. Che facciamo, glieli facciamo lasciare fuori?!
Sono vestiti eleganti, con giacca e cravatta, e tengono il loro cappello stretto in mano. Ti danno del lei, chiunque tu sia. Perché anche se sei solo uno scrutatore, in quel momento rappresenti lo Stato. E per loro, lo Stato, quello con la “esse” maiuscola, ha ancora un senso.
Si infilano gli occhiali, quelli con le montature pesanti all’inverosimile e le lenti ormai opache dal tempo, ed entrano nella cabina. E lì fanno il loro dovere.
Perché per loro il voto, più che un diritto è un dovere. Anzi, è IL dovere, di onorare un diritto che hanno conquistato con il sudore.
E se la tua tessera elettorale è vuota, o è piena di timbri, ma in realtà è come non ci fossero, è perché forse quel voto non lo hai veramente mai sentito, perché non te lo sei dovuto guadagnare, sudare, non hai faticato per averlo, non te lo sei conquistato.
Di fatica non ne hai mai fatta, non hai mai sperimentato come fosse non votare, subire senza fiatare tutte le decisioni che venivano dall’alto, da un alto che per giunta magari non avevi neanche scelto tu.
Quindi, forse è il caso di trovare altre motivazioni che spingano alla fatica del voto.
Ed è strano pensare come sia facile trovarne per fare più di un’ora di coda ogni domenica d’estate per andare ai Lidi, e non le si trovi per un voto che ci prende mezz’ora all’anno.